Il Vicario Generale Can. Mons.Pier Emilio Salvadè


Can. Mons. PIER EMILIO SALVADÈ

Can. 479. Al Vicario Generale compete in forza dell’ufficio, la stessa potestà esecutiva su tutta la diocesi  che, in forza del diritto, spetta al Vescovo Diocesano, la potestà di porre tutti gli atti amministrativi, ad eccezione di quelli che il Vescovo si sia riservato, oppure che richiedono, a norma del diritto, un mandato speciale del Vescovo.

Mons. Salvadè è procuratore generale dell’ente Diocesi, dell’Ente Chiesa Cattedrale di San Giusto e Presidente dell’Ente di culto San Giusto. Prelato d’Onore di Sua Santità. Canonico del Capitolo Cattedrale di San Giusto.
Presidente della Fondazione Caritas Trieste Onlus. Commendatore dell’Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme. Commendatore del Sovrano Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Membro del Collegio dei Consultori, Canonico del Capitolo Cattedrale di S. Giusto.

e-mail: vicario.generale@diocesi.trieste.it

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Mons. Pier Emilio Salvadè

Vicario Generale della Diocesi di Trieste

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Indirizzo di Saluto al termine del Concerto

Cattedrale di San Giusto, 4 ottobre 2016

 

Eccellenza Carissima, Distinte Autorità, reverendi confratelli, carissimi fedeli qui convenuti,

Questa sera abbiamo gustato uno splendido concerto nella nostra Cattedrale per condividere la gioia della Diocesi per tre diversi avvenimenti che riguardano il nostro Vescovo: il 45° di Ordinazione Presbiterale e il suo genetliaco. Ma non dobbiamo dimenticare anche il 7° anniversario del suo ingresso nella nostra diocesi! Tutto questo ce lo ha appena ricordato il vicario episcopale per la cultura e il laicato mons. Ettore Malnati  introducendo questa serata.

Questa di stassera è un’occasione per tutti noi per intensificare la preghiera d’intercessione perché il Signore lo guidi e lo accompagni nel suo ministero di Pastore e successore degli Apostoli. Chiediamo a Dio che il suo servizio per la Chiesa di Trieste sia sempre più fecondo e ricco di grazie.

In questo giorno la liturgia ci ha fatto celebrare la festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. La figura di questo santo è affascinante da molti punti di vista. Io vorrei solo sottolineare il fatto che Francesco si dice che fosse talmente pieno di Vangelo che riusciva a farsi capire anche dagli uccelli del cielo e dai lupi.

Noi vogliamo augurare al nostro Vescovo Giampaolo, in questo particolare momento del cammino della nostra chiesa triestina, di cercare sempre, come San Francesco, di riconciliare le differenze, e ritrovare quei linguaggi che costruiscono ponti anche tra mondi diversi e ostili. Non è certamente facile, in quest’epoca di personalismi, tessere trame e costruire relazioni vere, ma è l’unica scommessa per rendere il vangelo davvero vivo e operante nella nostra amata e complessa città.

Il magnifico concerto di stasera è infine l’occasione per ringraziare il Vescovo e fargli sentire la nostra vicinanza per il suo ministero in mezzo a noi.

Nella Chiesa dovremmo imparare a vedere sempre il volto della persona dietro il ruolo che ricopre. A volte invece pensiamo che essa è come un’agenzia di servizi, in cui preti e vescovi sono funzionari che come tali dovrebbero essere trattati, esattamente come ci si rivolgesse a un ufficio. Cerchiamo invece di vedere sempre il volto dell’uomo dietro al ruolo del Vescovo e impariamo a capirlo e ad accoglierlo come persona, come un Padre amato, verso cui siamo capaci di gratitudine e di attenzione.

