Ordinazioni

La Diocesi in festa per il nuovo presbitero e i nuovi diaconi

DIOCESI DI TRIESTE

ORDINAZIONE PRESBITERALE
DON DAVIDE ZANUTTI

ORDINAZIONE DIACONALE
DOMENICO DE FILIPPI E MARIJO VARGA

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 25 giugno 2016

 

Fratelli nel sacerdozio, carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

1.         Tutti insieme vogliamo esprimere la nostra viva gratitudine al Signore per la bontà che dimostra verso la sua Chiesa che è in Trieste, facendole dono di un sacerdote, don Davide Zanutti, e di due diaconi, Domenico De Filippi e Marijo Varga. Una gratitudine che desidero sia partecipata dalla nostra Chiesa diocesana ai genitori, ai parenti e agli amici dei candidati, ai loro parroci e a tutti i sacerdoti che, in vario modo e in varie occasioni, hanno collaborato per la loro preparazione, accompagnandone il cammino fino ad oggi, giorno della loro ordinazione. Tutti, quindi, siamo chiamati a gioire nel constatare come il Signore continui, con premura e provvidenza divine, ad amare la nostra Chiesa, rendendola ricca di un nuovo presbitero e di due diaconi che, attraverso l’antico rito dell’imposizione delle mani e della preghiera consacratoria del Vescovo saranno tra poco configurati a Cristo che li ha chiamati a servire il Suo popolo.

2.         Carissimi don Davide, Domenico e Marijo, il brano del Vangelo di Luca che è stato scelto per questa solenne celebrazione si apre con un versetto che descrive il viaggio di Gesù verso Gerusalemme, passando per i villaggi dei samaritani, abitati da un popolo che, pur avendo legami di sangue con i giudei, era da essi considerato alla stregua dei gentili. In questo itinerario è significata la Sua volontà di non confinare il suo annunzio negli stretti confini di Israele ma di farlo giungere a tutta l’umanità. Dopo l’episodio dei samaritani, l’evangelista Luca si sofferma su tre racconti riguardanti la sequela. Il primo ci parla di un tale il quale manifesta la ferma decisione di seguire Gesù dovunque egli vada. La risposta di Gesù ha l’impronta di una sentenza sapienziale: “Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (vv. 57-58). Prima di decidersi a seguire Gesù l’interlocutore deve riflettere seriamente, perché si tratta di una scelta che implica privazioni, rischi, mancanza di sicurezze terrene. Una vita comoda e tranquilla non si addice a chi intende mettersi al suo seguito. Il secondo racconto ci parla di Gesù che si rivolge a un personaggio con l’invito: “Seguimi!”. Il personaggio in questione tentenna, perché desidera prima adempiere a tutti i doveri connessi con la sepoltura del padre. Tutte queste incombenze erano rese obbligatorie dal quarto comandamento, che prescrive di onorare il padre e la madre. Ma Gesù risponde: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu vai e annunzia il regno di Dio” (vv. 59-60). Mettendosi al seguito di Gesù il discepolo ha scelto la «vita» e non deve più immischiarsi in faccende che riguardano coloro che sono ancora spiritualmente «morti». Gesù considera quindi la sequela come un impegno talmente decisivo e radicale da far passare in secondo ordine persino gli obblighi più importanti e i legami familiari più stretti. Il terzo racconto riguarda un tale che si rivolge a Gesù dicendogli: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa” (v. 61). Egli si impegna a seguirlo, ma prima chiede di potersi accomiatare da quelli di casa sua. Ma Gesù risponde: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (v. 62). L’urgenza del regno di Dio non ammette lentezze e ripensamenti, ma esige un cammino deciso e rettilineo. L’aratore che si volta indietro si distrae e non può tracciare solchi dritti nel suo campo. Così chi si lascia distrarre dagli interessi terreni non può entrare nel regno di Dio.

