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Festa diocesana dei Popoli

DIOCESI DI TRIESTE

FESTA DIOCESANA DEI POPOLI

+ Giampaolo Crepaldi

Santa Caterina da Siena, 12 gennaio 2020

 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo!

1.           Sono particolarmente lieto di accogliervi nella Chiesa di Santa Caterina per celebrare la Santa Eucarestia in occasione della Festa Diocesana dei Popoli. La vostra presenza multietnica, ben documentata dalle vostre differenti bandiere, è un segno veramente straordinario di come la fede comune nel Signore Gesù ci consenta di stare insieme in unità, senza che vengano mortificate in maniera uniforme le peculiarità che caratterizzano le comunità di appartenenza con le loro culture, le loro lingue, le loro tradizioni. L’odierna Festa dei Popoli viene celebrata nel giorno che la Chiesa ricorda il Battesimo di Gesù, a partire dal quale prende avvio la sua vita pubblica, dopo che aveva trascorso circa trent’anni nell’anonimato a Nazareth. Gesù entra nella vita pubblica e manifesta subito chi è e che cosa è venuto a fare in questo mondo. Ce lo chiarisce molto bene il brano del Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato; informandoci che durante il suo Battesimo Si aprirono i cieli. È un’immagine potente e suggestiva, tramite la quale ci viene comunicato che la missione di Gesù fu ed è quella di aprire i cieli. I cieli chiusi, segno tragico dell’interruzione del rapporto di Dio con l’uomo, con Gesù si aprono: Dio esce dal suo silenzio; riprende il suo dialogo con l’uomo; irrompe nel mondo una nuova epoca di grazia, di amore e di comunione.

2.           Carissimi fratelli e sorelle, se i cieli di Dio restavano chiusi non sarebbe stata possibile la nostra Festa dei Popoli. Con il suo Battesimo, Gesù ci dice che in cielo abbiamo un Padre che lo proclama figlio diletto, mentre su di lui si posa lo Spirito Santo che lo investe della missione di profeta che annuncia il messaggio della salvezza, di sacerdote che offre l’unico sacrificio accetto al Padre, di re e messia atteso come salvatore. A partire da queste mirabili verità, noi cristiani siamo chiamati a riscoprire la grandezza e le esigenze del nostro battesimo. Questo straordinario sacramento, base e fonte di tutta la vita cristiana, ci è stato dato nel nome di Cristo, ci ha manifestato l’amore del Padre celeste, ci ha consentito di partecipare al mistero pasquale del Figlio e ci ha comunicato la nuova vita nello Spirito. È il sacramento della comunione con Dio, che ci fa entrare nella sua famiglia, una famiglia fatta di fratelli e sorelle. È il sacramento che ci consente di passare dalla solidarietà nel peccato che alimenta l’indifferenza, la violenza, l’egoismo e l’odio reciproci alla solidarietà nell’amore fraterno, nell’accettazione affettuosa e tenera dei nostri volti, delle nostre persone, delle nostre storie e culture. Riscoprire il proprio battesimo è riscoprire la propria fede come un’avvincente esperienza di amore con Dio e con gli altri riconosciuti come fratelli e le sorelle, perché tutti figli di Dio Padre come il Figlio Gesù.

3.           Carissimi fratelli e sorelle, la riscoperta del battesimo come sacramento dell’amore deve essere l’occasione per la nostra Chiesa diocesana di alimentare il valore della fraternità e della sororità al suo interno e in tutta la società, educando, con convinzione e lungimiranza, al valore cristiano e civile della reciproca accoglienza. Soprattutto dobbiamo essere pronti ad interrogarci se siamo capaci di accogliere in modo dignitoso le persone che giungono qui da altre terre. Si tratta di una questione serissima e ancora sostanzialmente irrisolta, che chiama in causa varie e complesse tematiche, cha vanno dal riconoscimento dei loro diritti e doveri al loro inserimento, dal trovare lavoro al conoscere la nostra lingua, la nostra cultura e tradizioni. Evidentemente non basta solo la buona volontà del popolo cristiano che qui a Trieste, città tradizionalmente aperta e accogliente, è testimoniata dalle tante iniziative di accoglienza della Caritas diocesana, della Comunità di Sant’Egidio e di tante altre realtà associative. Anche la politica, soprattutto quella che guida e regge le sorti della comunità internazionale, deve fare di più, aiutando i popoli a realizzare nei loro Paesi d’origine le soluzioni ai drammatici problemi che li opprimono, impedendo viaggi che vorrebbero essere di speranza e che, troppo spesso, si tramutano in esperienze di sventura e di morte. Papa Francesco, in ripetute e accorate occasioni, ha ammonito questi responsabili, fornendo loro indicazioni concrete e fattibili: mettere il freno al commercio delle armi, alimentare un’economia più equa, perseguire sempre la strada dell’arbitrato pacifico nella soluzione dei conflitti. Nel nostro piccolo, continueremo a pregare e a dare il buon esempio della fraternità cristiana, dimostrando che in Cristo si può essere uniti anche quando sbandieriamo le differenti bandiere dei nostri Paesi. Ci protegga e ci sostenga Maria, Madre di Dio e Madre nostra amatissima.