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Santa Messa nella Casa Circondariale Ernesto Mari di Trieste


DIOCESI DI TRIESTE


Santa Messa nella Casa Circondariale Ernesto Mari di Trieste


✠ Enrico Trevisi


Trieste, 9 luglio 2023



Guardiamo a Gesù umiliato. La vita è fatta anche di umiliazioni. Non sono giuste… ma fanno parte della vita e Gesù le ha accettate facendole diventare un’opportunità per insegnarci a vivere.
O Padre, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
dona ai tuoi fedeli una gioia santa,
perché, liberati dalla schiavitù del peccato,
godano della felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo

Quante volte un genitore è umiliato dal figlio, un coniuge dall’altro coniuge. Noi abbiamo il potere di umiliare le persone che amiamo e ed esse di umiliarci. Voi siete stati umiliati qualche volte, anche prima del carcere? E avete mai umiliato qualcuno, anche se vi voleva bene? Avete fatto soffrire, vergognare qualcuno che vi voleva bene? Guardiamo a Gesù come vive le umiliazioni.

Gesù è umiliato perché viene messo in croce. Ed è un’umiliazione ingiusta! Forse talvolta anche a noi viene il pensiero: “però questa umiliazione non me la meritavo”. Ebbene, anche Gesù non se la meritava. Ma l’ha vissuta trasformandola in opportunità per dire a ciascuno di noi che siamo amati. Non solo come noi vive le umiliazioni, ma ci insegna a restare umili, piccoli… cioè a non vivere solo di rivendicazioni, di pretese ma a cogliere che anche dove tu ti trovi, anche qui in carcere, puoi vivere come Lui. Cioè nella carità, facendo del bene, perdonando chi ti rende la vita difficile… che magari è il tuo compagno che hai a fianco. Oppure il familiare da cui ti aspetti di più e invece lui fatica ad assecondare le tue richieste.

Nel Vangelo abbiamo ascoltato: Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Il carcere è luogo di stanchezza e oppressione: si è costretti a fare ciò che non si è scelto, a non fare quello che si vorrebbe, a stare con chi non si è scelto, a non stare con chi si vorrebbe. Qualcuno potrebbe dirti: “è colpa tua”. E invece il Signore ti dice: “e io continuo ad amarti e umiliato come te, sono stato a fianco dell’umanità sofferente, anche di quella che sbaglia, anche quella trascinata e condizionata dal male, perché io sono venuto per dirti che Dio ti ama ancora e vuole darti occasioni per vivere in modo diverso”.
Quando Signore potrò vivere in modo diverso? Adesso, fin da adesso, fin da questo tempo in cui sei in carcere. Puoi buttar via questo tempo oppure puoi viverlo umilmente, con un po’ di misericordia verso chi hai a fianco, domandandoti come vivrebbe Gesù ora nella tua cella.

Tu hai la libertà di scegliere “come vivere questo tempo”: lo vivi maledicendo, imprecando, perdendo tempo, lasciandoti dominare dalla rabbia… oppure vivendo come ti insegna Gesù, come Gesù ha vissuto le umiliazioni. Vi invito a prendere sul serio questo tempo, come un’occasione per rinsaldare l’amicizia con Gesù. A trovare in lui ristoro, cioè un riposo dell’anima in cui di nuovo sperimentare che Dio ha ancora fiducia di voi, e vi chiede di avere fiducia in Lui. Adesso tu puoi dare a Dio la possibilità di essere segno di Lui, anche nel carcere. Adesso hai la libertà di decidere di essere segno di Dio che perdona, che ha misericordia, che ha un po’ di comprensione per il compagno di cella che è arrabbiato, che è triste, che ha un qualcosa che lo rende irritabile con niente.

Come riuscirci? Hai la libertà di aprire il tuo cuore al Signore. Coltiva la fede, leggi il Vangelo. Non vergognarti di leggere il Vangelo. Di pregare per la tua famiglia. Di pregare per avere la forza di vincere lo scoraggiamento, il risentimento, la rabbia.

Dice Gesù: Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero.

L’umiliazione vissuta con Gesù umile di cuore diventa un tempo di riscatto, cioè un tempo in cui il nostro cuore cerca di essere libero dall’odio e dal male.
È questo l’augurio che vi faccio: sperimentare l’amore di Dio, coltivarlo e viverlo tar voi e verso le tante persone oppresse e affaticate che ci sono nel mondo.

Ultimo pensiero. Non dire è troppo difficile: nella seconda lettura san Paolo ha assicurato: “Lo Spirto di Dio abita in voi”. Non sentirti abbandonato. Dio rimane in te. E tu aiuta gli altri a riscoprire questa fiducia, questa presenza di Dio, questa forza.