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S.Natale | Messa del Giorno | Omelia

DIOCESI DI TRIESTE

 

NATALE DEL SIGNORE

 

+ Giampaolo Crepaldi

Arcivescovo-Vescovo

25 dicembre 2011

 

 

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

1.         Oggi celebriamo il Natale di Gesù Cristo, la venuta di Dio sulla terra, la nascita del Redentore e del Salvatore dell’umanità, con la matura consapevolezza che “…non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati” (At 4, 12). La liturgia della Parola di questa messa del giorno di Natale ci offre la possibilità di meditare sul vero significato del Natale di Gesù Cristo. Il profeta Isaia, nella prima lettura, invita il popolo alla gioia e alla consolazione, perché il Signore è venuto, il salvatore promesso è arrivato, colui che era stato annunciato dai profeti e atteso dalle genti è nato. Con la nascita del Messia “tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is 52,10). La lettera agli Ebrei afferma che Gesù è stato costituito erede di tutte le cose, che il mondo è stato creato per mezzo di Lui, che Egli sostiene tutto con la potenza della sua parola (Eb 1,3). San Giovanni, infine, accanto alla solenne affermazione che il Verbo si fece carne, ci ricorda subito l’opposizione che la luce incontrerà venendo nel mondo, nonché l’ostilità che i suoi gli opporranno: “la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta;… venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv1,10-11). La contraddizione tra l’annuncio di gioia del profeta e il richiamo alla realtà dell’evangelista è stridente. Il Santo Padre Benedetto XVI ci indica la strada per superare le strettoie di questa paralizzante contraddizione: “Se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione “illuminata”. Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire…. il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere” (Omelia del Natale, 24 dicembre 2011)

 

2.         Carissimi fratelli e sorelle, il Natale è una buona notizia di pace e di salvezza: quel bambino povero, che dorme nella mangiatoia di una squallida stalla – perché non s’era trovato per lui altro posto – è l’unico Salvatore del mondo, è il Messia annunciato dai profeti, è il Figlio di Dio venuto a liberarci dalla lebbra del peccato, dalla droga dell’egoismo, dal tunnel buio e freddo della morte. Se ci lasciamo raggiungere da questo messaggio, anche noi come i pastori veniamo investiti dal canto degli angeli che risuona sulla grotta di Betlemme: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore!”. Siamo amati dal Signore: questa è la vera, grande, buona notizia del Natale. A Natale facciamo festa perché Dio Padre ci ha dato senza condizioni e senza calcoli la sua grazia – il suo amore totalmente gratuito – con la nascita di suo Figlio in mezzo a noi. Saperci scelti, chiamati, benedetti… Dunque non siamo stati gettati sulla terra da un destino cieco e dispotico. No, siamo stati pensati, voluti, e perciò amati da Dio. La prova? È questa: Dio Padre – che per crearci ci ha regalato tanti beni – per salvarci ci ha donato il suo bene più caro: suo Figlio. Quel bambino, il Figlio di Dio, è ormai tra noi per sempre, è definitivamente nostro, e noi siamo suoi. E’ un mistero che dà le vertigini: la fede cristiana ci comunica l’appartenenza incrociata di Dio che si fa figlio dell’uomo e dell’uomo che diventa, con il battesimo, figlio di Dio. Ormai niente e nessuno può separare ciò che Dio ha congiunto. E mai più saremo condannati a disperarci di essere di carne, e quindi fragilissimi, se la carne è diventata la casa dell’Emmanuele, il Dio-con-noi. E così non solo ci è consentito il sogno, ma ci viene effettivamente garantita la certezza più impensabile: che anche il dolore più atroce può diventare luogo dell’amore, e anche l’abisso della nostra miseria morale può accogliere la misericordia, e anche la disperazione più nera può tramutarsi nella speranza più viva.

3.         Carissimi fratelli e sorelle, il Natale del Signore Gesù è un evento di amore, senza data e senza tempo. E’ stato scritto da un autore medioevale, il benedettino Ruperto di Deutz, che, con la Sua nascita, Gesù cambiò le molte parole degli scrittori biblici in un’unica parola: amore. Alla coltivazione dell’amore e della bontà ci invita anche il Santo Padre Benedetto XVI che accompagnò l’accensione dell’albero di Natale di Gubbio con queste significative parole: “Ciascuno sia una luce per chi gli sta accanto; esca dall’egoismo che spesso chiude il cuore e spinge a pensare solo a se stessi; doni un po’ di attenzione all’altro, un po’ di amore. Ogni piccolo gesto di bontà è come una luce di questo grande albero: insieme alle altre luci è capace di illuminare l’oscurità della notte, anche quella più buia”. Di una rinnovata coltivazione dell’amore e della bontà abbiamo tutti bisogno in un tempo segnato da numerose difficoltà dovute alla crisi economico-finanziaria che sta pesantemente colpendo numerose famiglie, lavoratori e giovani, ai quali va la nostra solidarietà umana e cristiana. Di una rinnovata coltivazione dell’amore e della bontà abbiamo bisogno per dare valore e speranza al nostro vivere civile che, nella nostra città di Trieste, è stato funestato, in questo anno, dalla tragica morte di due giovani: Giovanni Novacco e Francesco Pinna. Nei confronti dei giovani dovrà intensificarsi la nostra premurosa attenzione. Di fronte alle tante difficoltà, molti sono gli interrogativi che avvertiamo nel nostro cuore. L’uomo progredisce oppure sta degradando la sua umanità? Che cosa sta prevalendo nel mondo, il bene sul male o il male sul bene? Cresce fra gli uomini la vera giustizia e l’equità, il rispetto dei diritti di ogni persona umana e di ogni popolo? A questi interrogativi del cuore risponde l’evento santo del Natale del Signore Gesù: “Non temete:… oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11). Non la paura, ma la fiducia, la speranza, la bontà e l’amore solidale dobbiamo pertanto coltivare, perché il Natale ci dona l’umile ed incrollabile certezza che ora e per sempre “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini”.

Buon Natale a tutti!

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