Bonifacio_Monte_Grisa

A Monte Grisa celebrata la Memoria del Beato don Francesco Bonifacio

DIOCESI DI TRIESTE

MEMORIA DEL BEATO DON FRANCESCO BONIFACIO

+Giampaolo Crepaldi

Santuario Monte Grisa, 11 settembre 2018

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        sono particolarmente lieto di partecipare a questo significativo evento celebrativo, promosso nel giorno in cui la Chiesa tergestina fa memoria del Beato Don Francesco Bonifacio, nel 10° anniversario della sua beatificazione per essere stato ucciso in odio alla fede. Ringrazio di cuore il Comitato organizzatore, istituito per ricordare in maniera degna il decennale della beatificazione e l’Azione Cattolica Diocesana per l’impegno che continua a porre nel tenere viva questa preziosa memoria all’interno della nostra Diocesi. Il 4 ottobre del 2008, nella Cattedrale di San Giusto, fu beatificato don Francesco Bonifacio. Fu un giorno memorabile per la nostra Chiesa perché venivano riconosciute le virtù di un suo figlio che aveva testimoniato la fede in Cristo fino all’effusione del sangue; fu un giorno memorabile anche per la città di Trieste perché il martirio di quel prete, buono e integerrimo, era avvenuto in un quadro di odio e di violenza. Ora, dopo dieci anni, quel giorno deve essere tenuto a memoria prima di tutto da noi cristiani per la vigorosa testimonianza di fede che continua ad offrire e anche da tutti i cittadini di Trieste ammoniti a percorrere sempre la strada maestra della comprensione, della riconciliazione e della pace.

2.        Carissimi fratelli e sorelle, per questa circostanza sono state poste all’attenzione dei partecipanti le catechesi del Beato Don Bonifacio sul Padre nostro. Sono testi semplici, ma profondi e ricchi di insegnamenti spirituali che trasmettono la freschezza del Vangelo del Signore. Infatti, la chiave migliore per entrare nei Vangeli è leggerli come un resoconto, coinvolgente e mirabile, del rapporto unico tra Gesù e il Padre. Gesù si rivolge costantemente a Lui: quando è pieno di gioia – “Padre, ti rendo lode, perché tu riveli queste cose ai bambini” -; quando piange davanti alla tomba dell’amico Lazzaro – “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato” -; quando si ritira a pregare e nei momenti finali della sua vita… Il Padre nostro, preghiera che Gesù insegna ai suoi discepoli, non è altro che il dato espressivo di un rapporto fondamentale e continuo tra Gesù e il Padre. In questa preghiera ci viene fatta una rivelazione straordinaria, piena di consolanti verità: il Dio in cui crediamo noi cristiani è un Padre e noi, come Gesù Cristo, siamo i suoi figli, abilitati dalla sua amorosa misericordia a rivolgersi a Lui come Padre. L’identità cristiana è tutta qui. E anche la fraternità cristiana è tutta qui. Scrisse Papa Francesco che “Il Padre ci dà l’identità e la famiglia”. Possiamo dire che il cristianesimo, nel suo nucleo essenziale, è tutto qui.

3.        Carissimi fratelli e sorelle, il Beato don Francesco nella sua catechesi sul Padre nostro ci invita a chiedere “a Dio per il tempo di questa vita, che ci liberi dal sommo male che è il peccato mortale e dai mali spirituali aiutandoci a vincere l’ignoranza dell’intelletto, la malizia della volontà, la naturale debolezza e la concupiscenza”. Ci invita, in definitiva, ad essere cristiani fino in fondo e a testimoniare con coraggio la nostra fede.  Di questa nostra testimonianza hanno bisogno tante persone al giorno d’oggi, figlie, spesso inconsapevoli, di una cultura che, rincorrendo l’autonomia della ragione e dell’agire, ha emarginato Dio, ritenendo, in questo modo di ritrovarsi adulta, ma finendo tragicamente per ritrovarsi solo orfana. Tocca a noi cristiani di oggi – un oggi che qualcuno ha descritto delle passioni tristi – annunciare e testimoniare la bella notizia che Dio è Padre e che noi siamo suoi figli. Notizia bella e consolante perché all’origine della nostra esistenza non c’è stato il caso o la necessità o chissà quale diavoleria, ma un atto paterno di amore e di gratuità: “In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui” (1Gv 4,9). Questa è anche la lezione del Beato don Bonifacio: siamo figli, siamo stati liberamente scelti, teneramente amati, misericordiosamente salvati. A un mondo orgogliosamente orfano di Dio-Padre e condannato al miraggio disperante e illusorio di potersi salvare da sé, tocca a noi cristiani, con pazienza e carità, riprendere la fatica quotidiana di insegnargli di nuovo il Padre nostro, la preghiera dell’identità e della fraternità. Che Maria, Regina dei Martiri, ci aiuti in questa impresa!

