Assunzione

Solennità di Maria Assunta in Cielo

DIOCESI DI TRIESTE

SOLENNITÀ DI MARIA ASSUNTA IN CIELO

+ Giampaolo Crepaldi

Repentabor-Monrupino / Muggia Vecchia, 15 agosto 2017

Carissimi fratelli sorelle,

1.         Con la festa odierna si conclude il ciclo delle più significative celebrazioni liturgiche attraverso le quali la Chiesa esalta e canta la Santa Vergine Maria, celebrazioni che sintetizzano il suo ruolo nella Storia della salvezza: l’Immacolata, l’Annunciazione, l’Assunzione. Con la festività dell’Immacolata la Chiesa celebra l’intatta e creaturale bellezza di Maria, la Panaghia, la Tutta santa, la Tota Pulchra, mai sfiorata dal peccato. Con la festività dell’Annunciazione la Chiesa celebra il della Vergine Maria, con il quale ha offerto nel suo grembo la carne umana al Figlio di Dio, divenendo la Madre di Dio, la Theotokos. Con la festività dell’Assunta la Chiesa celebra in Maria e con Maria la ritrovata integrità, che ci consente di contemplare nella sua Assunzione al Cielo ciò che siamo chiamati a raggiungere al termine del nostro cammino esistenziale sulla terra. A questo riguardo, San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Redemptoris Mater, scrisse queste penetranti riflessioni: “…nella sua assunzione al cielo, Maria è come avvolta da tutta la realtà della comunione dei santi, e la stessa sua unione col Figlio nella gloria è tutta protesa verso la definitiva pienezza del Regno, quando ‘Dio sarà tutto in tutti’”.

2.         Carissimi fratelli e sorelle, le letture bibliche che la Chiesa ci propone per l’odierna solennità ci orientano verso una profonda comprensione del mistero santo dell’Assunzione di Maria. La prima lettura, tratta dal capitolo 12 della Apocalisse, è una splendida profezia simbolica: “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle” (v. 1). Per la Liturgia odierna l’Assunta è quella Donna definitivamente vittoriosa. È ancora Lei che viene cantata nel Salmo responsoriale, Lei Regina che sta alla destra del Re, suo Figlio, nello splendore delle sue vesti di Sposa. Nella seconda lettura, san Paolo afferma che nella risurrezione di Cristo sono coinvolti tutti gli uomini, come il primo Adamo li aveva tutti coinvolti nella morte, conseguenza del peccato originale. In questa ottica, la fede della Chiesa, maturata attraverso secoli di riflessione, è approdata nel 1950 al dogma della Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria, prima redenta e prima partecipe della risurrezione del Figlio. Nel brano del Vangelo di Luca abbiamo sentito risuonare l’esultanza del magnificat di Maria: “L’anima mia magnifica il Signore… Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente” (vv. 46 e 49). Veramente grandi cose si sono realizzate in Maria, ma non soltanto in Lei, perché in ogni uomo redento si stanno compiendo le meraviglie frutto della Pasqua del Signore. Mentre nell’Assunzione di Maria le contempliamo già realizzate, esse sono per noi garanzia dello stesso pieno compimento che un giorno sarà nostro nella Gerusalemme del cielo.

3.         Carissimi fratelli e sorelle, la gioiosa e consolante contemplazione di Maria assunta in cielo, non ci deve far dimenticare che quella meta finale è preceduta dal tempo presente che viviamo qui sulla terra, tempo sempre carico di dolore, di sofferenza, di persecuzione e di lotta. Se l’Assunzione di Maria è il frutto della Pasqua di risurrezione del Signore, è bene avere piena e matura consapevolezza che quella Pasqua di luce è maturata in un tenebroso Venerdì che fece da cornice alla sua condanna, alla sua crocifissione e alla sua morte. Ad offrirci un autorevole appiglio in questo senso, c’è una frase che abbiamo ascoltato quando è stato proclamato il brano preso dal libro dell’Apocalisse: “Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito” (12,4). Che cosa intende comunicarci questa frase? È del tutto evidente che qui si parla di uno scontro fra la donna-sorgente della vita ed il serpente antico, cioè Satana. Scontro che ha attraversato tutta la storia e che continua, configurandosi come lo scontro fra la vita che il Signore Risorto ci dona e la morte che Satana continua ad alimentare nella storia umana.

4.         Carissimi fratelli e sorelle, sarebbe insensato se, oltre al doveroso e convinto valore del dialogo e dell’apertura al mondo, l’esperienza cristiana non coltivasse anche il senso dello scontro che si consuma lungo il tempo della storia umana È uno scontro che si manifesta in due ambiti precisi: nel cuore di ciascuno di noi nella sua dimensione soggettiva ed interiore e nella cultura e nelle istituzioni nella sua dimensione oggettiva ed esteriore. È lo scontro che, in maniera plastica e sintetica, san Giovanni Paolo II individuava fra la cultura della vita e la cultura della morte. Recentissimamente ne abbiamo avuto prova eloquente con la tragica vicenda del bambino Charlie Gard, ma anche con il numero sconvolgente di uccisione di donne e con le crescenti e intollerabili disparità economiche e con le ingiustizie verso i poveri. Il nodo centrale di questo scontro riguarda la dignità e il valore della persona umana ed è riscontrabile nel tentativo di togliere Dio dall’orizzonte dell’uomo con l’esito di sviare l’uomo stesso dal suo destino eterno, di intorpidirlo nel suo desiderio di beatitudine, di degradarlo dalla sua regale condizione di cittadino dell’eternità. Ecco perché dobbiamo assiduamente pregare: “fa che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni”. Senza l’adesione ai beni eterni, i beni terreni rischiano di tramutarsi in mali disastrosi per l’uomo. Tuttavia, la celebrazione del mistero dell’Assunta deve generare in ciascuno di noi la certezza che, in Cristo, la distruzione dell’uomo a cui assistiamo non avrà la partita vinta, perché, come afferma la Parola santa dell’Apocalisse, “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo” (12,10). In Maria assunta in Cielo si compie infatti la potenza di Cristo: per questo l’Assunta è segno e fonte di consolazione e di sicura speranza.