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Nota Pastorale: “Vedevo satana cadere dal cielo…” Esorcismo e preghiere di liberazione

DIOCESI DI TRIESTE

 

“VEDEVO SATANA CADERE DAL CIELO…”

ESORCISMO E PREGHIERE DI LIBERAZIONE

NOTA PASTORALE

+ Giampaolo Crepaldi

 

PREMESSA

1.        Dopo prolungata preghiera e attenta riflessione ho ritenuto opportuno pubblicare questa Nota pastorale che affronta la tematica della presenza e dell’azione di Satana che la Chiesa combatte e contrasta con tutto il suo essere e operare e, in maniera specifica, con il rito dell’esorcismo e con le preghiere di guarigione e di liberazione. Già da alcuni mesi ho provveduto alla nomina di un gruppo di sacerdoti, abilitandoli a questo delicato ministero. Quello che mi ha particolarmente convinto a intraprendere questa strada è stata la presa di coscienza, maturata in tanti incontri, che un numero considerevole di persone soffrono a causa di Satana e invocano il ministero e la preghiera della Chiesa. Inoltre, alcune ricerche – peraltro pubbliche – descrivono il nostro territorio come popolato da persone dedite al satanismo. Comunque, al di là di dati che, per comprensibili ragioni, sono difficilmente verificabili, è fuori di ogni dubbio che esiste l’esigenza pastorale di venire incontro alle persone che chiedono la carità della preghiera della Chiesa per avere la salute dell’anima e ritrovare la serenità e la pace della vita. A darmi coraggio in questa scelta pastorale è stata soprattutto una frase di Gesù: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore” (Lc 10,18), pronunciata nel momento in cui i discepoli, pieni di gioia, raccontavano al Maestro i frutti raccolti nelle loro prime esperienze missionarie. Meditando questa frase del Signore, ho capito, in primo luogo, che l’annuncio del Regno di Dio è sempre una vittoria su Satana e, in secondo luogo, che l’edificazione del Regno è continuamente esposta alle insidie dello spirito del male. Lezione attualissima e capace di renderci avvertiti sulla condizione di lotta che è propria della vita del cristiano e della Chiesa (cf. Ap 12,7). Nello stendere questa Nota ho fatto spesso riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica che dedica al tema soprattutto i numeri 391-395.

SATANA, IL SUO PECCATO E LA SUA AZIONE

2.        Chi è Satana? La Bibbia ci viene in aiuto fornendoci alcuni preziosi elementi per formulare una risposta alla domanda che ci siamo posti. Nella Lettera di san Giuda, infatti, troviamo scritto: “…e tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del grande giorno, gli angeli che non conservarono il loro grado ma abbandonarono la propria dimora” (Gd 1,6). Nella sua seconda Lettera, san Pietro ci parla di “angeli che avevano peccato” e che Dio “precipitò in abissi tenebrosi, tenendoli prigionieri per il giudizio” (2Pt 2,4). Dio li precipitò negli abissi per la libera scelta che avevano operato di rifiutare Dio: “…da principio il diavolo è peccatore…” (1Gv 3,8); “Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44). Tutte queste indicazioni bibliche sono state valorizzate dalla tradizione magisteriale che viene così riassunta dal Catechismo della Chiesa Cattolica: “Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. Diabolus enim et alii dæmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali – Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi” (n. 391).

3.        Il Catechismo della Chiesa Cattolica, con brevi e preziosi spunti, ci illustra anche il peccato di Satana e degli altri demoni: “La Scrittura parla di un peccato di questi angeli. Tale «caduta» consiste nell’avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: «Diventerete come Dio» (Gn 3,5). “A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina. Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte” (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 392,393). Queste affermazioni del Catechismo ci insegnano che ormai la loro condizione è quella di vivere in un radicale e irreversibile rifiuto di Dio. Non solo: “La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama «omicida fin dal principio» (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre, ma «Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo» (1Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l’uomo a disobbedire a Dio” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 394). In questo modo, Satana e gli altri demoni sono tutti protesi a minare e a distruggere tutti quei valori che rendono autentica la vita umana: la verità, il bene, la giustizia, la grazia e l’amore. Nel Libro della Sapienza troviamo scritto: “…per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono” (Sap 2,24). Sulla stessa linea, Gesù Cristo ammonisce: “…abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo” (Mt 10,28).

