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Santa Messa di inizio Anno Accademico

DIOCESI DI TRIESTE

INIZIO ANNO ACCADEMICO 2019-2020

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 13 novembre 2019

 

Magnifico Rettore, cari docenti, personale tecnico e amministrativo, carissimi studenti.

1.         Sono particolarmente lieto di celebrare questa Santa Messa per l’inizio dell’Anno Accademico 2019/2020 e desidero esprimervi la mia gratitudine per la vostra presenza, così importante e qualificante per la realtà universitaria della nostra città. È questa un’occasione privilegiata per riflettere sul cammino che ognuno di voi percorre quotidianamente in uno degli ambiti più decisivi della nostra società. Molte sono le sfide che vi trovate davanti, molte le domande aperte e le incognite con cui vi confrontate ogni giorno. Proprio per questo la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio sono il gesto che meglio esprime la bontà della vostra mente e del vostro cuore. Vi ringrazio per questo.

2.         Carissimi, il brano tratto dal libro della Sapienza che abbiamo appena ascoltato contiene una salutare indicazione. Le parole dell’autore sacro sono rivolte a coloro che sono investiti di responsabilità: “il giudizio è severo verso coloro che stanno in alto. […] Bramate pertanto le mie parole, desideratele e ne sarete istruiti” (Sap 6,5.11). Credo sia importante che vi rendiate conto della responsabilità che il Signore vi ha affidato, chiamandovi a vivere nel mondo universitario e della ricerca. Tale responsabilità riguarda tutti voi, fino al più giovane studente, perché il dono che oggi consiste nel poter studiare diventerà domani una chiamata a servire la società e la Chiesa: Dio ha bisogno di voi. Ma, chiamandovi qui, Egli vuole dire a ciascuno di voi che vi è vicino: è Lui che innanzitutto vi accompagna e ha a cuore ciò a cui vi ha chiamato a contribuire. La presenza della comunità ecclesiale in università e nei centri di ricerca deve assomigliare a questa vicinanza di Dio, scevra da qualsiasi logica di potere, più simile al lievito in grado di far lievitare tutta la pasta, infondendo fiducia e insieme avendo il coraggio di indicare fattivamente il cammino, specialmente quando la via può apparire buia.

3.         Carissimi, dal brano evangelico che abbiamo appena ascoltato emerge proprio qualche preziosa indicazione di cammino per l’università. Gesù guarisce dieci lebbrosi, ma solo uno torna indietro per rendere gloria a Dio. Vi è una differenza profonda tra i nove che proseguono per la loro strada e l’unico che torna dal Signore: i primi sono concentrati solo sulla risoluzione del loro problema immediato – la loro malattia –, mentre l’unico che torna indietro vuole capire perché è guarito. Per questo torna da Gesù, perché capisce che la sua guarigione dipende da quell’uomo; i nove, concentrati sul loro problema, si perdono il meglio.

–           Il primo suggerimento che traggo è questo: se ciascuno pensa di poter risolvere solo il suo problema personale, non sarà mai in grado di accorgersi di tutta la realtà. Ogni cedimento all’egoismo ci chiude alla realtà e – ben prima di qualsiasi risvolto morale – ci impedisce di vedere il vero bene. Esso chiude le strade, non le apre, complica i problemi invece di risolverli, perché conduce solo a vicoli ciechi. Gesù viene invece riconosciuto dal lebbroso samaritano perché è capace di guardare più in profondità e quindi di accorgersi che Dio gli si è fatto prossimo: egli vede il vero bene, il bene per tutti. Compito dell’Università è quello di educare a questa totalità, l’universitas, per meglio discernere il vero bene: questa è una vostra precisa responsabilità e l’intera società ha quanto mai bisogno del vostro contributo in tal senso.

–           Occorre invece – ed è questo il secondo suggerimento che mi sembra di cogliere – avere il coraggio di procedere verso l’elaborazione di una nuova epistéme che – come ha recentemente ricordato Papa Francesco[1] – coinvolga anche la dimensione esistenziale, morale e personale di ciascuno, sia esso docente, studente o membro del personale. Non è più possibile continuare a pensare la trasmissione e l’approfondimento del sapere in maniera impersonale: questa illusione illuministica ha ormai mostrato tutta la sua incapacità nel far fronte alle sfide dell’oggi. Solo superandola l’Università potrà essere anche una comunità universitaria, una comunità di studio e di ricerca.

4.         Carissimi, l’università per questo ha quanto mai bisogno del contributo dei cristiani. “La formazione – prosegue il Papa – raggiunge i propri obiettivi quando riesce ad investire il tempo accademico con lo scopo di sviluppare non solo la mente, ma anche il “cuore”, la coscienza, e le capacità pratiche dello studente; il sapere scientifico e teorico va impastato con la sensibilità dello studioso e ricercatore affinché i frutti dello studio non siano acquisiti in senso autoreferenziale, solo per affermare la propria posizione professionale, ma siano proiettati in senso relazionale e sociale”[2]. Permettetemi di indicare un piccolo esempio concreto di quanto detto. Ho incontrato qualche giorno fa un gruppetto di giovani studenti e dottorandi della Pastorale Universitaria, che impegnano fedelmente un pomeriggio alla settimana (e voi tutti qui sapete che non è poco nella vita universitaria odierna!) per aiutare i bambini a studiare. Sono bambini spesso segnati dalla peggiore povertà, quella culturale, radice di molte altre povertà. Essi chiamano questo gesto “caritativa”, perché non nasce – sono parole loro – dal tentativo di risolvere i problemi dei bambini, bensì dalla disponibilità a cambiare se stessi, attraverso la carità. Sarebbe bello che anche l’istituzione universitaria si facesse promotrice di tale impostazione culturale, peraltro in sintonia con il Manifesto congiunto firmato dai Vescovi italiani e dalla Conferenza dei Rettori. Questo non è solo semplice volontariato, è un nuovo paradigma culturale: è rendersi conto che la nostra società non ha bisogno solo di nuovi professionisti, ha invece bisogno di uomini e donne nuovi, capaci di donare se stessi, di crescere interiormente e di aprirsi all’altro. Vi affido alla Vergine Maria: fu lei a introdurre nel mondo il vero bene e lo fece attraverso l’umiltà del suo cuore immacolato. Sappia lei custodire anche nel vostro cuore tale disposizione, affinché Dio colmi di benedizioni il lavoro di ciascuno di voi.

[1] Papa Francesco, Discorso ai partecipanti alla conferenza internazionale per dirigenti di università, 4 novembre 2019.

[2] Ivi.