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Festa di San Giovanni Bosco

DIOCESI DI TRIESTE

FESTA DI SAN GIOVANNI BOSCO

+ Giampaolo Crepaldi

Parrocchia di San Giovanni Bosco, 31 gennaio 2020

 

Carissimi figli e figlie di don Bosco, carissimi fratelli e sorelle in Cristo!

1.           Sono particolarmente lieto di partecipare a questa celebrazione eucaristica per fare devota memoria di san Giovanni Bosco il quale, in un difficile periodo storico per la Chiesa e i cristiani, seppe indicare luminosi orizzonti di bene che coinvolsero e continuano a coinvolgere nella loro attualizzazione innumerevoli schiere di uomini e di donne. Il primo orizzonte di bene che don Bosco individuò per la propria persona e propose ai suoi figli e figlie spirituali fu il suo motto: Da mihi animas, salvare le anime, fare in modo che la presenza di Dio in noi non venga rovinata dal peccato. Il Beato Michele Rua, suo primo successore, scrisse: “Don Bosco non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù. Realmente non ebbe a cuore altro che le anime”. Chiediamoci: noi, abbiamo cura della nostra anima? Cosa facciamo per non perderla? Come la coltiviamo affinché sia una casa pronta ad accogliere il Signore che la vuole abitare?

2.           Carissimi fratelli e sorelle, il secondo orizzonte di bene che san Giovanni Bosco ci propone è quello che lega insieme amore per i giovani e intelligenza educativa. Don Bosco, con carità senza limiti, fece della sua vita una porta aperta ai giovani, soprattutto agli emarginati, per regalare a loro un sogno di futuro. Era costantemente desideroso che ogni giovane scoprisse la sua strada, la sua vocazione, il sogno di Dio. Inoltre, l’amore di san Giovanni Bosco era sempre declinato in una prospettiva educativa. A questo proposito vi propongo un breve brano del suo regolamento per i giovani scritto nel 1877: “Non uscite mai di camera senza aggiustarvi il letto, senza sistemare gli abiti e mettere in ordine ogni cosa vostra. Non lasciate scarpe vecchie od altro ingombro sotto il letto… Ricordatevi ogni mattino di lavarvi le mani e la faccia… Il pettinarsi deve essere cosa di tutte le mattine… A scuola durante la spiegazione, evitate la brutta usanza di bisbigliare, delineare figure sul libro, far pallottole di carta e tagliuzzare il banco”. Qualcuno dirà che si tratta di indicazioni di altri tempi, non più valide per noi che viviamo nel 2020. A me sembra che siano più attuali adesso che nel 1877.

3.           Carissimi fratelli e sorelle, il terzo orizzonte di bene è quello della gioia. Scorrendo la biografia di san Giovanni Bosco, infatti, si resta catturati dalla sua gioia contagiosa, che gli consentì di superare innumerevoli difficoltà perché aveva un’incrollabile fiducia in Dio. Era Dio, amato sopra ogni cosa, che rendeva don Bosco un prete gioioso e ottimista. Egli ci insegna a testimoniare il Vangelo con un volto gioioso e non con “una faccia da peperoncini all’aceto”, affermò, con una delle sue battute poco formali, papa Francesco che, rivolgendosi ai giovani, disse: “La caratteristica del vero oratoriano è la gioia”. San Giovanni Bosco fu il grande missionario del Vangelo della gioia, Vangelo necessario anche oggi per noi uomini e donne del XXI secolo sempre pronti a lagnarci di tutto e di tutti e terribilmente afflitti da una dolorosa tristezza esistenziale. Quella di don Bosco non fu comunque una gioia banale e giovanilistica, ma era tale perché quotidianamente alimentata dalla preghiera e dall’unione con Dio. E le colonne che don Bosco indicò, l’Eucaristia e Maria Ausiliatrice, mentre sostennero la sua esistenza di cristiano e di prete, devono sostenere anche la nostra, perché sono le colonne su cui poggia il Vangelo della gioia.