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Lettera al Mondo del Lavoro per il 1° maggio 2019

La Commissione diocesana per i problemi sociali e il lavoro desidera testimoniare la vicinanza e la solidarietà della Chiesa di Trieste al mondo del lavoro in occasione del 1° maggio 2019. Papa Francesco, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium del 2013, scrisse: «…nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita» (n.192).

Nella scelta e nella ricerca di lavoro è opportuno ricordare che, nella Provincia  di Trieste, il settore del terziario è preponderante rispetto a quello primario (agricoltura) e al secondario (industria).

Purtroppo, attualmente si registrano delle profonde crisi nelle poche industrie presenti nel territorio: la Cartiera Burgo di Duino ha licenziato 76 persone e trasferite 11; è critica anche la linea “3” della cartiera con la riduzione delle ore lavorative e le ferie forzate per altre 225; alla Principe, di proprietà della famiglia Dukcevich, si teme la cassa integrazione per 70 persone su circa 100; la Giuliana Bunkeraggi è fallita, e i suoi 23 dipendenti sono stati licenziati; alla Wärtsilä Italia di Bagnoli si temono dai 100 ai 120 esuberi; l’Italcementi ha chiuso la sede triestina licenziando 21 persone; la Sertubi è a rischio chiusura dopo l’estate, perché non ha ottenuto l’autorizzazione ad utilizzare il marchio “made in Italy”; la Colombin, storico produttore di tappi, è in crisi da qualche anno.

I Vescovi italiani, nel loro messaggio per la Festa del 1° maggio 2019, hanno scritto che: «La situazione … richiede la capacità di adattarsi e rispondere a due trasformazioni epocali: quella della globalizzazione e della quarta rivoluzione industriale». E più avanti scrivono: «… come accaduto anche per le precedenti rivoluzioni industriali, si chiudono delle vie del passato ma si aprono al contempo nuovi sentieri».

Per i giovani è necessario continuare a studiare e ad aggiornarsi anche dopo il conseguimento di un diploma o di una laurea, cogliendo ogni opportunità di lavoro che si presenti. Per quelli che hanno perso il posto di lavoro è necessario che non si scoraggino, frequentando corsi di aggiornamento e di formazione proposti dagli “Sportelli lavoro” in Porto di Trieste e nel Cantiere Fincantieri di Monfalcone.

Le Istituzioni e tutta la Comunità civile hanno il dovere di operare affinché sia i giovani sia coloro che hanno perso il lavoro abbiano la possibilità di vivere nella società con dignità ed eguali diritti. I Vescovi, infatti, più avanti scrivono: «Le macchine intelligenti non potranno mai competere con gli esseri umani in ciò che li rende veramente uomini: la vita di relazioni, la prossimità e la cura interpersonale. E, assieme ad esse, gli spazi di creatività artistica, scientifica e culturale».

È vero quello che papa Francesco disse agli imprenditori di Terni: «… il lavoro riguarda direttamente la persona, la sua vita, la sua libertà e la sua felicità. … Da qui deriva che il lavoro non ha soltanto una finalità economica e di profitto, ma soprattutto una finalità che interessa l’uomo e la sua dignità».

I Vescovi concludono il loro messaggio così: «Il vero tesoro di una comunità, e quindi del nostro Paese, e garanzia per il suo futuro è la somma delle capacità e delle competenze, dell’impegno a contribuire al progresso civile e della capacità di cooperare e fare squadra dei propri cittadini. Se sapremo preservare e arricchire questo tesoro riusciremo anche a vincere la sfida della dignità del lavoro di oggi e del futuro».

Per attuare le parole di papa Francesco e dei Vescovi, ci deve essere l’impegno di ogni singolo cristiano, delle Aggregazioni laicali e delle Parrocchie per sostenere economicamente, moralmente e in solidarietà, perché non sia pura elemosina, tutti coloro che sono senza lavoro e pochi mezzi di sostentamento, indipendentemente della loro razza e colore della pelle.

La Commissione augura a tutti i lavoratori un buon 1° maggio 2019.

 

La Commissione diocesana
per i problemi sociali e il lavoro,
la giustizia e la pace e la custodia del creato
“Caritas in veritate”