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Lettera del Vescovo agli operatori e addetti alle case di riposo, alle case di accoglienza, ai servizi verso le persone

Carissimo amico, carissima amica,

ti scrivo queste righe per manifestarti innanzitutto la mia vicinanza in questo tempo così difficile e doloroso a causa del coronavirus, nel quale sei chiamato ad affrontare situazioni, problemi e sfide mai affrontati prima. Soprattutto quando anche tu ti vedi costretto a misurarti con la tua malattia, con quella dei tuoi assistiti, dei tuoi colleghi, dei tuoi cari e delle persone che ti circondano.

Mi giungono notizie molto serie e preoccupanti circa la salute di moltissimi operatori e addetti alle nostre case di riposo, alle case di accoglienza, ai servizi verso le persone, che operano a contatto con le categorie più deboli della nostra società: anziani, ammalati, poveri, emarginati, migranti. Relazionarsi con queste persone risulta essere ancora più difficile in questo momento. È difficile servirle in pienezza, quando si deve fare i conti con la paura di mettere realmente la propria vita a rischio di contagio o di mettere noi stessi a rischio di contagiare gli altri. È difficile servirli in pienezza, quando si percepisce che l’impegno profuso non è sempre valorizzato e supportato adeguatamente dalle pubbliche Istituzioni o dalla solidale attenzione della società civile.

Davanti a questa montagna che sembra invalicabile, mi sento di proporti le parole di incoraggiamento che il grande Re Davide diede a suo figlio Salomone in occasione della sua chiamata alla costruzione del Tempio di Gerusalemme: “Sii forte, coraggio; mettiti al lavoro, non temere e non abbatterti, perché il Signore Dio, mio Dio, è con te. Non ti lascerà e non ti abbandonerà finché tu non abbia terminato tutto il lavoro per il tempio” (1Cr 28,20). Sono parole che sgorgano direttamente dal cuore del Signore, nelle quali anch’io cerco conforto soprattutto in questi tempi così complicati. Esse ci assicurano che il Signore non ci abbandonerà: questa è la chiave della nostra speranza e del sostegno evangelici, tanto necessari al nostro lavoro e alla nostra missione accanto alle persone più deboli e fragili.

Grazie dal più profondo del cuore per tutto il tuo lavoro e la tua dedizione. Ti abbraccio, unitamente ai tuoi cari e alle persone a te vicine. Possa la mia preghiera essere sempre di conforto al tuo lavoro e alla tua fatica.

Il tuo Vescovo Giampaolo

Trieste, 2 dicembre 2020