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Santa Messa per il mondo del lavoro

DIOCESI DI TRIESTE

SANTA MESSA PER IL MONDO DEL LAVORO

+ Giampaolo Crepaldi

Sant’Antonio Taumaturgo, 1 maggio 2018

 

Distinte Autorità, carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre,

1.        La Chiesa, in questa giornata,rende omaggio a San Giuseppe lavoratore, esemplare maestro di vita cristiana, uomo laborioso, onesto, fedele alla parola di Dio, uomo giusto. Scrisse Leone XIII, il papa della Rerum novarum: «I proletari e gli operai hanno come diritto speciale a ricorrere a S. Giuseppe e a proporsi la sua imitazione. Giuseppe infatti, di stirpe regale, unito in matrimonio con la più grande e la più santa delle donne, considerato come il padre del Figlio di Dio, passa ciò nonostante la sua vita a lavorare e chiede al suo lavoro di artigiano tutto ciò che è necessario al mantenimento della famiglia». In questa giornata dedicata al mondo del lavoro, opportunamente la Commissione Diocesana per la pastorale sociale – che ringrazio sentitamente anche per il bel Messaggio che ha proposto alla nostra Chiesa diocesana – ha organizzato questa Santa Messa dove ognuno di noi è chiamato, facendo tesoro dell’intercessione di San Giuseppe, a ringraziare il Signore per i tanti benefici che giungono alla comunità per la fatica operosa di tanti lavoratori,  a portare all’altare eucaristico le ansie e le preoccupazioni del mondo del lavoro e a riflettere su come migliorare questo mondo nella prospettiva della dignità personale dei lavoratori. La quantità, qualità e dignità del lavoro, infatti, è la grande sfida dei prossimi anni per la nostra società nello scenario di un sistema economico che mette al centro consumi e profitto e finisce per schiacciare le esigenze del lavoro. I due imperativi del benessere del consumatore e del massimo profitto dell’impresa hanno certamente risolto il problema della scarsità dei beni e delle risorse necessarie per investimenti, innovazione e progresso tecnologico nella nostra società, ma hanno finito anche per mettere in secondo piano le esigenze della dignità del lavoratore.

2.        Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, creare lavoro è oggi una delle più alte forme di carità perché genera condizioni stabili per l’uscita dal bisogno e dalla povertà. Per fare questo è opportuno dare soddisfazione ad alcune fondamentali urgenze. In primo luogo, è necessario rimuovere lacci e ostacoli che rischiano di essere un freno per chi il lavoro lo crea. Le pubbliche amministrazioni devono farsi carico di questa improrogabile sfida. In secondo luogo, c’è bisogno che le istituzioni formative – scuole, università, formazione professionale – formino al lavoro. In questa ottica, l’incontro con il mondo del lavoro sin dai tempi della scuola, il confronto con le sue esigenze, lo stimolo allo sviluppo di competenze e al discernimento del proprio percorso di vita rappresentano elementi fondamentali per un sistema formativo che deve aiutare i giovani ad inserirsi nella società ed evitare che finiscano nel vicolo cieco di coloro che non lavorano né studiano. In terzo luogo, è necessaria una rete di protezione per i soggetti più deboli. Su questo punto le forze politiche devono superare contrapposizioni strumentali e convergere su un comun denominatore di una rete di protezione efficace.

3.        Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, con questa giornata prende avvio anche il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna.  Maria è per tutti noi un esempio formidabile di fede vissuta. Maria ha creduto! Ha creduto alle parole del Signore trasmesse dall’angelo Gabriele; il suo cuore purissimo, già tutto donato a Dio fin dall’infanzia, all’Annunciazione si è dilatato nel “fiat” generoso e incondizionato con cui ha accettato di diventare la Madre del Messia e Figlio di Dio: da quel momento, inserendosi ancor più profondamente nel piano di Dio, si farà condurre per mano dalla misteriosa Provvidenza e per tutta la vita, radicata nella fede, seguirà spiritualmente il suo Figlio, diventandone la prima e perfetta “discepola” e realizzando quotidianamente le esigenze di tale sequela, secondo le parole di Gesù: «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27).  Così Maria avanzerà per tutta la vita nella “peregrinazione della fede” (cf. Lumen Gentium, 58), mentre il suo Figlio – incompreso, calunniato, condannato, crocifisso – le traccerà, giorno dopo giorno, una strada dolorosa, premessa necessaria a quella glorificazione, cantata nel “Magnificat”: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48).  A Lei affidiamo le nostre persone e le nostre comunità cristiane.