Benedettine Prosecco

Gli anniversari di consacrazione di Suor Emanuela e Suor Antonia

DIOCESI DI TRIESTE

ANNIVERSARI DI

SUOR EMANUELA E SUOR ANTONIA

+Giampaolo Crepaldi

Prosecco, Monastero di San Cipriano, 31 agosto 2017

 

Carissime sorelle,

1.           Sono particolarmente lieto di essere qui con voi in occasione di questa celebrazione eucaristica che è stata predisposta per dire il nostro grazie al Signore per due vostre consorelle, suor Emanuela e Suor Antonia, che celebrano rispettivamente il 50° e il 65° anniversario della loro consacrazione al Signore. Una riconoscenza che nasce dal cuore, che avverte in questa lunga e fedele consacrazione il miracolo della grazia divina che le ha accompagnate e sostenute durante tutto il cammino. Una riconoscenza, soprattutto, di tutto il monastero che è stato e continua ad essere spettatore, grato e sollecito, di questa singolare longevità di consacrazione a Dio. Una riconoscenza anche della nostra Chiesa diocesana, che sa di poter contare sulla preghiera quotidiana di tutte voi e sulla vostra testimonianza nascosta, mite e operosa. Infatti, nella prima lettura che è stata proposta, presa dal libro del Siracide, tra una serie di raccomandazioni e indicazioni, se ne trova una che delinea il senso di una vita autenticamente religiosa, che ben si adatta alla celebrazione odierna. Vi troviamo scritto: “Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore”. A rendere grandi le persone sono quindi la mitezza e l’umiltà, non l’orgoglio e la superbia. Ci ricorda il testo sapienziale che “molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma Dio si manifesta ai miti e i suoi segreti li rivela agli umili, perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato”. Non sta racchiuso in queste parole il secreto della vita di suor Emanuela e di suor Antonia?

2.           Carissime sorelle, l’odierna celebrazione, tutta intrisa del sentimento della gratitudine verso il Signore, ci sollecita anche una qualche doverosa riflessione. Gli anniversari di suor Emanuela e di suor Antonia – si tratta di 50 e 65 anni spesi tutti nel nascondimento di un monastero in totale dedizione a Dio – con difficoltà sarebbero capiti e accettati dai nostri contemporanei. Domandiamoci: c’è nella Parola di Dio un qualcosa che possa giustificare scelte tanto contro le correnti culturali del mondo d’oggi? Se ci soffermiamo al brano del Vangelo per questa XXII domenica, la risposta è affermativa. Vi si afferma, infatti, che per essere graditi allo sposo, che è il Cristo risuscitato, in questo tempo d’attesa della nostra esistenza terrena, c’è da fare una scelta fondamentale: l’umiltà. Essa è stata la scelta di Gesù dal giorno della sua nascita a Betlemme, dove non c’era posto per loro (cf, Lc 2,7) fino al giorno della sua crocifissione, posto tra due malfattori (cf. Lc 23,33). Inoltre, la lavanda dei piedi prima della sua morte ben sintetizza la vita di Gesù tutta protesa ad amare i suoi che erano nel mondo e amarli fino alla fine (cf. Gv 13,1-17). La kenosi del Figlio di Dio si manifesta nell’ultima cena, quando Gesù dice ai suoi discepoli: Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Gesù, infatti, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cf. Mc 10,45). In questa salutare prospettiva cristologica, trova il suo senso compiuto la celebrazione dei due giubilei di consacrazione di suor Emanuela e di suor Antonia: come Cristo, anche loro hanno vissuto la kenosi del nascondimento, dell’umiltà e del servizio; hanno vissuto con, in e per Cristo consacrate all’amore cristiano. Affidiamo queste nostre sorelle alla materna protezione della Vergine Maria che per tutta la sua vita, come afferma nel canto profetico del Magnificat, ha contemplato il dito di Dio nel gesto potente di innalzare gli umili e di abbassare i potenti.