Veglia_missionaria_2018

Veglia Missionaria 2018

DIOCESI DI TRIESTE

VEGLIA MISSIONARIA

+ Giampaolo Crepaldi

Parrocchia di San Pio X, 26 ottobre 2018

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        Siamo riuniti nella Chiesa parrocchiale di San Pio X per la celebrazione della Veglia missionaria, disposti spiritualmente a rinvigorire dentro di noi e nella nostra Chiesa l’urgenza di annunciare il Vangelo di Gesù e consapevoli che la fede cristiana è autentica quando si apre alla missione che Cristo ci consegna. Solo il Vangelo ci schiude il senso profondo del vivere. Gesù Cristo, morto e risorto per noi, si offre alla nostra libertà e la provoca a cercare, scoprire e annunciare questo senso vero e pieno. In Cristo e nella sua Chiesa si trova il tesoro che riempie di gioia la vita. Chi sta con Gesù non teme il male che ci circonda, lo combatte e lo vince. Molti uomini e donne – ricordo qui la luminosa testimonianza del Beato don Francesco Bonifacio – hanno generosamente donato sé stessi, a volte fino al martirio, per amore del Vangelo a servizio dei fratelli. La croce di Gesù ci insegna la logica divina dell’offerta di noi stessi (cf 1Cor 1,17-25) come annuncio del Vangelo per la vita del mondo (cf Gv 3,16). Papa Francesco ha scritto: “Essere infiammati dall’amore di Cristo consuma chi arde e fa crescere, illumina e riscalda chi si ama (cfr 2Cor 5,14). Alla scuola dei santi, che ci aprono agli orizzonti vasti di Dio, vi invito a domandarvi in ogni circostanza: «Che cosa farebbe Cristo al mio posto?”.

2.        Carissimi fratelli e sorelle, l’annuncio del Vangelo richiede a noi cristiani di essere profondamente evangelizzati. Parliamo spesso dei problemi della Chiesa, da quelli legati alla mancanza di sacerdoti a quelli insorti in seguito a gravissime situazioni morali, da quelli organizzativi a quelli pastorali… Ma, forse, i problemi veri sono altri. Ciò di cui oggi la Chiesa, anche qui a Trieste, difetta è la convinzione che l’annunciare il Vangelo sia in grado di schiudere il senso profondo e autentico della vita umana nella sua dimensione personale e comunitaria. Ma è proprio di questo che c’è uno straordinario bisogno al giorno d’oggi; tocca a noi cristiani offrire un contributo importante e abbondante in questa direzione, in modo da far divenire la Chiesa, per gli uomini che cercano nella fede cristiana un senso compiuto dell’esistenza, una comunità capace di attrarli. Questo contribuito consiste nell’annuncio della presenza di Gesù Cristo, il Signore, il Vivente e nell’annuncio delle liete parole del suo Vangelo di salvezza e di liberazione. In questo servizio alla fede si deve trovare la nostra Chiesa diocesana: se essa, nella sua vita e nel suo agire per il mistero di Dio, diviene trasparente, allora il suo messaggio apparirà chiaro e convincente anche oggi. In questo consiste ciò che chiamiamo missio ad gentes. La periferia più desolata dell’umanità è l’indifferenza verso la fede o addirittura l’odio contro la pienezza divina della vita.

3.        Carissimi fratelli e sorelle, mentre a Roma si sta chiudendo il Sinodo dei giovani, consentitemi di ricordare il Massaggio che Papa Francesco ha rivolto a loro proprio in occasione della Giornata Mondiale Missionaria, invitandoli a testimoniare la carità come via privilegiata della missione. Queste le sue parole: “Tanti giovani trovano, nel volontariato missionario, una forma per servire i “più piccoli” (cf Mt 25,40), promuovendo la dignità umana e testimoniando la gioia di amare e di essere cristiani. Queste esperienze ecclesiali fanno sì che la formazione di ognuno non sia soltanto preparazione per il proprio successo professionale, ma sviluppi e curi un dono del Signore per meglio servire gli altri. Mi piace ripetere l’esortazione che ho rivolto ai giovani cileni: «Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Molta gente ha bisogno di te, pensaci. Ognuno di voi pensi nel suo cuore: molta gente ha bisogno di me» (Incontro con i giovani, Santuario di Maipu, 17 gennaio 2018)”. A Maria Regina degli Apostoli, chiediamo di intercedere per tutti noi e di accompagnarci sempre.