Questa serata l’abbiamo dedicata lui: l’amore e la fedeltà alla croce di Cristo insieme al suo “si” che si rinnova ogni giorno aiuti ciascuno di noi a sentirci uniti – sacerdoti e fedeli – perché il Vescovo Giampaolo possa aiutarci ogni giorno a camminare con più forza e coerenza dietro a Gesù, fedeli al suo Vangelo.

don Pier Emilio, vicario generale

 

Ogni uomo è una storia sacra

Il Vicario Generale monsignor Salvadè, con parole di cristiana saggezza, richiama alla sacralità della persona umana e all’unità della comunità ecclesiale dopo le inqualificabili polemiche di questi giorni.

“Ogni uomo è una storia sacra”

Cosa abbiamo smarrito in questi giorni?

 

 

“Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo su cui stai è una terra sacra” (Libro dell’Esodo).

Cosi Dio disse a Mosè prima di rivelarsi sul monte: togliti i sandali.

Nella vicenda di don Maks, nella ridda di comunicazioni e contro comunicazioni, di titoli sui giornali e di commenti velenosi su facebook cosa abbiamo smarrito?

Il rispetto per il dolore di una vittima (la ragazza) e l’umano cordoglio per una persona che si è tolta la vita, e la fede che deve circondare il Vescovo: ecco cosa abbiamo smarrito.

E la falsa comunicazione è arrivata fino ai telegiornali nazionali, tanto si sa che il “gossip” vende bene.

Ora, dopo questi giorni di letterale follia, forse occorre fare un passo indietro. E ricuperare il bene prezioso del silenzio e della preghiera che rispetta il dolore delle persone qui ferite da questa vicenda, che di fatto sono gli unici attori a cui questo fatto riguarda, Vescovo compreso.

Si tratta di persone cioè di “terra sacra”. Fedeli che escono dalla messa di un Vescovo solo perché?  E in risposta a un gesto di attenzione e di cura pastorale, questo è essere Chiesa? No. Questo si chiama “scisma” e fa molto male alla Chiesa. Per difendere un prete (che ha riconosciuto il suo peccato)  si contesta il  vescovo? Ma che cristiani siamo?

Qui non si tratta dei miei personali rancori o simpatie verso un Vescovo, o verso quell’una o l’altra persona di questa vicenda, o verso gli italiani o gli sloveni.. Qui stiamo dando cattiva testimonianza di Chiesa.

La Chiesa è il luogo della verità, della giustizia, ma anche di una fraternità che si alimenta di stima, rispetto e attenzione per l’altro. Proprio queste tre cose sono mancate in questi giorni.

Occorre un passo indietro. E più silenzio e preghiera. Forse solo questo ci chiede Dio ora. E domandiamoci se stiamo servendo Dio e la Chiesa o ci stiamo servendo di essi per le nostre personali battaglie.

Resta il dolore di una donna che deve essere aiutata , di un padre che ha perso il suo unico figlio. E di una Chiesa che ha perso un sacerdote. Solo questo importa e questo dobbiamo difendere. Il resto sono chiacchiere da bar.

E occorre spegnere il chiasso in un esercizio più serio di preghiera e di umana attenzione. “Restiamo umani”, se ancora un po’ di umanità ci è rimasta nel cuore. E cristiani e non italiani o sloveni ….

Mons. Pier Emilio Salvadè

Vicario Generale della Diocesi di Trieste

 

 

Quei giudizi “frettolosi”

Il Vicario Generale della diocesi di Trieste, Mons. Pier Emilio Salvadé, chiarisce ulteriormente i fatti per cercare di evitare i “giudizi frettolosi” sulla drammatica vicenda di don Maks Suard. Osservazioni vere, utili per tutti.

 

Don Pier Emilio Salvadè, in quanto Vicario Generale della Diocesi di Trieste, ha seguito molto da vicino la triste recente vicenda legata al tragico suicidio di don Suard. Il suo è un punto di vista unico: egli è in stretto e continuo contatto con il Vescovo ed ha la visuale sull’intera realtà diocesana.

Monsignor Salvadé, Boris Pahor ha affermato che il Vescovo, davanti al caso del sacerdote don Suard, ha agito “come un giudice frettoloso”. Cosa ne pensa?