4.        La fede cattolica ci insegna che Satana tenta di esercitare il suo potere e dominio sull’uomo. Questa dottrina è confessata e annunziata da sempre dalla Chiesa e il Concilio di Trento l’ha confermata nelle sue deliberazioni che trattano del peccato originale, dottrina che trova espressione nella celebrazione liturgica del Battesimo e della Confermazione, quando, prima della Professione di fede, al battezzando o al cresimando si chiede di rinunziare al demonio e alle sue seduzioni. Tale dottrina trova fondamento nei testi della Sacra Scrittura dove Satana è chiamato “il principe di questo mondo” (cf. Gv 12,31; 14,30; 16,11), e persino il “dio di questo mondo” (2Cor 4,4). Anche altri nomi vengono usati per descrivere le sue relazioni con l’uomo: Beelzebul o Belial, spirito immondo, tentatore, maligno e anticristo (1Gv 4,3). San Pietro lo paragona a un leone ruggente (1Pt 5,8), l’Apocalisse a un drago e la Genesi a un serpente. Viene usato con frequenza il termine diavolo (dal greco diaballein da cui diabolos), che significa causare distruzione, dividere, calunniare, ingannare. Inoltre la Sacra Scrittura lo identifica come una persona, ma anche come Legione: “Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti”, gridano i diavoli a Gesù nella regione dei Geraseni (Mc 5,9); “il diavolo e i suoi angeli”, dice Gesù nella descrizione del giudizio futuro (cf. Mt 25,41).

5.        Nella Sacra Scrittura, specialmente nel Nuovo Testamento, troviamo l’avvertimento che il potere e il dominio di Satana e degli altri spiriti maligni non si limitano all’ambito dell’umano ma riguardano tutto il mondo: “Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1Gv 5,19). Queste parole dell’Apostolo Giovanni alludono anche alla presenza di Satana e degli altri demoni nella storia dell’umanità, una presenza che si intensifica man mano che l’uomo e la società si allontanano da Dio. Inoltre, se si considera con attenzione la parabola di Cristo sul campo – per campo si deve intendere il mondo -, sul buon seme e su quello cattivo, risulterà chiaro che il diavolo semina con l’intenzione di sradicare dal mondo il bene che in esso è stato seminato (cf. Mt 13,38s). E il buon seme va coltivato e custodito con la vigilanza (cf. Mt 26,41; 1Pt 5,8), il digiuno (cf. Mt 17,21) e la preghiera: “Questa specie di demoni in nessun altro modo si può scacciare se non con la preghiera” (Mc 9,29).

LA VITTORIA DI CRISTO SU SATANA

6.        Lo scenario tenebroso delineato dalla presenza e dall’azione di Satana non ci deve indurre allo sconforto e alla paura perché la fede della Chiesa ci insegna che “La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del Regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo Regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28)” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 395). Dalla fede giunge una luce confortante e un messaggio di speranza, perché ci insegna che se l’azione di Satana causa molti danni ai singoli e alla società, egli non può ostacolare l’edificazione del Regno di Dio, nel quale si avrà, alla fine, la piena attuazione della giustizia e dell’amore del Padre verso le sue creature. Possiamo anzi dire con san Paolo che l’opera del maligno concorre al bene (cf. Rm 2,28) e che serve a edificare la gloria degli eletti (cf. 2Tm 2,10).

7.        Teniamo ben ferma questa importante verità cristiana: anche se il potere e il dominio di Satana sono forti, essi non giungono mai ad annullare la nostra libertà e la responsabilità e nemmeno a mortificare in maniera irreparabile l’azione salvifica di Cristo. A questo riguardo, risultano assai illuminanti le parole che Gesù rivolse a Pietro all’inizio della passione: «…Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te perché non venga meno la tua fede» (Lc 22,31). Nel Padre nostro, Gesù ci avverte che per salvarci dalla nostra condizione di esposti alle insidie del maligno dobbiamo pregare con fiducia e costanza: invocando il Padre con lo spirito di Gesù dobbiamo gridare con tutta la forza della nostra fede: Signore fa’ che non soccombiamo alla tentazione e liberaci dal male e dal maligno!

