Offerte per le Sante Messe e la partecipazione dei sacerdoti alle spese delle canoniche

Intervento al Consiglio Presbiterale
su offerte per le Sante Messe e la partecipazione dei sacerdoti
alle spese delle canoniche

2 marzo 2017

 

Tra i vari punti all’ordine del giorno di questa riunione del Consiglio Presbiterale, dobbiamo confrontarci in vista di una regolamentazione su alcuni temi “sensibili” nella gestione della nostra Diocesi:

  • la quantità delle messe celebrate nella nostra Diocesi
  • le offerte in occasione della celebrazione delle Messe
  • le offerte in occasione della celebrazione dei Sacramenti
  • la partecipazione del sacerdote alle spese della casa parrocchiale

  1. Quantità delle messe celebrate nella nostra Diocesi

Una considerazione di metodo: da una parte sembrano diminuire i partecipanti alle Messe, dall’altra pare, però, sembra che ci siano fin troppe Celebrazioni Eucaristiche nella nostra Diocesi.

Soprattutto occorre ristudiare il numero delle Messe mettendole a confronto con la grandezza della parrocchia stessa. Ci sono piccole parrocchie con tante Messe e grandi parrocchie con poche Messe. In una parrocchia di 6000/7000 abitanti alla domenica mattina non ci può essere solo la celebrazione di una Messa! Gli orari delle celebrazioni devono essere concordate con il Consiglio Pastorale Parrocchiale e con il decano e il decanato. Sono da evitare continui cambiamenti di orari, specialmente festivi!

Occorre una razionalizzazione, poiché l’obiettivo è quello di offrire la più larga possibilità di partecipazione alla Celebrazione Eucaristica, ma nello stesso tempo preservarne, per quanto possibile, il senso comunitario ed ecclesiale. Come ci insegna il Santo Padre è compito nostro “uscire”, “andare incontro sempre alle persone”. Una delle poche “armi” che abbiamo a disposizione è l’accoglienza delle persone!

Inoltre ritengo opportuno ristudiare gli orari delle Celebrazioni, anche in base ai cambiamenti di vita delle persone, soprattutto tenendo presente gli orari lavorativi. Per esempio ripensare nei giorni feriali al tempo della pausa pranzo, oppure alla celebrazione di Messe più serali nel giorno di domenica, soprattutto d’estate.

  1. Le offerte in occasione della celebrazione della messa

L’Eucaristia, memoriale del sacrificio di Cristo e azione di grazie di tutta la Chiesa, è sempre celebrata per il bene dell’intera comunità, in particolare per l’assemblea riunita.

In questo contesto orante sono da collocarsi le particolari intenzioni di preghiera, in modo speciale quelle in suffragio dei defunti. Esse rivestono una significativa rilevanza in quanto coinvolgono la sensibilità di molti fedeli.

L’offerta per la celebrazione della Messa è un modo tradizionale per concorrere alle necessità della Chiesa e al sostentamento del clero.

Siano rispettate le disposizioni del Codice ricordando che non è lecito a nessun sacerdote, sia secolare sia religioso, chiedere un’offerta superiore a quella fissata dalle norme diocesane.

L’offerta diocesana manuale per la celebrazione e l’applicazione della Messa viene fissata nella somma di Euro 10,00 pari a Lire 19.362,70, ricordando che “non è lecito al sacerdote chiedere una somma maggiore; gli è consentito accettare un’offerta data spontaneamente, maggiore o minore” (cfr Codice di Diritto Canonico al numero 952).

È tuttavia consentito accettare un’offerta data spontaneamente, maggiore o anche minore di quella stabilita (cfr Codice di Diritto Canonico al numero 952). Si eviti comunque anche solo l’apparenza di ogni forma di lucro.

Se un fedele dà al sacerdote più di dieci euro per l’intenzione di una Messa, il Sacerdote versi la parte in eccedenza nella Cassa Parrocchiale o utilizzi il denaro per altre intenzioni/ celebrazioni di Messe, a meno che l’offerente specifichi che tutta l’offerta è per il sacerdote stesso.

Al sacerdote di un’altra parrocchia che viene a celebrare la Messa per sostituire l’assenza del parroco si corrisponda l’offerta di 10 euro e possibilmente di altri 5/10 euro per le spese di benzina o trasporto.

Ogni parroco ha l’obbligo, alla domenica e nelle feste di precetto, di celebrare una Messa Pro populo, secondo quanto stabilito dal diritto (cfr Codice di Diritto Canonico al numero 534). Ricordo che per questa celebrazione non percepirà alcuna offerta!