Ho molta stima per Pahor e per questo mi stupisce questo suo giudizio frettoloso. Non credo che egli conosca di preciso e fino in fondo come sono andate le cose.

Vuole dirci lei come sono andate?

Il Vescovo ha parlato a lungo con don Maks e avrebbe parlato ancora a lungo con lui, incontrandolo, come tra loro concordato, in canonica, ed anche dopo se, come il Vescovo auspicava, fosse iniziato un cammino durante il quale il Vescovo si era impegnato a stare vicino a don Suard, con affetto paterno. Purtroppo il tragico epilogo ha impedito tutto questo.

Però il giudizio è stato immediato…

Durante il colloquio con il Vescovo, don Maks ha ammesso, esprimendo parole di profondo rammarico. Non c’era quindi bisogno che il Vescovo nominasse una commissione di inchiesta per protrarre il tempo dell’istruttoria in vista di un giudizio. Il giudizio, in un certo senso, lo aveva dato già don Maks, confermando i fatti. Il Vescovo, a quel punto, aveva davanti a sé due doveri: iniziare il percorso canonico previsto in questi casi e aiutare don Maks ad iniziare insieme a lui un percorso di revisione umana e sacerdotale. Il Vescovo ha fatto entrambe le cose, con fermezza da un lato, a salvaguardia della Chiesa e della parte lesa, e con paternità dall’altro, in spirito di vicinanza caritatevole al sacerdote.

Pahor dice che il Vescovo “avrebbe dovuto farsi spiegare con calma la situazione” …

E non l’ha fatto? Ha ascoltato a lungo la signora, che ha presentato anche una memoria scritta. Ha parlato a lungo con don Maks, che, con dolore, ha confermato.

Pahor si dice anche perplesso dato l’appuntamento in canonica e non al palazzo vescovile.

Era stato don Maks a chiedere al Vescovo due giorni di tempo per redigere una lettera diretta alla comunità, nella quale – a suo dire – avrebbe chiesto perdono. Il Vescovo lo ha concesso di buon grado, consapevole che si trattava di un momento difficile. E pure di buon grado ha acconsentito ad andare lui da don Maks, per ritirare la lettera, piuttosto che il contrario. Vi vedo la disponibilità del Vescovo a fare quanto fosse in suo potere per andare incontro a don Maks in quel difficile momento.

La Curia ha emesso un comunicato in tempi brevissimi, dopo la scoperta da parte del Vescovo stesso, del tragico evento. Come mai avete agito con tale tempestività?

Le voci circolano in fretta. Erano già disponibili sulla piazza alcune distorte dietrologie. Il Vescovo è stato subito del parere di procedere con la massima trasparenza, proprio per non dare spazio a interessate voci fuori campo. Dire la verità dei fatti è la cosa migliore.

Molti fedeli hanno scritto a Vita Nuova, apprezzando la decisione del Vescovo di inviare un Messaggio alla diocesi da leggersi in tutte le chiese.

Il Vescovo ha sentito il dovere di rivolgersi subito ai fedeli con una parola di informazione e con una riflessione alla luce della fede. Fatti come questo hanno carattere sconvolgente, per le molte dimensioni di mistero che contengono in sé. Il Vescovo ha voluto dire ai fedeli la verità e richiamare tutti a considerare le cose nella luce della Resurrezione di Cristo, che nella fede della Chiesa dà senso anche a quanto di incomprensibile ad occhi umani si agita nel cuore dell’uomo.

Il Vescovo ha vissuto due momenti particolarmente drammatici: il primo è stato quando ha scoperto il corpo senza vita di un suo sacerdote; il secondo quando, sabato scorso, un gruppo di fedeli ha abbandonato la chiesa di Santa Croce all’inizio della celebrazione eucaristica. Lo ha trovato provato in questi giorni?

