ceneri

Mercoledì delle Ceneri

DIOCESI DI TRIESTE

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 14 febbraio 2018

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        Con il Mercoledì delle Ceneri inizia il tempo santo della Quaresima, tempo favorevole per la nostra conversione e per prepararci nel modo migliore alla celebrazione della Pasqua. Le letture bibliche che abbiamo ascoltato ci propongono preziosi spunti per la meditazione. La prima lettura, presa dal libro del profeta Gioele, ci invita a una profonda conversione: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso» (Gl 2, 12-13). La lettura presa dalla Seconda Lettera di San Paolo ai Corinti, ci ammonisce: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20), mentre il brano del Vangelo di Matteo ci invita a far tesoro di tre insegnamenti che, da sempre, caratterizzano il tempo della Quaresima. Il primo riguarda la preghiera. Gesù, infatti, ci dice: «Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che è nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,6). Il secondo insegnamento riguarda l’elemosina. Gesù ci insegna a praticare le opere di misericordia senza cercare la lode degli uomini. A quelli che fanno del bene per essere approvati dagli altri, Gesù dice: «Hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,2-3). Il terzo insegnamento è quello del digiuno. Digiunare significa eliminare sprechi e spese inutili, per favorire la preghiera e la carità fraterna. Se la nostra preghiera sarà accompagnata dall’elemosina e dal digiuno, diverrà molto potente presso il Cuore di Gesù e ci otterrà tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

2.        Carissimi fratelli e sorelle, per questa Quaresima ho inviato alla Chiesa che è in Trieste un Messaggio che tratta il tema della vocazione alla santità. La santità, infatti, è una vocazione che riguarda tutti ed è alla portata di tutti. Alcuni vengono canonizzati, ma questo non toglie nulla al fatto che la vocazione alla santità sia una vocazione che riguarda tutti e ciascuno di noi. Inoltre, per noi cristiani chiamati alla santità, esiste un punto di partenza necessario e ineludibile: il cammino personale di santità ha la sua origine in un incontro, quello con Cristo, e si snoda lungo tutta l’esperienza della vita nella cura di questo incontro. La santità del cristiano è, in definitiva, una grande e coinvolgente storia di fede in Cristo e di amore per Cristo. In questo modo, noi apparteniamo a Cristo più che a noi stessi (cf. 1Cor 6,19-20). Il cammino della santità comporta: a) l’osservanza del precetto festivo, cioè non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell’Eucaristia; b) non iniziare e non terminare mai un giorno senza la preghiera, cioè senza il rapporto con Dio; c) osservare i dieci comandamenti che Dio ci ha comunicato nel Decalogo. Ecco le indicazioni, semplici e grandi, per percorrere la strada della santità. Non dobbiamo aver paura a puntare verso le altezze di Dio, tre volte Santo, anche se ci sentiamo poveri, inadeguati, peccatori: sarà Lui a trasformarci secondo il suo amore. Affidiamoci a Maria, la piena di grazia; in Lei la Chiesa ha riconosciuto “la tutta santa e immune da ogni macchia di peccato”, “adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare” (Lumen gentium, n. 56).