porzus

25° anniversario dello scoprimento dell’evento mariano di Porzûs

DIOCESI DI TRIESTE

25° ANNIVERSARIO DELLO SCOPRIMENTO DELL’EVENTO DI PORZÛS

+ Giampaolo Crepaldi

Porzûs, 3 settembre 2017

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        Ringrazio sentitamente il vostro parroco don Vittorino Ghenda per avermi invitato a condividere con voi gli eventi che qui avvennero l’8 settembre del 1855 e che videro protagoniste, da una parte, la Vergine Maria e, dall’altra, Teresa Dush, una semplice, povera e umilissima fanciulla di dieci anni di Porzûs. A Lei, la Madonna consegnò un messaggio molto importante e significativo da trasmettere a tutto il popolo: “Santificate le feste, non bestemmiate, osservate i digiuni e le vigilie, recitate con fede e amore il rosario“; e, in una successiva apparizione, le stampigliò sul dorso della mano sinistra una piccola croce – che porterà tutta la vita – lucida come l’oro, che, nel tempo, divenne prima rossa e poi bianca. Qui, in questo luogo benedetto dalla presenza materna di Maria, sono giunti innumerevoli pellegrini a manifestare alla Madonna la loro devota venerazione con la preghiera e con l’invocazione di grazie e qui sono giunti anche diversi Vescovi dell’Arcidiocesi di Udine che, con i loro interventi, hanno dato valore ecclesiale agli eventi che sono avvenuti nella seconda metà dell’800′, incoraggiando la pietà mariana. Anche noi oggi, guidati dal luminoso esempio di vita cristiana che ha contraddistinto per tutta la vita Teresa Dush, siamo oggi qui riuniti per pregare la Madonna e per fare tesoro del suo messaggio.

2.        Carissimi fratelli e sorelle, il messaggio della Vergine Maria, apparentemente scontato nella sua disarmante semplicità, è invece un messaggio forte e impegnativo. Esso ci chiede due cose che, di fatto, sono essenziali per la nostra esperienza di fede e sono di grande e attuale valore spirituale. In primo luogo, con l’invito a santificare le feste e a non bestemmiare, la Madonna ci chiede di dare a Dio il primo posto nella nostra vita personale e nella vita collettiva. Purtroppo e in maniera crescente, al giorno d’oggi, tutto sembra svolgersi come se Dio non esistesse, come se potessimo farcela senza di Lui, come se la Sua regalità sulle nostre anime, sulle nostre vite e sulle vite di tutti fosse un peso di cui liberarsi e non una grazia di cui far tesoro. La verità è che senza Dio siamo come un treno costretto ad andare avanti senza sapere dove stiamo andando. È questo il dramma che, sul piano di tante persone e delle nostre società occidentali – Italia compresa -, si sta consumando. Benedetto XVI scrisse: «Mentre nel passato era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone». Si tratta di una situazione difficile e inedita, che richiede da parte di tutti noi generose risposte di fedele e coerente testimonianza cristiana, di nuova evangelizzazione delle menti e dei cuori e di nuova missionarietà per portare gli uomini e le donne del nostro tempo all’incontro salvifico e liberante con Gesù.

3.        Carissimi fratelli e sorelle, in secondo luogo, la Vergine Maria chiese a Teresa Dush di pregare il Rosario. Questa preghiera ha accompagnato la vita sia di gente comune sia di personaggi e artisti famosi. Nella parte mediana del grande affresco del Giudizio universale della Cappella Sistina, dipinto da Michelangelo tra il 1536 e il 1541, spicca un particolare: uno dei risorti porge con la mano sinistra la corona del Rosario a un uomo e a una donna per aiutarli a salire in Paradiso, aggrappandosi ad essa. Con questa raffigurazione pittorica, che nell’insieme del capolavoro michelangiolesco è un piccolo particolare, l’artista ha espresso la convinzione che il Rosario è una preghiera importante per ottenere la salvezza eterna. Nella casa di Alessandro Manzoni a Milano, appesa in capo al letto si vede ancora oggi la sua corona: la recitava abitualmente. Nel suo romanzo I promessi sposi, Lucia, nel momento più drammatico della sua vita, tira fuori di tasca la corona e recita il Rosario (capitolo 21), e mentre lo sgrana sente spuntare e crescere nel cuore la fiducia e un’improvvisa speranza. Alcide De Gasperi, nelle Lettere dalla prigione scritte alla moglie quando fu arrestato dai fascisti, dice che gli fu di sostegno spirituale la preghiera del Rosario, che nei primi giorni recitava «come poteva», cioè senza la corona. Poi la moglie gli inviò una corona del Rosario: lui lo recitava alla sera pensando che verso quell’ora anche la moglie e le sue bambine erano in preghiera e allora – così scriveva – «il mio spirito si inginocchia con voi». Secondo la bella espressione del beato Bartolo Longo, il Rosario è «catena dolce che ci rannoda a Dio».

4.        Cari fratelli e sorelle, giungendo qui in questa fausta circostanza, ognuno di noi ha qualcosa da implorare da Maria. Facendo tesoro del suo messaggio consegnato a Teresa Dush, vogliamo, soprattutto, invocare da Lei le grandi grazie che ci fanno crescere nella conoscenza e nell’amore a Gesù. Lei ci ha portato Gesù, e noi non andremo a Gesù se non portati da lei. È dalle braccia materne di Maria che Gesù passerà alle nostre braccia ed entrerà nel nostro cuore. Papa Benedetto XV scrisse che «Maria è la fontana e il fiume celeste donde passano e giungono fino all’abisso della miseria umana le acque di tutti i doni (di Dio) e di tutte le grazie». In questo momento, ci rivolgiamo fiduciosi a Lei, per chiedere:
– la grazia della salute delle nostre anime affinché, liberate dal peccato attraverso il sacramento della Riconciliazione, possono vivere costantemente in comunione con l’Amore trinitario nella fedeltà alle promesse battesimali e al Credo;
– la grazia del rinnovamento spirituale per la Chiesa nella fede, nella speranza e nella carità cristiane;
– la grazia della salute per le nostre famiglie che, con le crescenti separazioni e i divorzi, vivono la stagione pericolosa dell’instabilità e per le coppie di sposi la grazia della indissolubilità, la grazia di un’apertura e di un amore incondizionato alla vita, del rispetto reciproco, dell’attenzione educativa verso i figli, dell’affettuosa partecipazione ai bisogni di quanti sono anziani;
– la grazia della salute per i nostri malati, pregando la Madonna di donare a loro la piena adesione alla volontà di Dio;
– la grazia della salute per le nostre città e territori che vivono i giorni travagliati dell’incertezza per la mancanza di lavoro che colpisce molti giovani;
– la grazia che tutti possano incontrare Dio che è la fonte amorosa e misericordiosa della nostra salvezza: senza Dio non si va da nessuna parte.

5.        Carissimi fratelli e sorelle, nell’Ave Maria diciamo “Tu sei benedetta fra tutte le donne”, perché Maria è la creatura che ci precede tutti, e rimane ineguagliabile. Maria è anche Madre nostra. Ed è perché è Madre nostra che nell’Ave Maria le diciamo ancora: “prega per noi peccatori”. Di questa Madre di Cristo, abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno in continuazione della sua intercessione di Madre, lungo l’arco di tutta la vita: “adesso e nell’ora della nostra morte”. Alla sua materna protezione affidiamo le nostre vite.