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Benedizione abbaziale di Madre Grazia Del Vechio

DIOCESI DI TRIESTE

BENEDIZIONE ABBAZIALE DI MADRE GRAZIA DEL VECHIO

+ Giampaolo Crepaldi

Monastero san Cipriano/Prosecco, 17 gennaio 2020

 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo!

1.           Il 27 di dicembre dell’anno scorso, subito dopo la solennità del Santo Natale e nel giorno che la Chiesa dedica alla memoria dell’apostolo ed evangelista san Giovanni, si svolse qui in Monastero l’elezione della nuova Badessa. Risultò eletta Madre Grazia, che accettò, in spirito di servizio, il nuovo ministero a cui il Signore, attraverso la manifesta volontà delle sue consorelle, la chiamava. Ora, prima di tutto avvertiamo il dovere di dire una parola di gratitudine a Madre Elena, che, come Badessa, ha retto e guidato questa comunità con una dedizione esemplare anche a fronte di situazioni spesso molto complicate e difficili. A Lei va la gratitudine di tutte le monache, della Chiesa di Trieste e di quelli che qui sono arrivati, spesso spaesati e feriti dalla vita, per trovare consolazione e riprendere il cammino con speranza e fiducia. Alla nuova Badessa va l’assicurazione della nostra prossimità e della nostra preghiera in questo suo inizio, proteso a scrivere un nuovo capitolo di vita monastica, nel segno dell’amore, per Dio in primo luogo e poi per le sue sorelle. Questo richiamo all’amore è quanto mai opportuno perché la sua elezione è avvenuta nel tempo liturgico nel quale la Chiesa ricorda con gratitudine la nascita di Gesù. Egli nasce, infatti, per riversare sulle miserie della nostra umanità ferita da mille peccati la pienezza del suo amore misericordioso. Con il suo Natale non siamo più soli e disperati, “poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. Ammirando anche il più disadorno dei presepi, non si può non provare un forte sentimento di stupore: Dio si è abbassato per amore nostro fino a prendere la nostra carne mortale per salvarci. Questo è il mistero d’amore che ci annuncia il Natale, mistero prezioso che ha fatto da cornice spirituale all’elezione di Madre Grazia, il cui ministero di Badessa è essenzialmente un ministero di carità.

2.           Carissima Madre Grazia, oggi la Chiesa ricorda sant’Antonio abate, eremita famosissimo e padre del monachesimo. Con il pensiero rivolto a questo grande santo, tra poco riceverai la benedizione abbaziale che, nella sua struttura celebrativa, richiama costantemente l’Amore trinitario: è a partire da questo Amore che prende senso e valore il tuo servizio di Badessa; è a partire da questo Amore che trova la giusta articolazione il vivere monastico, vivere che dovrà essere custodito e coltivato da Te. In primo luogo, farai in modo che il Monastero sia il luogo dove si cerca Dio, dove il quærere Deum sia la prima e la principale delle attività che vi si svolgono. Il resto deve venire dopo, molto dopo. In secondo luogo, farai in modo che il Monastero sia il luogo dove, in maniera personale e comunitaria, si procede sulla strada dell’imitazione di Cristo, perché le monache sono vestigia Christi sequentes. In terzo luogo, farai in modo che il Monastero sia un luogo altamente spirituale, un luogo cioè dove il dulcis hospes animae è lo Spirito Santo. Ecco il compito della Badessa: fare in modo che il primo e il più importante componente la comunità monastica sia l’Amore trinitario, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. In vista di questa benedizione abbaziale sono andato a rileggermi il Discorso che san Giovanni Paolo II rivolse alle Monache di san Cipriano nel lontano 1992 durante il suo viaggio apostolico a Trieste. Te ne leggo qualche brano, che lascio come un prezioso vademecum per il tuo nuovo ministero di Badessa. Disse il Santo Pontefice: “Per esprimere cosa sia la vostra vocazione, che cosa sia questo Monastero benedettino qui, a Trieste, si deve tornare alle parole di Gesù nella sua conversazione notturna con Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito”. … Sappiamo dallo stesso San Giovanni che questo mondo non ha accettato Cristo. Questo mondo lo ha odiato, lo ha crocifisso… Ma questo odio del mondo, come anche l’indifferenza del mondo, l’assenza intenzionale di Dio in questo mondo, non possono eliminare la volontà salvifica di Dio, perché l’amore è sempre più forte di ogni odio, di ogni dolore, di ogni peccato…”. Che la Vergine Maria, Mater Dei e Mater Ecclesiae, dia a Te e a tutte le tue consorelle la forza spirituale e la generosità d’animo di testimoniare ogni giorno che l’amore è sempre più forte di ogni odio, di ogni dolore, di ogni peccato.