8.        Tutta la storia dell’umanità si può considerare in funzione della salvezza, che comporta la vittoria di Cristo sul «principe di questo mondo» (Gv 12,31; 14,30; 16,11). «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai» (Lc 4,8), dice Cristo a Satana. In uno dei passaggi più difficili del suo ministero, a chi era giunto fino al punto di accusarlo di scacciare i demoni in nome di Beelzebul, Gesù risponde con queste parole, insieme severe e confortanti: «Ogni regno discorde cade in rovina, e nessuna città o famiglia discorde può reggersi. Ora, se satana scaccia satana, egli è discorde con se stesso. Come potrà dunque reggersi il suo regno?… E se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio» (Mt 12,25-28). Come leggiamo nella Lettera agli Ebrei, Cristo si è fatto partecipe dell’umanità fino alla croce «per ridurre all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo… e liberare così quelli che… erano tenuti in schiavitù» (Eb 2,14s).

ORIENTAMENTI PASTORALI

9.        Nell’orizzonte di questi significativi insegnamenti della Sacra Scrittura e del Magistero, è quanto mai opportuno richiamare alcuni orientamenti pastorali, di carattere generale, che si presentano assai utili, soprattutto per noi pastori d’anime nell’esercizio del ministero. In primo luogo, è importante che le nostre comunità cristiane siano catechizzate, con rigore teologico e saggezza pastorale, sui temi sopra trattati, mettendo in risalto soprattutto la vittoria di Cristo sulle realtà demoniache. In secondo luogo, le comunità cristiane devono essere preparate e pronte ad accogliere, con amore e rispetto, chi, in un modo o in un altro, si ritiene abbia a che fare con situazioni attribuibili all’azione del demonio e giunga per ottenere sostegno, consiglio e aiuto. Spesso la mancanza di accoglienza spinge queste persone sofferenti a cercare comprensione altrove, col rischio di andare incontro a danni psicofisici e spirituali spesso gravissimi. In terzo luogo, queste persone vanno invitate ad avere fiducia in Gesù Cristo, perché Egli “è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini e non vi è altro nome sotto il cielo nel quale possiamo essere salvati” (cf. At 4, 12). In quarto luogo, è necessario coinvolgerle in una personale e umanizzante esperienza di fede, scandita da una preghiera fervorosa, dall’ascolto e dall’adesione alla Parola di Dio, dalla partecipazione ai sacramenti, in modo particolare all’Eucarestia e alla Confessione, dall’impegno caritativo verso i poveri e i sofferenti. Per ultimo e nel caso si prendesse atto che il trattamento prospettato non abbia conseguito i frutti sperati e che non si tratta di malattia psichica, si deve segnalare a queste persone l’opportunità di incontrare un sacerdote esorcista.

10.        In modo particolare, i sacerdoti, nell’esercizio del loro ministero, si attengano ai seguenti orientamenti pastorali, predisposti con saggezza dai Vescovi italiani a seguito della pubblicazione dei libri liturgici riguardanti il rito dell’esorcismo:

a. “richiamare, con sapienza e prudenza, i fedeli a non ricercare il sensazionale e ad evitare sia la stolta credulità che vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi forma di intervento del Maligno nel mondo;

b. mettere in guardia i fedeli nei confronti di libri, programmi televisivi, informazioni dei mezzi di comunicazione che a scopo di lucro sfruttano il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani;

c. esortare i fedeli a non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto poteri particolari. Nel dubbio circa la presenza di un influsso diabolico è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa soprattutto nei Sacramenti;

d. presentare il significato autentico del linguaggio usato dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione e far maturare nei cristiani un atteggiamento corretto riguardo alla presenza e all’azione di Satana nel mondo;

e. ricordare nella catechesi e nella predicazione che la superstizione, la magia e, a maggior ragione, il satanismo sono contrari alla dignità e razionalità dell’uomo e alla fede in Dio Padre onnipotente e in Gesù Cristo nostro Salvatore” (Conferenza Episcopale Italiana, Presentazione al Rito degli esorcismi, n. 8).