Il Vescovo è stato molto provato sul piano psicologico e morale. Per lui è stata una grande sofferenza. Tanto più sorprendente quanto da lui assolutamente indipendente. I fatti in questione si riferiscono, infatti, a molti anni fa. E’ come esplosa una situazione rimasta finora sconosciuta perché sotterranea. Il Vescovo si è trovato di fronte ad una grande prova sul piano personale. Egli ha saputo comunque tenere il timone saggiamente in mano in virtù della consapevolezza che egli ha del dovere episcopale, ossia di cosa significhi essere Vescovo, prima ancora di cosa significhi fare il Vescovo. Chi collabora con lui sa bene quanto solida sia questa consapevolezza, nutrita dalla fede apostolica. Umanamente è stato anche aiutato dai molti attestati di vicinanza che ha ricevuto.

Come valuta il gesto dei fedeli che sono usciti dalla Chiesa di Santa Croce in contestazione al Vescovo?

Vorrei dire prima di tutto una cosa. La decisione personale del Vescovo di recarsi a celebrare la Messa in quella chiesa e in quella parrocchia è stato un atto di grande vicinanza paterna alla comunità cristiana di lingua slovena. Qualcuno lo ha definito un atto di coraggio. Io lo definirei un atto di amore per quella comunità intimamente ferita. Evidentemente la reazione dimostra che tale intenzione non era stata capita da tutti. Il Vescovo ha intimamente offerto il suo dolore in quella circostanza alla causa del bene e della verità. E’ certamente un grave errore interpretare l’operato del Vescovo nei confronti di don Maks come avente a che fare con la comunità cristiana di lingua slovena. Del resto il Vescovo, come ho già detto, sia verso don Maks che verso quella comunità, non ha mai cessato di essere padre amorevole. Testimoniandolo, tra l’altro, proprio andando a celebrare a Santa Croce. Io credo che questo emergerà con sempre maggiore chiarezza.

Secondo lei perché il caso è emerso solo oggi, a distanza di anni?

Non ho una spiegazione. Posso fare solo delle ipotesi, come chiunque altro, sulla base di alcuni fatti emersi in questa circostanza. La realtà è di difficile occultamento. Tra le pieghe della storia talvolta riemerge, provocando dolore di vario genere.

Qualcuno parla di persone che ne erano al corrente ma che hanno taciuto…

Non do giudizi di questo genere. Il Vescovo metterà in atto una serie di iniziative per una seria verifica di questa questione. Intanto, evitiamo le caccie alle streghe e l’ansia di trovare ad ogni costo dei capri espiatori. Un cosa è chiara: in questo momento, dopo le disposizioni di Benedetto XVI e Papa Francesco, tacere è impossibile. Ed è giusto che sia così.

Il sistema di sostentamento alla Chiesa cattolica

Promuovere una comunità che sia artefice corresponsabile di comunione e servizio


A Salerno si è svolto, nei giorni scorsi, il Convegno Nazionale degli economi e direttori degli uffici amministrativi delle diocesi italiane: il sottoscritto, il dr. Eugenio Santoro e il rag. Dario Desilia vi hanno preso parte. L’assise costituisce ormai un tradizionale appuntamento annuale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Sono trascorsi 24 anni da quando è entrato in vigore il nuovo sistema di sostegno economico alla Chiesa, sancito a seguito della revisione concordataria del 1984. L’intervento dello Stato non determina né garantisce l’ammontare dei flussi finanziari a favore della Chiesa, rimessi alla scelta dei contribuenti.

Tre sono le finalità ammesse per l’utilizzo delle somme destinate alla Chiesa cattolica: sostentamento del clero, esigenze di culto della popolazione, interventi caritativi.

I fondi dell’otto per mille non possono quindi venire utilizzati a piacimento ma devono seguire queste destinazioni, con una procedura vincolata e trasparente.

Tutto è rimesso al giudizio e alle scelte dei cittadini. La corresponsabilità di tutti, intende favorire la comunione della comunità ecclesiale e civile nel sentirsi partecipe alla vita della Chiesa, in coerenza con la svolta pastorale del Concilio Vaticano II.

