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Ordinazioni presbiterali in Cattedrale

DIOCESI DI TRIESTE

Ordinazioni presbiterali
di don Ermenegildo Barbetti, don Ivica Čona, don Pietro Giassi,
don Tomaž Kunaver, don Adrian Mates, don Manfredi Poillucci

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 2 giugno 2018

 

 

Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre!

1.           In questa solenne vigilia del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, la Chiesa che è in Trieste si volge piena di gratitudine al Signore che ci fa la grazia, veramente straordinaria, di ordinare tra poco sei sacerdoti: don Ermenegildo Barbetti, don Ivica Čona, don Pietro Giassi, don Tomaž Kunaver, don Adrian Mates, don Manfredi Poillucci. È questa un’occasione speciale per riconoscere quanto il Signore continui ad essere pieno di amorosa e misericordiosa attenzione per la nostra Diocesi tergestina. La gratitudine del Vescovo, del presbiterio, dei religiosi e religiose e di tutto il popolo verso il Signore si allarga e coinvolge, in primo luogo, i familiari dei sei ordinandi; il Seminario Redemptoris Mater qui rappresentato dai suoi Superiori e dai suoi alunni; le comunità di appartenenza e quelle parrocchiali di provenienza e quelle che sono state frequentate lungo il cammino di formazione; i tanti amici, soprattutto presbiteri che, con il loro esempio e la loro parola, sono stati di aiuto nel tempo del discernimento. Un prete è frutto dell’azione dello Spirito del Signore, ma anche della messa in opera di tante energie ecclesiali che concorrono in modo essenziale a caratterizzarne il profilo ministeriale di padre e pastore del popolo di Dio.

2.           Carissimi don Ermenegildo, don Ivica, don Pietro, don Tomaž, don Adrian, don Manfredi, il sacramento che fra poco riceverete è un atto di Cristo sia pure compiuto mediante il Vescovo. È Cristo stesso che configura la vostra persona alla Sua, imprimendo un sigillo indelebile, il carattere sacramentale: con l’ordinazione voi potrete agire in persona Christi. Il rito sacramentale, sobrio e solenne, è orientato ad illuminare la vostra coscienza ed ha a che fare con le mani, le mie e le vostre. In primo luogo, l’imposizione delle mani da parte del Vescovo significa la configurazione sacramentale a Cristo e quindi, possiamo dire, il sequestro che Cristo compie della vostra persona per l’opera della redenzione. Da quel momento voi cessate di vivere per voi stessi per porvi totalmente al servizio di Cristo: servi di Cristo per l’annuncio del suo Vangelo di grazia. In secondo luogo, giunge l’unzione delle vostre mani con il sacro crisma. Voi le stenderete. La mano stesa, al contrario della mano chiusa, è il segno del donare, del vostro donarvi totalmente alla Chiesa. In modo particolare, le vostre mani, unte dalla forza dello Spirito di Cristo, dovranno essere capaci di fasciare i cuori feriti, di trasformare in gioia i lamenti dei cuori spezzati, di farvi prossimo alle miserie umane, di difendere la dignità dell’uomo, la vita, la famiglia e la libertà.

3.           Carissimi don Ermenegildo, don Ivica, don Pietro, don Tomaž, don Adrian, don Manfredi, in questo luogo santo avverrà tra poco qualche cosa di stupendo perché voi farete della vostra persona – corpo, anima e spirito – un olocausto perfetto, un dono totale a Cristo nella Chiesa mediante la castità perfetta e la promessa dell’obbedienza. E Cristo vi accoglierà e vi unirà a sé. In questo modo la vostra vita sarà messa al sicuro e salvata, perché è stata donata. La gioia del dono non abbandoni più il vostro cuore. Tutto questo costituisce anche una forma di profezia che le vostre persone testimoniano di fronte a un mondo che rifiuta la definitività del dono perché concepisce la libertà come sradicata da ogni appartenenza; perché ritiene la convivenza civile come la fortuita convergenza di forze egoistiche contrastanti; perché valuta l’uomo come un casuale incidente dell’evoluzione della materia. Carissimi, risuoni invece la profezia che stiamo celebrando in ogni angolo anche della nostra città: è la profezia del dono di sé.

4.        Carissimi don Ermenegildo, don Ivica, don Pietro, don Tomaž, don Adrian, don Manfredi, la vostra ordinazione avviene nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Insegnarono i Padri conciliari che “spetta… al sacerdote completare l’edificazione del Corpo [di Cristo] con il sacrifico eucaristico”. Il reggere ed edificare la comunità cristiana, in comunione e a nome del Vescovo, ha il suo culmine sacramentale, infatti, nella celebrazione eucaristica, memoriale della Pasqua del Signore, attraverso la ripresentazione, da parte del Presbitero, dell’unico sacrificio del Cristo per la salvezza del mondo e per l’edificazione della Chiesa. È il sacerdote che presiedendo l’Eucaristia contribuisce ed edifica – per Cristo con Cristo e in Cristo – la Chiesa che è Corpo mistico del Signore e Popolo della nuova ed eterna alleanza. Il teologo De Lubac non esitava a sottolineare che è l’Eucaristia che fa la Chiesa. Questa è la straordinaria gemmazione sacramentale che, grazie al Ministero ordinato, si realizza in ogni parte del mondo. Sì, l’Eucaristia costruisce ed edifica la comunità cristiana nella comunione verticale, con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e nella comunione orizzontale, tra i membri del popolo di Dio, donando così uno spettacolo commovente di comunione, dove paternità e fraternità sono un dono di grazia per tutti. Affido il vostro sacerdozio a Maria che è Madre di Cristo, Sommo Sacerdote, pregandola di accompagnarvi e di sorreggervi con la sua materna protezione.