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Te Deum a conclusione dell’anno civile

DIOCESI DI TRIESTE

TE DEUM

✠ Giampaolo Crepaldi

Chiesa Beata Vergine del Soccorso, 31 dicembre 2020

 

Distinte Autorità, carissimi fratelli e sorelle in Cristo!

1.        Alla conclusione di questa Santa Messa canteremo il Te Deum di fine anno per rendere grazie al Signore. Facendo nostri i sentimenti della Vergine Maria, lo canteremo con lo sguardo fisso sul Bambino Gesù, nuovo Sole apparso all’orizzonte dell’umanità e, confortati dalla sua luce e dal suo calore, saremo pronti a presentargli “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” (Gaudium et spes, 1). San Paolo ci insegna nella sua Lettera ai Galati che con quel Bambino nato a Betlemme è stata raggiunta la “pienezza del tempo” (Gal 4,4), cioè il momento culminante della storia dell’universo e del genere umano. Con la sua nascita, il tempo delle promesse, preannunziato dai Profeti, si è compiuto: la sua venuta nel nostro mondo e nella nostra carne è l’avvenimento infatti qualitativamente più importante di tutta la storia, che dona ad essa un senso ultimo e pieno.

2.        Carissimi fratelli e sorelle, la fede in quel Bambino, nuovo e vero Sole apparso sull’orizzonte della nostra umanità, ci consente di non cedere a valutazioni disperanti sullo sventurato anno che sta per chiudersi con il dramma della pandemia da coronavirus, il suo carico di morte, di sofferenza per migliaia di malati, di restrizioni alle libertà fondamentali, di sconvolgimenti familiari, sociali ed economici. Pur afflitti e provati, la fede ci invita ad affidarci al Bambino Gesù Cristo, per ritrovare le ragioni nobili della speranza e della solidarietà. Hanno onorato queste ragioni i medici, gli infermieri e tutti gli operatori sanitari con l’esemplare dedizione dimostrata nell’affrontare, con coraggio e professionalità, l’inedita e complessa situazione provocata dall’epidemia da Covid-19 nelle realtà ospedaliere e nelle case di riposo della nostra città. Hanno onorato queste ragioni quanti non si sono persi d’animo nell’organizzare la manifestazione internazionale ESOF-2020, che ha visto anche la qualificata partecipazione del Card. Pietro Parolin Segretario di Stato di Papa Francesco, manifestazione che ha confermato la vocazione alla ricerca tecnico-scientifica del nostro territorio. Hanno onorato queste ragioni l’Amministrazione regionale e quella comunale con il governare con saggezza e lungimiranza un fenomeno complesso e nuovo come la pandemia da coronavirus, attente a soddisfare i bisogni delle persone, delle famiglie e delle realtà produttive più colpite. Di questo ringraziamo il Signore.

3.        Carissimi fratelli e sorelle, ringraziamo il Signore per come i cristiani della nostra Chiesa diocesana sono stati capaci di affrontare l’anno difficile che ci stiamo lasciando alle spalle, protesi a guardare la vita delle persone e gli eventi della storia con gli occhi di Dio. Pur in mezzo a mille restrizioni che, per alcuni mesi, li hanno perfino tenuti lontano dalla mensa eucaristica e dagli altri sacramenti, posso dire che i essi hanno continuato a pregare con incessante dedizione, affidandosi alla Madonna della Salute alla quale hanno consacrato la nostra Trieste. Una preghiera che si è fatta accorata per i defunti da Covid-19, tra cui due sacerdoti, condivisa nell’intimità delle nostre famiglie, generosa verso quanti confidavano le loro angosce e pene. Una preghiera che si è tradotta nel gesto quotidiano della carità verso numerosissimi poveri e bisognosi, che ha visto l’esemplare concorso degli operatori e volontari della Caritas diocesana, delle nostre parrocchie e di tante associazioni. In questo contesto ricordo l’istituzione del Fondo per aiutare le famiglie, dedicato alla memoria del mio predecessore S.E. Mons. Eugenio Ravignani che è volato in cielo nel mese di maggio. Una carità che, in questi giorni, vuole raggiungere il popolo croato duramente colpito da una serie di terremoti con la destinazione delle offerte del 1 gennaio alla Diocesi sorella di Sisak. Una preghiera che è stata e continua ad essere un balsamo di speranza per tutti, alimentando la forza di guardare con fiducia al futuro come fece un altro mio predecessore, in tempi durissimi e tragici per la Città, S.E. Mons. Antonio Santin, il cui busto è stato posto, come un monito all’incoraggiamento, nella facciata della Cattedrale di san Giusto. Nel turbinio degli eventi immediatamente postbellici, Egli pregò la Madonna: ora sia ancora Lei, che ha saputo custodire nel suo cuore le parole del suo Figlio Gesù, ad insegnarci a seguirLo sempre, perché Egli solo “ha parole di vita eterna” (Gv 6, 68) ed ha promesso di stare con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).