Se questa attenzione è rivolta ad ogni cittadino, essa costituisce un vincolo di coscienza per ogni battezzato il quale, anche attraverso il sostegno economico alla comunità ecclesiale, sente di appartenere alla famiglia dei discepoli del Signore.

Lo Stato riconosce attraverso tale processo, affidato alla libera determinazione dei suoi membri, la rilevanza etica, culturale e sociale assicurata dalla Chiesa cattolica per la promozione umana e la salvaguardia del bene comune.

Del resto, le risorse pubbliche sono oggettivamente destinate al soddisfacimento di interessi sociali e comunitari, la cui concreta individuazione è rimessa allo Stato e alla Chiesa, ciascuno per la parte di rispettiva competenza stabilita dalla normativa di

derivazione pattizia, nel condiviso intento di concorrere alla crescita del nostro Paese.

La scelta di apporre, all’atto della dichiarazione dei redditi, la firma sulla destinazione dell’otto per mille in favore della Chiesa cattolica non costa nulla al cittadino, ma gli consente con questa opzione di apprezzare e sostenere il suo operato.

Una parola sui pensionati: non sono più obbligati a seguire questa procedura, sarebbe quindi auspicabile che in ogni parrocchia si designi un incaricato che raccolga  i modelli cud dei pensionati per inoltrarli ad un istituto bancario.

Al contribuente costa molto di più l’offerta deducibile per il sostentamento del clero, perché questa comporta comunque un esborso personale che non viene pareggiato dal vantaggio fiscale.

Rimane sempre possibile, secondo la forma di una gratuità evangelica, devolvere offerte libere e la formulazione del proprio testamento a favore della Chiesa cattolica. E’ questa fonte di sostegno spontaneo che ha consentito per secoli alla Chiesa di realizzare le tante opere di bene disseminate in Italia ed il patrimonio storico ed artistico testimoniato dalle sue innumerevoli chiese e cattedrali.

La nuova legislazione di derivazione concordataria per il sostegno economico alla Chiesa entrò in vigore nel 1990. In quell’anno lo Stato versò alla Chiesa Cattolica a titolo di anticipo l’equivalente di Euro 210.000.000, oltre ad un significativo contributo per l’edilizia di culto.

Fino al 2003 l’ammontare è cresciuto in modo praticamente progressivo ed ha raggiunto la quota di circa un miliardo di euro. In questi ultimissimi anni la somma sta sensibilmente decrescendo, è quindi richiesta una maggior trasparenza nelle parrocchie, con un’opera di sensibilizzazione e testimonianza nella fedeltà a questo partecipazione solidale al sostentamento del clero, delle opere di culto e di carità.

Una parola ancora sugli interventi di rilevanza sociale per le persone in stato di bisogno. Ogni diocesi ha una somma fissa annuale da erogare. E con questa denaro la Chiesa sovviene alle più svariate necessità: anziani, extracomunitari, portatori di handicap, poveri, disoccupati, nuclei familiari indigenti, comunità parrocchiali in difficoltà. Si possono anche finanziare progetti particolari per opere caritatevoli da sostenere, secondo le indicazioni del Vescovo. La Chiesa non intende in questo modo  supplire alle funzioni sociali dello Stato, ma svolge un riconosciuto e apprezzato ruolo di supporto ai bisogni della comunità civile, affiancandosi alle pubbliche istituzioni secondo il principio di sussidiarietà e in attuazione di quelle opere di misericordia che esprimono la carità di Cristo.

Al Vescovo spetta la decisione circa la ripartizione e l’assegnazione di tutte le somme dell’otto per mille destinate a favorire nei sacerdoti e nei laici coinvolti in questa procedura la chiarezza, la maggior conoscenza e la corresponsabilità ecclesiale in ordine agli strumenti di sostegno economico alla Chiesa cattolica.

