1 maggio

Celebrazione eucaristica per il mondo del lavoro

DIOCESI DI TRIESTE

SANTA MESSA PER IL MONDO DEL LAVORO

+ Giampaolo Crepaldi

Sant’Antonio Taumaturgo, 1 maggio 2017

 

Distinte Autorità, carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre,

1.        In occasione del 1 maggio, giornata tradizionalmente dedicata al mondo del lavoro, la Chiesa ci invita a fare memoria di San Giuseppe lavoratore, per invocare la sua protezione sui lavoratori e le loro famiglie e per seguire il suo esempio: in situazioni difficili e complesse, San Giuseppe riuscì ad essere fedele alla sua vocazione di padre di Gesù, di sposo di Maria, di lavoratore per mantenere la sua famiglia. Per questa circostanza, i Vescovi italiani hanno proposto un loro Messaggio che ci ricorda che “Il lavoro costituisce una delle frontiere dell’evangelizzazione sin dagli inizi del cristianesimo”. Frontiera a cui prestare grande attenzione anche al giorno d’oggi perché il lavoro “rimane un’emergenza nazionale” e anche “per tornare a guardare con ottimismo al proprio futuro, l’Italia deve mettere il lavoro al primo posto”. In questa prospettiva, si colloca il cammino verso la 48ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si svolgerà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre sul tema: Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale.

2.        Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, uno dei problemi più seri, problema che riguarda anche i giovani della nostra Trieste, è la mancanza di lavoro. In Italia ci sono oggi 8 milioni di persone a rischio di povertà, spesso a causa di un lavoro precario o mal pagato e più di 4 milioni di italiani in condizione di povertà assoluta. Ma al di là dei numeri, in gioco ci sono le vite concrete delle persone, con “le storie dei giovani che non trovano la possibilità di mettere a frutto le proprie qualità, di donne discriminate e trattate senza rispetto, di adulti disoccupati che vedono allontanarsi la possibilità di una nuova occupazione, di immigrati sfruttati e sottopagati”. La soluzione dei problemi economici e occupazionali – così urgente nell’Italia di oggi – non può essere raggiunta senza una conversione spirituale che permetta di tornare ad apprezzare l’integralità dell’esperienza lavorativa. Non sarà possibile nessuna reale ripresa economica senza che sia riconosciuto a tutti il diritto al lavoro e promosse le condizioni che lo rendano effettivo (Costituzione Italiana, art.4).

3.        Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, non solo la mancanza di lavoro è un grave problema che interpella fortemente le Istituzioni, il mondo imprenditoriale e sindacale, ma ancor più grave è la perdita progressiva del senso del lavoro, questione opportunamente evidenziata dalla Lettera che la nostra Commissione Diocesana per i problemi sociali e il lavoro – che ringrazio sentitamente – ha inviato al mondo del lavoro. Quello che qui mi interessa sottolineare è il fatto che, in genere, il lavoro viene affrontato solitamente a prescindere dalla famiglia e dalle sue esigenze, come se i lavoratori e le lavoratrici non fossero anche mariti e mogli, padri e madri, come se non fossero inseriti in o non avessero una famiglia. Dal divorzio tra famiglia e lavoro, frutto di impostazioni ideologiche obsolete ma dure a morire, bisogna invece giungere a un nuovo e fecondo matrimonio che inspiri opportunamente le scelte morali, culturali e politiche del nostro Paese, della nostra Regione e del nostro Comune. Non è la famiglia per il lavoro, ma è il lavoro per la famiglia e per la sua promozione. Chi ignora, chi rende fragile, chi mina e boicotta la famiglia non solo rende un tributo indebito a ideologie disumanizzanti, ma, di fatto, rende fragile, anche sullo stretto piano di una corretta razionalità economica, lo stesso lavoro. In questo contesto una parola chiara va detta sul lavoro delle donne che va considerato sempre in funzione delle loro esigenze famigliari. E una parola chiara va detta anche sul lavoro domenicale che sta facendo sparire dall’orizzonte della nostra cultura e civiltà il concetto antropologicamente denso e umanizzante della festa – festa della famiglia, dei bambini… – per sostituirlo con quello disadorno del tempo libero, spesso fonte di alienazioni e frustrazioni.

4.        Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, inizia quest’oggi il mese di maggio che la tradizione cattolica della pietà popolare ha dedicato alla devozione alla Vergine Maria. Sono pertanto ad invitarvi ad intensificare la preghiera alla Madonna con la recita del Santo Rosario, affinché protegga le nostre famiglie e tutti gli uomini e le donne del lavoro, i nostri bambini, i giovani, gli anziani e la nostra città. In questo mese poi, presso il Santuario di Monte Grisa, prenderanno il via le celebrazioni per il centenario delle apparizioni di Fatima, dove la Madonna chiese ai tre pastorelli Francesco Giacinta e Lucia, in un momento storico drammatico per la virulenza della prima guerra mondiale e per l’instaurarsi in Europa di regimi atei, un impegno straordinario di riparazione dei peccati e di conversione dal peccato personale e sociale. Indicazioni spirituali ancora attualissime che, come Diocesi di Trieste per il forte legame che lega Fatima e Monte Grisa, cercheremo di vivere con particolare generosità e intensità, seguendo le sollecitazioni e le iniziative che  verranno proposte. A Maria, Madre nostra dolcissima, chiediamo la grazia della salute delle nostre anime e dell’anima della nostra città di Trieste.