Ceneri

Mercoledì delle Ceneri

DIOCESI DI TRIESTE

Mercoledì delle Ceneri

✠ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 17 febbraio 2021

 

Carissimi fratelli e sorelle, in Cristo!

1.         Con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri entriamo nel tempo liturgico della Quaresima, istituito dalla Chiesa per prepararci alla Pasqua. Questo tempo ci è donato per la nostra conversione che richiede l’abbandono di tutto quello che ci porta lontano da Dio, attraverso l’esercizio ascetico del digiuno, dell’elemosina e della preghiera. In particolare, la Quaresima è un tempo per credere, ovvero per ricevere Dio nella nostra vita e consentirgli di piantare la sua tenda presso di noi (cf. Gv 14,23). La Quaresima è un tempo per coltivare la speranza, cioè per essere, in Gesù Cristo, testimoni del tempo nuovo, in cui Dio “fa nuove tutte le cose” (cf. Ap 21,1-6). La Quaresima è un tempo per amare chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia, soprattutto a causa della pandemia di Covid-19. Offrendo con la nostra carità una parola di fiducia, facciamo sentire all’altro che Dio lo ama come un figlio.

2.         Carissimi fratelli e sorelle, l’odierna liturgia prevede il suggestivo rito dell’imposizione delle ceneri nel capo di ciascuno di noi che, nei suoi profondi significati, è bene illustrato dalla Sacra Scrittura. Esso indica prima di tutto la nostra fragile condizione di fronte al Signore, come evidenzia Abramo che parla a Dio nella Genesi: «Riprese Abramo e disse: ‘Ecco che ricomincio a parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…’» (Gen 18,27). Anche Giobbe sottolinea il limite dell’esistenza: «Mi getta nel fango, e mi confondo con la polvere e con la cenere» (Gb 30,19). Oltre al richiamo alla condizione di fragilità umana, il rito delle ceneri evoca anche il segno concreto di chi si è pentito e, con cuore rinnovato, riprende il proprio cammino verso il Signore, come si legge nel Libro di Giona in cui il re di Ninive, ricevuta la notizia della conversione del suo popolo, si siede sulla cenere, e in quello di Giuditta in cui gli abitanti di Gerusalemme, che pregano Dio perché intervenga a liberarli, si cospargono il capo con la cenere.

3.         Carissimi fratelli e sorelle, anche quest’anno ho inviato un Messaggio a tutta la Diocesi per il tempo quaresimale che ha come titolo La tenda di Dio. Nella drammatica condizione spirituale e psicologica determinata dalla pandemia da Covid-19 molti si chiedono: Dio dov’è? Dio ci ha abbandonato? A fronte di queste laceranti domande, nel Messaggio propongo di pregare spesso i versetti conclusivi del salmo 44: «Svegliati! Perché dormi, Signore? Destati, non respingerci per sempre! Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? La nostra gola è immersa nella polvere, il nostro ventre è incollato al suolo. Àlzati, vieni in nostro aiuto! Salvaci per la tua misericordia!» (vv. 24-27). Le parole del salmo devono risuonare sempre nei nostri cuori come preghiera costante al Padre perché non ci abbandoni in questo tempo di crisi e di prova. Preghiamo allora Maria di guidarci con materna sollecitudine nel tempo della Quaresima verso la tenda del Signore Gesù. Andiamo verso quella tenda accompagnati da San Giuseppe, custode di Maria e di Gesù, in questo Anno speciale che il Santo Padre Francesco ha voluto che sia dedicato alla sua santa persona.