La diocesi di Trieste ha ricevuto nel 2013 per le esigenze di culto euro 658.000,00; alle parrocchie la diocesi ha erogato euro 350.000; ha sostenuto i costi di Vita Nuova , Radio Nuova Trieste, Seminario e funzionamento degli uffici diocesani.

Per gli interventi caritativi della diocesi, del vescovo e della Caritas, è stata assicurata lo scorso anno la somma di euro 528.000,00.

Per il sostentamento del clero la nostra diocesi ogni anno riceve e trasferisce ai singoli sacerdoti la somma di euro 1.100.000,00 ! Senza l’otto per mille alla Chiesa cattolica chi manterrebbe i nostri preti ?

Da segnalare che la Chiesa tergestina in questo ultimo decennio ha utilizzato risorse patrimoniali per un importo annuo di circa 350.000 euro. Il progressivo depauperamento delle nostre risorse può essere compensato dalla corresponsabilità fattiva di tutte le realtà che animano la diocesi, con  il concorso generoso di ognuno. Una presenza fattiva che ravvivi lo spirito di fraternità che discende dal riconoscimento del Padre comune, in comunione con il Signore Gesù, affidandoci al dono dello Spirito che riversa l’amore di Dio nei nostri cuori, per essere umili e operosi strumenti della Divina Provvidenza per raccogliere l’invito di papa Francesco a testimoniare il Vangelo della gioia per “riscaldare i cuori dei fedeli, con vicinanza e prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo la battaglia. Si devono curare le ferite…e bisogna cominciare dal basso”.

 

Mons. Pier Emilio Salvadè

 

Fare trasparenza significa soddisfare la gente e sostenere un giudizio positivo verso l’operato della Chiesa cattolica.

Si è svolto a Chianciano Terme, nelle giornate del 12,13 e 14 marzo 2012,  il IX convegno nazionale degli Economi Diocesani. Numerose ed aspettate le presenze importanti della Cei, tra questi S.E. Mons. Mariano Crociata segretario generale, Mons. Mauro Rivella sottosegretario, e don Rocco Pennacchio economo generale.

Ovviamente il tema focale dell’incontro è stato basato sul rapporto tra Chiesa e Stato, tra doveri e lealtà, tra le annunciazioni di principio e l’impegno educativo. Lo sottolinea in apertura del convegno Mons. Rivella: ” ..si radica il dovere dell’esemplarità dei comportamenti civici, anche quando ciò risulta oneroso. La crisi economica in cui vera il Paese, non è un alibi per  scendere a patti con le regole della convivenza sociale, ma una provocazione a osservarle con ancor più rigore”.

Parole forti e significative. Ancora una volta la Chiesa, attraverso i suoi componenti,  è chiamata ad occupare un ruolo politico ed economico all’interno delle sue strutture. A questo proposito arriva puntuale l’intervento di Don Rocco Penacchio, da poco Economo Generale della Cei, il quale evidenza come nessun economo ecclesiastico può prescindere dal testo più importante: Il Vangelo.   Don Penacchio, infatti, senza negare la rilevanza delle fonti di diritto dice: “..nella nostra attività dobbiamo ispirarci all’amministratore saggio della parabola envagelica, il quale aspetta il ritorno del suo padrone e non considera suoi i beni che amministra”.  Merita un attenzione particolare questa sua “marcatura”.

I temi e le questioni trattate durante il convegno sono molti e meritevoli di divulgazione attraverso i mezzi stampa affinché tutti i nostri fedeli e laici possano interpretare e conoscere i lavori svolti durante le esposizioni dei relatori.  Gli aspetti fondamentali, a nostro avviso, sono stati due: “l’impegno delle curie a fare trasparenza e coinvolgere opportunamente i laici”. Un messaggio   chiaro ed esplicito come la discussione e la critica “fuori posto” dell’ opinione pubblica sul tema Ici (IMU) può e deve essere un’opportunità per tutti noi ecclesiastici ai fini di aiutare a rendere più chiaro e semplice temi molto complessi ed economici.