 

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Dalla catechesi sul Padre Nostro del beato don Francesco Bonifacio

II «Padre Nostro» si compone di una introduzione, di sette domande, di cui tre riguardano Dio e 4 noi stessi, e di una conclusione. L’introduzione sono le parole: Padre nostro che sei nei cieli. Esse sono una specie d’indirizzo col quale Gesù ci insegnò di intitolare la nostra supplica a Dio. Osserva il catechismo che questa introduzione è della massima importanza perché contiene alti misteri e suscita in noi rivolgendoci a Dio, come a padre, la più grande confidenza.
Quale il significato di queste parole?
Gesù ci insegnò di chiamare Dio col nome di Padre per ragione dei rapporti di Dio con noi. Dio è nostro Padre intanto nell’ordine della natura perché ci ha creati a sua immagine dandoci l’intelligenza, la memoria, la volontà e poi anche perché colla sua provvidenza divina ci conserva e ci governa.
Dio poi ci è padre nell’ordine della Grazia perché prima di tutto ci ha redenti e riscattati dalla schiavitù del demonio col sangue del suo unigenito Gesù Cristo e poi per speciale benevolenza ci ha adottati come suoi figliuoli per mezzo del Battesimo e ci ha fatti suoi eredi, fratelli e coeredi del suo figlio Gesù Cristo. Grande fu l’amore che ci dimostrò il Padre Celeste col volere che noi non soltanto abbiamo da essere chiamati suoi figliuoli ma anche che tali abbiamo da essere in realtà. Ora come figli dobbiamo rispettare, amare ed obbedire Iddio nostro Padre celeste.
Nel Padre Nostro non si dice solo ch’io santifichi il tuo nome ma sia santificato il tuo nome da tutti. Del resto un figlio che ami il suo padre, non è contento di onorarlo egli stesso ma desidera che sia onorato anche dagli altri. Ora vi sono tre categorie di persone che non onorano come si deve il nome di Dio e questi sono:
I. Gli infedeli ossia quelli che non conoscono ancora la nostra religione ed adorano false divinità.
Dicendo sia santificato il nome tuo per questi domandiamo al Signore che mandi tanti sacerdoti per farsi conoscere da quella gente.
II. Poi non onorano il nome di Dio come si deve gli eretici che sarebbero quelli che anche se hanno ricevuto il Battesimo non credono a tutte le verità insegnate dalla Chiesa Cattolica e quindi non fanno parte di essa. Per questi domandiamo che essi ritornino alla vera Chiesa e formino così un solo ovile sotto un solo Pastore.
III. Quindi non onorano Dio come si deve i cattivi cristiani che abbandonandosi al peccato e al vizio disonorano la religione che professano. Questi sono i bestemmiatori, i profanatori del giorno festivo. Per questi chiediamo con le parole sia santificato il nome tuo che voglia con la potenza della sua grazia farli rientrare in se medesimi e convertirli.
Ma affinché la nostra preghiera sia più efficace è necessario unire anche la nostra cooperazione di parole e di opere, ammonendo e correggendo chi non onora il nome di Dio di opere guardandoci dallo scandalo, dal cattivo esempio e cercando sempre di dare sempre buon esempio.
Con le parole venga il regno tuo noi siamo anche istruiti che quaggiù siamo di passaggio e che siamo chiamati al cielo e quindi dobbiamo continuamente desiderare il Paradiso e per rendere efficace il nostro desiderio alle nostre parole dobbiamo accoppiare i nostri pensieri, gli affetti e le nostre opere vivendo staccati dai beni di questa terra, rassegnati in tutte le croci che il Signore ci manda. Ma purtroppo molti cristiani con le parole domandano il regno della Gloria e con le opere si contraddicono e pongono ostacoli alla grazia di Dio che disprezzano, non li imitiamo, cerchiamo sempre il Regno di Dio e saremo fortunati nell’eternità; con le due prime domande del Padre nostro noi domandiamo a Dio il nostro ultimo fine: ma per ottenere il fine occorrono i mezzi che sono positivi e negativi.
I mezzi positivi li chiediamo con le due domande: Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, e dacci oggi il nostro pane quotidiano.
Con la settima domanda noi chiediamo a Dio per il tempo di questa vita, che ci liberi dal sommo male che è il peccato mortale e dai mali spirituali aiutandoci a vincere l’ignoranza dell’intelletto, la malizia della volontà, la naturale debolezza e la concupiscenza.
Se poi è utile alla nostra anima noi domandiamo la liberazione anche dai mali corporali e spirituali ma non dobbiamo però pretendere di andare esenti liberi da tutti i mali corporali e temporali perché può darsi che Iddio permetta il male per il bene della nostra anima o per correggerci dei nostri falli o per farci esercitare nell’esercizio delle virtù cristiane o anche per darci occasione di procurarci molti meriti per il Paradiso.