Diaconi

In Cattedrale l’ordinazione diaconale di Ivica Čona, Pietro Giassi, Tomaž Kunaver e Ermenegildo Barbetti

DIOCESI DI TRIESTE

ORDINAZIONE DIACONALE

Ermenegildo Barbetti, Ivica Čona, Pietro Giassi e Tomaž Kunaver

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 11 novembre 2017

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

1.        La nostra Chiesa diocesana vive oggi una giornata che il Signore, con il suo amore, ha reso ricca di gioia e di speranza per l’ordinazione diaconale di quattro suoi figli: Ivica Čona, Pietro Giassi, Tomaž Kunaver e Ermenegildo Barbetti. Quella della Chiesa è anche la gioia dei loro genitori e delle loro famiglie che, in questi lunghi anni di preparazione, li hanno accompagnati con trepidazione, con la preghiera e con la generosa disponibilità di offrirli al Signore. A nome di tutta la Diocesi esprimo a loro tutta la più profonda gratitudine. È anche la gioia dei loro Superiori di Seminario – Mons. Janez, don Giorgio e don Francesco – che li hanno seguiti e formati con amorevole dedizione, portandoli fino a questo importante giorno della loro vita. Anche a loro va la gratitudine del Vescovo e di tutta la comunità diocesana. È anche la gioia del Cammino neocatecumenale che ha avuto il merito di incentivare in loro la chiamata del Signore, rafforzandola poi all’interno delle varie comunità in una crescita solida e costante della loro adesione personale a Cristo Signore. Anche al Cammino va la gratitudine del Vescovo e della Chiesa di Trieste. È anche la gioia di questi nostri fratelli che avvertono oggi di dover essere particolarmente grati al Signore che li ha scelti con amore imperscrutabile, ma immenso e avvincente. Quella di tutti noi è gioia cristiana, che è tale perché si alimenta di fede e alimenta la speranza: in un mondo che ha perduto la direzione di marcia, vedere quattro giovani che si dedicano totalmente al Signore, in una tappa che poi sfocerà nel presbiterato, è certamente un evento salutare sul piano spirituale che, in definitiva, rinvigorisce anche aspetti stanchi del cristianesimo attuale dando ad esso una prospettiva di futuro.

2.        Carissimi Ermenegildo, Ivica, Pietro e Tomaž, con l’ordinazione diaconale tra poco riceverete lo Spirito Santo che opererà in voi come una nuova creazione che cambierà la vostra vita. Nuova realtà dalla quale derivano come conseguenza quattro impegni fondamentali. Il primo impegno è il servizio. La parola diacono, infatti, significa servo. Con il diaconato la vostra intera vita sarà chiamata a mettersi a servizio di Dio e della Chiesa. Si tratta di essere segno sacramentale di Gesù servo che è venuto in mezzo a noi non per essere servito, ma per servire (Cf. Mt 20,28). Il secondo impegno è il celibato. Il rito di ordinazione lo considera come il segno di una dedizione totale a ciò che il Signore ha pensato per voi e al progetto che la Chiesa ha su di voi. Con il celibato non vuol dire amare di meno, ma amare di più, con un amore vivo e forte per il Signore e vero e tenero per la gente. Il terzo impegno è quello dell’incardinazione. Con essa venite a far parte in toto della nostra Chiesa di Trieste. L’incardinazione, infatti, stabilisce un legame stretto con le radici profonde della nostra realtà ecclesiale che affondano nella testimonianza dei martiri e alimenta e vivifica le relazioni con la sua attualità: con il Vescovo in primo luogo, con gli altri diaconi, con i presbiteri e con tutto il popolo di Dio. Il quarto impegno è quello della Liturgia delle Ore. È questo un servizio fondamentale: pregare con la Chiesa e per la Chiesa. È vero che come diaconi svolgerete anche altri ministeri relativi all’annuncio della Parola, alla testimonianza della carità e in campo liturgico. Ma la preghiera rimane un compito primario. Come diaconi poi avrete un rapporto nuovo con l’Eucaristia: è nella vicinanza con il Corpo e Sangue di Cristo che potrete conformare sempre più la vostra vita a Cristo, attingendo forza per amare come il Signore ama.

3.        Carissimi Ermenegildo, Ivica, Pietro e Tomaž, gli impegni che tra poco vi assumerete davanti a tutta la Chiesa e i compiti che il Vescovo vi affiderà nella vigna del Signore, dovrete viverli nella gioia e con serenità perché non ricadranno solo sulle vostre forze e capacità, ma hanno il loro radicamento nella consapevolezza che la fedeltà del Signore non viene mai meno. Il dono dello Spirito, che riceverete per mezzo dell’imposizione delle mani, infatti, vi attirerà ogni giorno a Cristo per aiutarvi a corrispondere sempre più e sempre meglio al suo amore infinito, che dona libertà interiore e dilata il cuore. L’intera vostra vita di diaconi e la vostra stessa persona saranno un richiamo costante e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo porta con sé. Il diacono è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, del Cristo che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, del Cristo che si fa carico delle sofferenze dei più deboli, del Cristo che proclama la parola del Regno di villaggio in villaggio, del Cristo che si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, del Cristo che offre la sua stessa vita in sacrifico.

4.        Carissimi Ermenegildo, Ivica, Pietro e Tomaž, desidero terminare questa mia omelia con il richiamo ad una catechesi del Santo Padre Francesco la cui riflessione vi consegno come un viatico da custodire e coltivare durante la vostra vita diaconale. Si chiede il Papa: “Cosa si richiede ai Vescovi, sacerdoti e diaconi perché il loro servizio sia autentico e fecondo”? Questa la risposta: “San Paolo, nelle sue lettere pastorali, oltre a una fede ferma e ad una vita spirituale sincera, che sono alla base della vita, elenca alcune qualità umane, indispensabili per questi ministeri: accoglienza, sobrietà, pazienza, benevolenza, bontà di cuore … qualità che consentono la loro testimonianza del Vangelo sia gioiosa e credibile. San Paolo raccomanda, inoltre, di ravvivare continuamente il dono che hanno ricevuto attraverso l’imposizione delle mani. La consapevolezza che tutto è dono, tutto è grazia, li aiuta a non cadere nella tentazione di mettere loro stessi al centro e di confidare solamente su loro stessi. Una persona non è vescovo, sacerdote o diacono perché lui è più intelligente o ha più talento di altri, ma in virtù della potenza dello Spirito Santo e per il bene del popolo santo di Dio”. Carissimi, nell’assicurarvi la mia preghiera e quella di tutta la Chiesa, vi affido alla materna protezione della Madonna che dedicò tutta sé stessa a servire Dio e il suo progetto di amore e di salvezza per l’umanità.