Si è parlato dell’ 8xmille con il Dr. Matteo Calabresi, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica, il quale ricorda quanto detto dal S.Em. il cardinal Bagnasco: ” Una limpida trasparenza nell’uso del danaro è condizione imprescindibile per la credibilità generale della Chiesa”. ” Una trasparenza sempre maggiore consentirà un sempre maggiore reperimento di fondi per la necessità della Chiesa”. Su questa parola chiave il dr. Calabresi costruisce un indicatore chiamato “indice di Trasparenza locale” che fornisce una misurazione  della percezione di quanta trasparenza viene applicata ed è presente all’interno della propria parrocchia. I dati emersi hanno evidenziato che solo nel 27% dei casi le persone interpellate sono soddisfatte della trasparenza presente nella propria parrocchia, mentre oltre il 50% delle persone hanno la percezione che la propria parrocchia operi con una bassa trasparenza. Il giudizio verso l’operato della Chiesa cattolica è ancor più positivo laddove c’è trasparenza ( 77% vs. 45%), mentre è piuttosto contenuto tra coloro che reputano si operi con poca trasparenza nelle proprie Parrocchie (21% vs. 45%).  Laddove c’è trasparenza, molto più alta siano le firme 8xmille a favore della Chiesa Cattolica (96% vs 81%). Il non sapere come la Chiesa impiega i soldi raccolti con le firme 8xmille, porta a indirizzare le proprie scelte verso lo Stato (31% vs. 15%). Il lavoro statistico di Calabresi  si aggiunge con il suo suggerimento di fare gruppo, fare rete con chi in diocesi si occupa di comunicazione per fare emergere in maniera visibile e fruibile tutte le opere di attività realizzate con i fondi 8xmille a livello diocesano.

Sugli scenari macro economici è intervenuto l’ Ing. Livio Gualerzi, responsabile gestione risorse finanziare, il quale evidenza che la Banca mondiale prevede una crescita a livello globale di 2,5 punti percentuali nel 2012(1,1 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti stime, pubblicate a giugno) e 3,1 nel 2013. l’inflazione ha raggiunto il picco in tutte le principali economie mondiali nella seconda parte del 2011 e secondo gli analisti è pronta a cadere nella prima metà di quest’anno. un calo dei prezzi delle materie prime potrebbe ripercuotersi sui prezzi al consumo. La situazione dell’Iran è il principale rischio al rialzo per i prezzi del petrolio.

La relazione dell’ing. Gualerzi che pone la sua attenzione sul mondo economico e sociale a livello internazionale, completa un rapporto più che soddisfcente, attraverso il quale  molti di noi si devono relazionare nel quotidiano con il nucleo familiare per affrontare gli impegni socio-economici. Per questo motivo la nostra Diocesi ha partecipato con molta attenzione e senso critico ai dibattiti dei relatori intervenuti al IX convegno Nazionale degli Economi Diocesani, affinché si possa apprendere e formarsi al meglio sulla situazione nazionale e le nuove disposizioni da attuare all’interno delle strutture diocesane.

A questo proposito, senza paura e vergogna, la nostra Diocesi intende sensibilizzare tutte le persone, non solo i fedeli, a versare l‘8xmille firmando, con cognizione di causa, il proprio 730 o modello unico. Senza dimenticare, che il nostro impegno, uomini di chiesa, è quello di amministrare i beni della Diocesi come necessità per il sostenimento della Chiesa e non per fare economia imprenditoriale.

Si conclude l’appuntamento nazionale  degli economi diocesani  del 2012 a Chianciano Terme, ma resta aperto il nostro impegno continuo con tutta la gente che necessità di un aiuto del Signore unendosi a Noi in un comune cammino diocesano. il prossimo Sinodo diocesano non mancherà di affrontare anche queste problematiche.

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Mons. Pier Emilio Salvadè

Il Vicario Generale della Diocesi di Trieste in alcune immagini.