Il sacerdote che celebra più sante Messe nello stesso giorno (nei giorni feriali al massimo due, nei giorni festivi al massimo tre) può applicare ciascuna di esse secondo l’intenzione per la quale è stata data l’offerta; però non può trattenere l’intera offerta, ma consegnare 6 euro a Messa alla Curia. Ogni sacerdote è responsabile di attuare questa regola.

Si richiama l’obbligo grave di celebrare tante Sante Messe quante sono le intenzioni per cui è stata ricevuta l’offerta, essendo proibita qualsiasi forma di cumulo indistinto (cfr Codice di Diritto Canonico al numero 948)

Un sacerdote deve chiedere un permesso all’Ordinario per dire più di due Messe nei giorni feriali e più di tre Messe di domenica. Vengono dati permessi ordinari alla parrocchia e non al singolo sacerdote.

Merita di essere valorizzata ed estesa la pratica di un unico registro nel quale vengono annotate le intenzioni per le Messe richieste dai fedeli e di un’unica cassa parrocchiale dove le relative offerte vengono raccolte. Il registro è essenziale specie per segnare le offerte e le Sante Messe da celebrarsi magari senza indicazione della data. A proposito dei registri, si approfitta in questa occasione per stabilire che in parrocchia devono essere presenti: registro Sante Messe da celebrarsi, Battesimi, Cresime, Matrimoni; facoltativo quello della Prima Comunione e dei Defunti!

La celebrazione delle trenta Messe Gregoriane, tradizione lodevole, deve essere ininterrotta e applicata solo per una persona: la sua offerta è fissata a Euro 450,00.

  1. Le offerte in occasione della celebrazione dei Sacramenti

Per le celebrazioni liturgiche in occasione della celebrazione dei Sacramenti (Battesimi, Matrimoni…) o nell’occasione di funerali, la tradizionale forma di offerta sia presentata non come il corrispettivo per una prestazione, ma come partecipazione riconoscente alle necessità della comunità ecclesiale e per manifestare attenzione ai poveri: sia evitata perciò ogni rigida determinazione di tariffe.

Le offerte date al parroco e ai preti che collaborano con lui in queste occasioni particolari siano versate nella cassa della parrocchia. Il sacerdote tratterà la stessa quota di ogni Messa, cioè 10 euro. (vedi punto 2). Non è lecito per il sacerdote trattenere il resto dell’offerta. A meno che l’offerente specifichi che tutta l’offerta è data al sacerdote per le sue necessità.

Le offerte raccolte durante la celebrazione delle Cresime presiedute dal Vescovo siano interamente devolute al Vescovo stesso, per le sue necessità e quelle della Chiesa Diocesana.

  1. Partecipazione del Sacerdote alle spese della Casa Parrocchiale

Occorre ricordare innanzitutto che le norme circa la remunerazione del clero non servono all’arricchimento del sacerdote, ma al suo “onesto sostentamento, e all’adempimento di tutti i doveri del proprio stato”; quanto avanzasse deve essere impiegato “per il bene della Chiesa e per opere di carità” (Cfr Codice di Diritto Canonico numero 282 § 2).

Il presbitero che dall’Ordinario è riconosciuto al servizio della Diocesi di Trieste viene rimunerato secondo i criteri emanati dalla C.E.I. (Delibera 58/1991). Mensilmente ogni sacerdote inserito nel “sistema” riceve da Roma l’integrazione stabilita dal PO1 che lui ogni anno sottoscrive: l’integrazione mensile generale che riceviamo dall’ otto per mille è di circa 98.000,00 euro. Vale la pena ancora una volta di sollecitare i nostri fedeli, specie i pensionati, ad apporre la propria firma sui modelli fiscali dell’IRPEF per destinarlo alla Chiesa Cattolica!

Al sacerdote in ministero parrocchiale sono assicurati, dalla Parrocchia a cui è a servizio, l’uso gratuito dell’abitazione e del telefono “pubblico” della parrocchia (non il cellulare “privato” del sacerdote che è interamente a suo carico) e, limitatamente fino al 50% di quelle documentate, anche le spese per servizi di riscaldamento, luce, gas, acqua ecc.

Per casi comprovati, il Parroco, sentito il Consiglio Parrocchiale degli Affari Economici, di concerto con il Decano locale, potrà aumentare fino al 90% l’importo delle spese di riscaldamento, luce, gas, acqua da porre a carico della cassa parrocchiale.

I sacerdoti che fanno vita comune avranno le stesse regole del sacerdote che vive da solo e cioè la gratuità dell’uso dell’abitazione e del telefono “pubblico” della parrocchia (non il cellulare “privato” del sacerdote) e divideranno in parti uguali la quota delle spese di vitto, domestica, riscaldamento, luce, gas, acqua per arrivare anch’essi a coprire al massimo il 50% delle stesse. Il restante verrà tolto dalla cassa parrocchiale.

 

Don Pier Emilio Salvadè