3.         Carissimi don Davide, Domenico e Marijo, il brano del Vangelo di Luca delinea il profilo spirituale di quella che dovrà essere la vostra vita sacerdotale e diaconale: essere in Cristo, essere di Cristo, essere per Cristo con tutta la vostra vita e per sempre. Questa esclusività e centralità cristologiche sono la condizione per rendere solido e fecondo anche il vostro futuro ministero nella e per la Chiesa. Se in una vita sacerdotale e diaconale si perde questa centralità di Cristo, si svuota passo passo anche lo zelo e lo slancio della missione. Quando si pongono al centro altre cose viene meno quel centro cristologico che dà senso al tutto e lo riconduce all’unità. Viene meno il fondamento della vita sacerdotale e diaconale. Stando con Cristo invece, voi siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra. Chi vi incontra, può incontrare la luce di Cristo, la sua sapienza, il suo senso pieno di vita. Siete ordinati sacerdoti e diaconi per annunciare Cristo Risorto, speranza del mondo, diventandone sempre più testimoni convinti e coerenti. La missione e il mandato che riceverete tramite il rito dell’imposizione delle mani e della preghiera consacratoria del Vescovo, dovrà concretizzarsi soprattutto in uno slancio di carità pastorale verso le persone, soprattutto quelle che sono bisognose di misericordia e desiderose di conoscere il Signore e la Sua Parola di salvezza. Dove il Vescovo vi manderà, sereni e gioiosi di servire il Signore nell’obbedienza, siate sempre pronti a preparare per tutti la mensa della parola, quella del perdono e della riconciliazione e quella eucaristica: lì si manifesta in pienezza l’amore misericordioso di Dio, l’amore che salva e che libera, l’amore che rende nuovo tutto e che dà senso al vivere umano.

4.         Carissimo don Davide, tra pochissimo sarai ordinato presbitero, dopo un lungo e, in alcuni momenti, doloroso cammino di avvicinamento a questo giorno. La Chiesa ha considerato qualche tua sofferta problematica non un handicap per il tuo ministero, ma una preziosa opportunità da far valere anche sul piano pastorale, rendendoti pronto al accogliere e ad accompagnare, nella direzione indicata dal Vangelo di Gesù, soprattutto le persone che sono state ferite dalle tante e, spesso, drammatiche vicissitudini della vita. Sii per loro un sacerdote pieno di pazienza, di bontà, di misericordia e di pietà evangeliche. Carissimo Domenico, giunto a Trieste con il desiderio di una vita eremitica, eccoti chiamato a servire questa Chiesa, ora da diacono e poi da sacerdote, testimoniando che solo Dio conta e che senza di Lui i conti non tornano. Sii per tutti un esempio di preghiera, da vivere in quella esclusiva ed eremitica intimità che i Vangeli ci hanno trasmesso quando raccontano che Gesù cercava spesso luoghi solitari per stare con il Padre. Carissimo Marijo, che sei giunto a Trieste per coronare il sogno di condividere con altri fratelli e sorelle l’esperienza spirituale di adoratore della Santissima Trinità, cerca incessantemente di rivolgere il tuo cuore all’Amore trinitario come alla sorgente inesauribile di ogni grazia e di ogni comunione. È là che nasce ogni autentica forma di fraternità e sororità cristiane.

5.         Carissimi don Davide, Domenico e Marijo, siete ordinati nell’anno del Giubileo della Misericordia, quindi, nel vostro ministero presbiterale e diaconale  sentitevi in modo particolare testimoni e annunciatori della misericordia di Dio. A tutti i partecipanti a questa santa liturgia, ai presbiteri e ai diaconi di Trieste, ma a voi, soprattutto, consegno queste parole di Papa Francesco:“Misericordia è la via che unisce Dio all’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati sempre e nonostante il limite del nostro peccato” (Papa Francesco, Bolla di indizione del Giubileo straordinario Misericordiae Vultus, n.2). Guardate sempre alla Vergine Santissima che Gesù ci ha donato come madre, ricordando che il prete e il diacono non devono portare qualcosa o qualcuno e tantomeno se stessi, ma, come la Vergine Madre, devono portare il Signore Gesù e solo Lui. Tutto il resto è, e sarà, una salutare conseguenza. Contate sul vescovo, sul presbiterio, sulle vostre comunità. Noi contiamo molto su di voi.

don Davide

Diaconi