Marchesin_Rivas

Ordinazione presbiterale di don Fulvio Marchesin e don Marcos Rivas Chèliz

DIOCESI DI TRIESTE

ORDINAZIONE PRESBITERALE

DON FULVIO MARCHESIN E DON MARCOS RIVAS CHÈLIZ

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 7 dicembre 2019

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        Nella Vigilia della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, la Chiesa di Trieste esprime la sua gioiosa gratitudine al Signore Gesù che ci dona la grazia di ordinare presbiteri don Fulvio Marchesin e don Marcos Rivas Chèliz. Due fratelli che, dopo una lunga e qualificata preparazione, donano la loro vita per servire la Chiesa affinché sia strumento e sacramento dell’incontro di grazia e salvezza tra le persone e Dio. A questa meta sono arrivati con il sostegno delle loro famiglie che ringrazio di cuore, con l’affetto dei loro amici e, soprattutto, accompagnati lungo il percorso di formazione dalle preghiere di tante persone e comunità cristiane. Senza la preghiera al Signore della messe non c’è modo di far nascere vocazioni al presbiterato: il primo ed essenziale atto di ogni pastorale vocazionale è infatti la preghiera. Sono giunti a questo momento così importante della loro vita sostenuti dai Superiori del Seminario diocesano Redemptoris Mater che, con il buon esempio delle loro vite sacerdotali e l’accompagnamento formativo, hanno fatto capire loro quanto sia stupendo donare tutta la propria vita al Signore. I Superiori del Seminario, che ringrazio di cuore, hanno lavorato su un terreno che fu e continua ad essere reso buono dal legame che i due candidati hanno con il Cammino neocatecumenale senza il quale non sarebbe nata e maturata la loro vocazione presbiterale, aperta verso i vasti orizzonti missionari dell’evangelizzazione in un mondo sempre più dimentico di Dio e quindi sempre più a rischio di disumanizzazione.

2.        Carissimi don Fulvio e don Marcos, la vostra ordinazione sacerdotale avviene nel giorno in cui la Chiesa contempla, con stupore e gratitudine, il mistero dell’immacolato concepimento di Maria, dogma di fede solennemente proclamato nel 1854 dal beato Pio IX. Il brano del Vangelo di Luca che è stato proclamato, ci racconta l’evento dell’annunciazione e costituisce una base illuminante per associare il senso profondo della vostra ordinazione alla vicenda spirituale della Vergine Maria. Nel vostro sacerdozio dovete essere come Maria lodata dall’angelo come piena di grazia. Pur non comprendendo subito il piano di Dio, la santa Vergine possedeva la fede, quella fede che motiverà il primo elogio umano da lei ricevuto, quello di Elisabetta che le disse: “Beata sei tu che hai creduto” (cf. Lc 1,45) Nel vostro sacerdozio dovete essere come Maria che all’Angelo rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38). Non dice Io sono mia, affermazione in sintonia con l’ethos culturale di tante odierne femministe; dice: Io sono tua, pronta a servirti. In questa donazione senza riserve al Signore c’è la fonte non solo del suo essere Mater Dei, ma anche del suo essere Mater Ecclesiae. Nel vostro sacerdozio dovete essere come Maria che affermò: “Avvenga di me secondo la tua Parola” (Lc 1,38). Al centro della sua esistenza c’è la Parola – “Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19.51) – e non le sue parole. Silenziosa sul Calvario, silenziosa a Pasqua, silenziosa a Pentecoste, parla a Cana di Galilea, ma solo per far convergere l’attenzione non su di sé ma su Gesù: “Fate quello che lui vi dirà” (Gv 2,5). Nel giorno memorabile della vostra ordinazione presbiterale, l’Immacolata, oltre che Madre, sia anche la vostra Maestra che vi insegna ad amare Gesù sopra ogni altro amore; a ricercare quotidianamente nella fede la volontà del Padre e l’adesione al suo disegno provvidente; a preferire il silenzio della preghiera alle parole superficiali e vane del mondo di oggi.

3.        Carissimi don Fulvio e don Marcos, con l’ordinazione presbiterale siete chiamati a continuare la missione di Gesù maestro, sacerdote e pastore. Per continuare la missione di Gesù maestro non dovete mai smettere di essere suoi discepoli, amandolo, imitandolo, servendolo, lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera (cf. Rm 12,12). Per continuare la missione di Gesù sacerdote, dovete ogni giorno unirvi a Lui per la salvezza di tutti gli uomini. Le vostre mani, che tra poco saranno consacrate e profumate di Cristo, saranno capaci di offrire il suo Corpo e il suo Sangue per implorare la divina misericordia per il popolo a cui sarete mandati, celebrando con devozione e fedeltà i misteri sacramentali di Cristo. Per continuare la missione di Cristo pastore, dovrete cooperare con il Vescovo ad edificare il corpo di Cristo, che è la Chiesa, in popolo di Dio e tempio santo dello Spirito. L’obbedienza che tra poco metterete nelle mani del Vescovo sarà la garanzia del vostro impegno ministeriale. Per continuare nel modo più adeguato la missione di Gesù maestro, sacerdote e pastore dovrete soprattutto coltivare la preghiera, comunitaria e personale. Papa Benedetto XVI nel 2012 ricordò a noi Vescovi italiani questa fondamentale regola di vita spirituale: “…la prima condizione per parlare di Dio è parlare con Dio, diventare sempre più uomini di Dio, nutriti da un’intensa vita di preghiera e plasmati dalla sua Grazia”. Parole illuminanti che ci insegnano che per noi preti la prima opera pastorale è proprio la preghiera. Lo stare in ginocchio di fronte all’Eucaristia ogni giorno è la nostra migliore possibilità per continuare la missione di Gesù maestro, sacerdote e pastore. L’Eccomi, pronunciato questa sera, sia a partire da domani il vostro quotidiano atto di fede, sapendo che la Madonna Redemptoris Mater vi aiuterà a pronunciarlo con gioia per tutta la vostra vita. Oltre alla Madre celeste, veglino su di voi i nostri santi, da san Giusto fino al beato don Francesco Bonifacio. Amen!