IL RITO DELL’ESORCISMO: ORIENTAMENTI

11.        L’esorcismo è una preghiera pubblica e solenne della Chiesa per contrastare il potere del diavolo. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica troviamo la seguente definizione: “Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. (…) In una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo“, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo” (n°1673). L’essenza dell’esorcismo è l’ordine, impartito al demonio nel nome di Gesù, di lasciare il posseduto o di liberare dalla sua influenza luoghi, cose o persone. Nell’esorcismo quindi al demonio non si chiede nulla, al demonio si comanda. Esso è un sacramentale che agisce ex opere operantis ecclesiae, ossia per la forza della preghiera della Chiesa che prega[1].

12.        Ad esercitare questo ministero nella Chiesa sono, in primo luogo e per diritto divino, i Vescovi – “Ne scelse dodici perché stessero con lui, per inviarli, e perché scacciassero i demòni” (Mc 3, 14-15) – e, con loro, anche i sacerdoti che hanno ricevuto dal Vescovo il mandato esplicito di fare esorcismi. Essi devono essere uomini di pietà, di scienza, di prudenza e di integrità di vita (cf. Can. 1172 §1 e 2). I sacerdoti esorcisti possono accogliere le persone purché, nel limite del possibile, presentate dal proprio parroco o da altro sacerdote e sono chiamati ad agire seguendo le norme prescritte nei numeri 13-19 del nuovo Rito degli Esorcismi (De exorcismis et supplicationibus quibusdam). I sacerdoti, ai quali è affidato il ministero di esorcista, in modo stabile o «ad actum», devono esercitare tale ministero con prudenza e sempre sotto la guida del Vescovo diocesano, al quale riferiranno regolarmente sull’esercizio del loro ministero. È vietato a chi è esorcista estendere la sua facoltà ad altre persone anche se sacerdoti, poiché il ministero di esorcista non è mai delegabile. È vietato ai sacerdoti non muniti dell’incarico di esercitare il ministero di esorcista e ai laici pronunciare preghiere di esorcismo. I sacerdoti “non esorcisti” possono pregare per la liberazione delle persone dal male e dal maligno, ma non possono esorcizzare. Le preghiere cosiddette di guarigione o di liberazione non devono mai sfociare nell’esorcismo. Il Gruppo diocesano dei sacerdoti esorcisti, con la guida del proprio Moderatore, affronterà le varie problematiche legate all’esercizio pastorale dell’esorcismo operando in maniera coordinata e collegiale.

13.        Per la preghiera di esorcismo, sia nella forma invocativa sia in quella imperativa, si dovrà seguire il nuovo rituale De exorcismis et supplicationibus quibusdam, promulgato con decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 22 novembre 1998 e, nell’edizione italiana, pubblicato dalla CEI il 25 novembre 2001. I gesti che possono essere compiuti durante l’esorcismo devono essere caratterizzati da una grande sobrietà, in modo che l’esorcismo “manifesti la fede della Chiesa e impedisca di essere interpretato come atto di magia o di superstizione” (De exorcismis et supplicationibus quibusdam, n. 19). Il rito dovrà svolgersi secondo le norme presenti ai nn. 20-30 del De exorcismis et supplicationibus quibusdam.

14.        Il sacerdote esorcista procederà alla celebrazione dell’esorcismo solo dopo aver raggiunto la certezza morale sulla reale possessione diabolica del soggetto, utilizzando i criteri tradizionalmente seguiti per individuare simili casi (cfr. De exorcismis et supplicationibus quibusdam, n. 16) e avvalendosi della consulenza di persone esperte in medicina e in psichiatria che, come consulenti, faranno parte integrante del Gruppo diocesano dei sacerdoti esorcisti. In presenza di disturbi psichici o fisici il sacerdote non procederà al Rito dell’esorcismo, ma accoglierà ugualmente le persone sofferenti con carità e le raccomanderà al Signore. In caso di persone di minore età va richiesta un’autorizzazione scritta dei genitori, i quali devono essere presenti per tutta la durata dell’esorcismo. Possono far ricorso all’esorcista diocesano tutti i fedeli appartenenti alla Diocesi di Trieste. Solo eccezionalmente fedeli provenienti da altre Diocesi possono far ricorso all’esorcista diocesano, previa presentazione e autorizzazione dell’Ordinario di appartenenza. A questa norma può derogare il Vescovo di Trieste, considerando caso per caso.

