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Venerdì Santo | Via Crucis: la preghiera dell’Arcivescovo, il video e la colletta

DIOCESI DI TRIESTE

VIA CRUCIS

✠ Giampaolo Crepaldi

Trieste, 10 aprile 2020

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Gesù crocifisso, a causa di un virus subdolo e ubiquo, quest’anno la tradizionale Via Crucis cittadina – che, promossa dai giovani della nostra Azione Cattolica Diocesana, si svolgeva con grande concorso di popolo lungo le strade della nostra amata Trieste per dare espressione convinta e pubblica alla fede in Te e all’amore per Te – la facciamo solo in maniera ridotta e in forma mediatica. Nonostante questa inedita ed eccezionale situazione, ci disponiamo tutti idealmente in ginocchio davanti alla tua croce, convinti dello straordinario valore spirituale che ha per le nostre anime il custodire intatta la memoria viva della tua passione e della tua morte in croce. Ci sprona a questa devota custodia l’esempio di san Francesco, che fu talmente preso dalla contemplazione delle tue sofferenze da diventarne, attraverso le stigmate, un segno vivente. A Lui gli fece eco la sua discepola più amata, santa Chiara che scrisse: “Contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante … rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad una voce e con un solo cuore: non mi abbandonerà mai il ricordo di Te e si struggerà in me l’anima mia” (Lettera IV ad Agnese).

Gesù crocifisso, al santo mistero della pietà che rifulge nella tua Croce, vogliamo associare le sofferenze che portiamo nel cuore, soprattutto nella desolante situazione che viviamo a causa dell’epidemia che ci ha reso tutti fragili e smarriti. Un’epidemia violenta e improvvisa che ha già provocato migliaia di morti, di contagiati, di inenarrabili tribolazioni nelle famiglie, in chi lavora e produce, nei poveri. Fratelli e sorelle della nostra Trieste, dell’Italia e del mondo intero, vittime designate di una guerra strana condotta da un nemico imprevedibile e implacabile. La tentazione della disperazione è lì, Signore: è la disperazione dei malati timorosi di non poter guarire; è la disperazione di chi ha paura di perdere il lavoro e si sente inutile e smarrito; è la disperazione dei nostri anziani che sono le persone più esposte e fragili. È questo mondo pieno di dolore che noi poniamo vicino al tuo cuore trafitto; lo facciamo pieni di fede perché sappiamo che tu hai realizzato la redenzione mediante la sofferenza e che tu hai elevato la nostra sofferenza a livello di redenzione. Dalla tua Croce, a ogni sofferente rivolgi questo invito: Seguimi! Vieni! Prendi parte con la tua sofferenza a quest’opera di salvezza del mondo, che si compie per mezzo della mia sofferenza! Per mezzo della mia Croce. Le sofferenze di tanti fratelli e sorelle, unite alle tue, salvano il mondo.

Gesù crocifisso, la redenzione che hai compiuto sulla Croce, è stato un grande atto di consolazione. Eccoci ai piedi della tua Croce ad implorare la grazia della tua consolazione come bambini impauriti in cerca di una madre amorosa e provvidente. Facci la grazia della tua consolazione che ci consenta di non sentirci soli e abbandonati in questa dolorosa tribolazione. Facci la grazia di sperimentare quello che sperimentò l’apostolo Paolo che chiamò Dio il “Dio di ogni consolazione”, “il quale ci consola in ogni nostra tribolazione” (cf. 2Cor 1,3-4). Facci la grazia di essere come i primi cristiani che ebbero “una grande consolazione nell’afferrarsi alla speranza che è posta loro davanti” (cf. Eb 6,18). Anche noi, posti davanti alla tua Croce, siamo certi che “Dio nostro Padre, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza”, conforterà i nostri cuori (cf. 2Tess 2,16ss).

Gesù crocifisso, poco prima della tua dolorosa morte avevi detto: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto” (Gv 12,24). I frutti furono il sangue e l’acqua che cominciarono a sgorgare dal tuo costato aperto e, da allora, come una sorgente di grazia e salvezza, iniziarono a fecondare la terra e far fiorire la vita. E quel tuo costato aperto fece nascere da subito una nuova umanità: Maria, tua madre; la Veronica, donna piena di coraggio che ridonò dignità al tuo Volto deturpato; alcune donne di Gerusalemme, che condivisero il tuo dolore; il ladro che chiese perdono; il cireneo che ti aiutò a portare la Croce. E dopo di allora, lungo i secoli fino ad oggi, il sangue e l’acqua del tuo costato hanno alimentato una umanità nuova che ha seminato il tuo amore, soprattutto verso i poveri, nel terreno aspro e refrattario del mondo. San Camillo de Lellis che nei malati vedeva te e inventò gli ospedali per curarli; san Giovanni Bosco, che si dedicò anima e corpo ai giovani sfruttati e abbandonati come scarti nella prima industrializzazione; santa Madre Teresa di Calcutta, che si propose di saziare la tua sete di crocefisso, donandosi agli ultimi; il nostro beato don Francesco Bonifacio che offrì la sua vita per non barattare la libertà dei figli di Dio con la moneta falsa dell’ideologia. Signore, tieni aperto il tuo costato da cui fluiscono il sangue e l’acqua che generano gli uomini e donne nuovi di cui abbiamo bisogno per rinnovare il mondo con la forza del tuo amore.

Gesù crocifisso, in questo Venerdì Santo abbiamo ricordato la tua passione, la tua morte e la tua sepoltura. E ora davanti al tuo sepolcro, con quella grossa pietra che è stata fatta rotolare contro l’entrata, abbiamo la sensazione che tutto sia finito. Ma ci sbagliamo perché la tua morte è un atto di donazione e di amore e il tuo amore è più forte della morte; perché in quel sepolcro arde già nel tuo corpo immolato lo Spirito di Dio che dona la vita: in quel sepolcro tu sei il grano di frumento che fu seminato perché, morto, germogliasse nella spiga santa della vita, della vita per la tua Chiesa, della vita per il mondo intero nella fraternità e nella pace. Ora, Signore, in questo Venerdì Santo “Tutto tace, ma nella speranza. L’ultimo Adamo tende la mano al primo Adamo. La Madre di Dio asciuga le lacrime di Eva. Attorno alla roccia mortale, fiorisce il Giardino”. Amen! (Patriarca Bartolomeo I).

 

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Colletta

Quest’anno la tradizionale Via Crucis cittadina è proposta in modo diverso, per rispettare la distanza fisica che l’emergenza esige. Non è diversa, invece, l’attenzione che vogliamo porre alle realtà che hanno bisogno di un aiuto. Il Vescovo ha espresso il desiderio che la colletta che accompagna questa Via Crucis sia a favore dell’Azienda Sanitaria Giuliano Isontina e delle numerose urgenze che la investono: terapia intensiva, pneumologia, infettivologia, pronto soccorso, dipartimento di prevenzione, tutti i vari reparti ospedalieri e territoriali e tante altre realtà e persone in trincea per garantire a tutti il diritto alla salute anche e soprattutto in questo tempo. Vogliamo allora chiedere il contributo di tutti proprio per queste necessità.

Chi volesse contribuire, può farlo attraverso un bonifico bancario all’IBAN: IT 11 H 02008 02230 000105830922
Indicando come destinatario: ASUGI – via Costantinides, 2 – Trieste
E come causale: Covid19 – colletta Via Crucis