san giusto

Pellegrinaggio- studio della Consulta Triveneta delle Aggregazioni laicali

DIOCESI DI TRIESTE

PELLEGRINAGGIO-STUDIO

CONSULTA TRIVENETA AGGREGAZIONI LAICALI

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 14 aprile 2018

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        Sono particolarmente lieto di accogliervi nella Cattedrale di San Giusto quali componenti della Consulta triveneta delle aggregazioni laicali che avete fatto un pellegrinaggio-studio qui a Trieste sul tema del discernimento vocazionale. Ora siete convocati attorno all’altare per un momento di grazia eucaristica dove il Signore risorto vi comunica la sua Parola, il suo Corpo e il suo Sangue. Nel brano del Vangelo di Luca che è stato proclamato, Gesù stesso rivela il suo essere in mezzo ai suoi discepoli, mostrando loro le ferite della croce, annunziando così la pace… mangiando con loro. Stette, scrive Luca, e non venne o apparve: Lui è ormai sempre nella sua comunità, si deve solo avere la fede per coglierne la presenza! Le ferite che mostra non sono un’accusa, ma sono il modo in cui ormai Dio si dice e si manifesta al mondo! Sono le ferite di un amore che per rimanere tale ha patito odio, oltraggio e morte! Se negli Atti si afferma che Pietro e Giovanni sono lieti di patire oltraggi per amore del nome di Gesù questo è perché essi hanno capito, fin da quella sera di Pasqua, che Colui di cui sono fatti testimoni per sempre, aveva patito oltraggi, ferite e morte per amore dell’uomo!

2.        Carissimi, anche voi come cristiani laici siete chiamati ad essere testimoni dell’amore pasquale del Cristo risorto. Infatti, con il sacramento del Battesimo, voi siete stati inseriti in Cristo, resi partecipi della Sua vita e, perciò, del Suo triplice munus. C’è una modalità propria, tuttavia, che connota la vostra sequela e partecipazione alla vita stessa di Cristo risorto. Questa modalità è data dall’«indole secolare», dal fatto cioè che voi siete e vivete nel mondo. Una collocazione, questa, che non è di natura sociologica, ma che qualifica e determina il vostro essere e operare di cristiani laici. Non si tratta di una opzione individuale ma, piuttosto, di un progetto di Dio, di una vera e propria vocazione. Tutte le realtà umane, da quelle personali e familiari, fino a quelle sociali; tutti gli ambienti e le situazioni storiche; tutte le strutture e le istituzioni che formano il tessuto della vita di un popolo e dell’umanità sono il luogo proprio del vostro vivere e operare. Il «mondo» è il destinatario dell’amore pasquale di Cristo. Se la presenza e l’impegno del cristiano laico nel mondo non partono da questa visione teologale non potranno essere espressioni di carità e di annuncio del Vangelo. Il cristiano è mosso da un vero e proprio amore verso il mondo; un amore che comporta conoscenza non superficiale, obiettività nel cogliere il bene e il male, desiderio e ricerca di bene, solidarietà e senso di responsabilità, atteggiamento di servizio. La presenza e l’azione del cristiano laico nel mondo nascono da una vocazione all’amore, cioè da un dono di grazia, riconosciuto, coltivato e portato a maturazione.

3.        Carissimi, è proprio della vostra vocazione laicale annunciare il Vangelo con una testimonianza pasquale di vita cristiana; una vita radicata e vivificata in Cristo risorto e tessuta nelle realtà terrene e storiche: l’esperienza dell’amore, della famiglia, della paternità e maternità, l’esperienza della professionalità nell’ambito del lavoro, della cultura, della scienza e della ricerca, l’esperienza di responsabilità sociali, economiche, politiche. È questa la condizione che rende significativo il vostro impegno di cristiani laici nel mondo. In questa prospettiva, bisogna coltivare e approfondire continuamente le motivazioni vocazionali, cioè la propria adesione a Cristo risorto e al suo Vangelo come essenziale criterio di vita, la visione cristiana dell’uomo e del mondo secondo lo sguardo di Dio e della Chiesa, la passione per l’uomo e per la storia secondo uno stile di servizio che esprime la carità interiore. In altre parole, c’è bisogno di una autentica e solida spiritualità laicale capace di generare uomini e donne nuovi, immersi nel mistero di Dio e inseriti nella società. Una spiritualità capace di guardare oltre la storia, ma che non si allontana mai da essa; che coltiva un amore appassionato per Dio, ma è in grado di vedere Dio in tutti e amare tutti appassionatamente, come Dio li ama; che è espressione di una sintesi vitale, capace di redimere l’esistenza vuota e frammentata, dandole unità, significato e speranza. A Maria, Madre di Dio e della Chiesa, affidiamo i buoni propositi fatti in questa giornata, pregandola di farli maturare in frutti di bene e di speranza.