15.        È permesso ad alcuni laici di sostenere l’esorcista con la propria preghiera. Essi, però non potranno mai pronunciare preghiere esorcistiche. Essi, come indicato al n. 35 delle Premesse generali del De exorcismis et supplicationibus quibusdam, sono invece esortati a pregare intensamente secondo quanto previsto dal Rito. Per la delicatezza della cosa e il rispetto delle persone è vietata la presenza e l’utilizzo di mezzi mediatici.

LE PREGHIERE DI GUARIGIONE E DI LIBERAZIONE

16.        Mentre l’esorcismo è una preghiera solenne e pubblica fatta con l’autorità della Chiesa, le preghiere di guarigione e di liberazione hanno una forma privata. Esse possono essere recitate da chiunque intenda chiedere al Signore per sé o per gli altri la guarigione e la liberazione dal male e dal maligno, confidando sempre nella forza della Spirito Santo. Infatti, la Congregazione per la Dottrina della Fede a suo tempo stabilì che “ad ogni fedele è lecito elevare a Dio preghiere per ottenere la guarigione”.  Tali preghiere vanno opportunamente formulate in un contesto di fedeltà piena alla dottrina cattolica e con l’attenzione a non scivolare mai verso forme che potrebbero ingenerare equivoci e incomprensioni. Preferibilmente queste preghiere vanno fatte in ambiente privato e in piccole comunità.

17.        Per l’organizzazione di celebrazioni pubbliche e comunitarie di preghiere di guarigione e di liberazione è richiesto il permesso scritto da parte del Vescovo. Tali preghiere non possono essere introdotte in alcun modo nella celebrazione dell’Eucaristia, degli altri Sacramenti e della Liturgia delle Ore. È vietato benedire singolarmente i fedeli con il Sacramento dell’Eucarestia al fine di ottenerne la guarigione o la liberazione dal maligno.

18.        Le celebrazioni pubbliche e in luoghi sacri delle preghiere di guarigione e di liberazione devono essere guidate da un ministro ordinato; pertanto non possono essere promosse e guidate dai fedeli laici che avranno altresì l’attenzione a non imporre le mani o compiere gesti riservati ai ministri sacri o a benedire oggetti o persone se non entro i limiti e nei termini previsti dalle disposizioni della Chiesa (cfr. CEI, Benedizionale, Roma, 1992, 18).

19.        Non si devono celebrare Sante Messe denominate di guarigione e di liberazione, perché ogni Santa Messa in quanto tale è sempre fonte di guarigione e di liberazione. Si può, invece applicare una Santa Messa, celebrando quella prevista e denominata “Per qualunque necessità” (CEI, Messale Romano, Città del Vaticano, 1983, p. 826). Si tenga ben presente che la Santa Messa va sempre distinta dal Rito di esorcismo; in essa non si può inserire forme di esorcismo. Questo vale anche per le altre preghiere liturgiche, come la celebrazione dei Sacramenti, della Liturgia delle Ore e dell’Adorazione Eucaristica.

CONCLUSIONE

20.        La Chiesa è sostenuta da questa consolante certezza: “Il principe di questo mondo è stato giudicato” e “il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo” (1Gv 3,8), (Gv 16,11). Il Cristo crocifisso e risorto si è rivelato essere più forte del diavolo. Alla vittoria di Cristo sul diavolo è associata la Chiesa, che ha ereditato da Cristo il potere di cacciare i demoni (cfr. Mt 10,1 e ss.). La Chiesa esercita tale potere mediante la fede in Cristo e la preghiera (cfr. Mc 9,29; Mt 17,19s), che, in casi specifici, può assumere la forma dell’esorcismo. In questa fase storica della vittoria di Cristo si inscrive la prospettiva della Parusia, la seconda e definitiva venuta di Cristo alla conclusione della storia, verso la quale è proiettata la vita del cristiano. Anche se è vero che la storia terrena continua a svolgersi sotto l’influsso di «quello spirito che – come dice san Paolo – ora opera negli uomini ribelli» (Ef 2,2), i credenti sanno di essere chiamati a lottare per il definitivo trionfo del Regno di Dio: «la nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6,12).

 

[1] Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: “I sacramentali sono segni sacri istituiti dalla Chiesa, per mezzo dei quali vengono santificate alcune circostanze della vita. Essi comportano una preghiera accompagnata dal segno della Croce e da altri segni” (n. 351).