DIOCESI DI TRIESTE
Veglia di Pentecoste
✠ Enrico Trevisi
chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, 23 maggio 2026
Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,
La prima lettura, con l’episodio della Torre di Babele (Gen 11,1-9) ci dice di una comunità presuntuosa e arrogante. Vogliono una città e una torre che arrivi al cielo. Sono uniti da progetti folli ma la conseguenza è che si trovano confusi, incapaci di capirsi, di comprendersi. È la descrizione di quanto avviene nel nostro tempo: progetti che portano ad essere l’uno contro l’altro. Politici e popoli che sanno solo competere e farsi le guerre. Invochiamo lo Spirito Santo perché i cuori si aprano alla pace, ritornando al progetto di Dio e vincendo la vanagloria umana che spinge gli uni contro gli altri. Spirito Santo converti i politici e i popoli alla pace e alla giustizia.
Purtroppo, anche nella Chiesa talvolta al dialogo si sostituisce l’arroganza e la presunzione che portano alla divisione, allo scontro, allo scisma. La fraternità San Pio X dei Lefevriani ha annunciato che prosegue nella decisone unilaterale di ordinare nuovi Vescovi contro il Papa. Ma la divisione della Chiesa non viene da Dio ma dall’arroganza di chi pretende di avere tutta la ragione dalla propria parte, contro il Concilio e contro i Vescovi e il popolo di Dio. Invochiamo lo Spirito Santo perché tutti ci si disponga all’umiltà dell’ascolto, dell’ascolto di Dio, dell’ascolto di un Dio che parla e che ci chiede di non assolutizzare le personali interpretazioni della Tradizione fino alla divisione della Chiesa. A tutti è chiesto di uscire dall’auto-referenzialità per aprirsi a quanto lo Spirito sta facendo crescere nella sua Chiesa. Vieni Spirito Santo e rendi docili i cuori di tutti i fedeli e mantieni unita la Chiesa.
Nella seconda lettura abbiamo sentito una pagina dell’Esodo (Es 19) dove un popolo migrante sa fermarsi in ascolto di un Dio vivo che parla. E si è così richiamati all’obbedienza, alla fedeltà all’alleanza. Talvolta presi dalle paure e dalle ideologie anche noi cristiani rischiamo di non essere fedeli all’alleanza con Dio e di giustificare la durezza di cuore, la mancanza di carità. Mi sono piaciute le parole di papa Leone XIV all’Università Sapienza. Ne riporto solo alcune: “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità” (14 maggio 2026).
E pensando alla nostra città e alle tensioni che la attraversano invochiamo lo Spirito di Dio perché possiamo essere capaci di custodire il progetto di Dio e non sostituirlo con visioni che di fronte agli innegabili e complessi problemi, come quello delle migrazioni, non lasciano spazio al dialogo, alla giustizia, al rispetto della dignità umana. Cito la conclusione di uno studio del Card. Ravasi di qualche settimana fa: “Chi critica l’accoglienza sulla base di un’ipotetica difesa dei valori cristiani è smentito dal testo capitale della fede e della cultura cristiana, la Bibbia, ‘una biblioteca scritta dai migranti’ che narrano le loro migrazioni cariche di fatiche e sofferenze ma anche di speranze e attese. La storia della religione ebraico-cristiana è intimamente intrecciata dalla mobilità umana. E la Pasqua ne è un’attestazione solenne” (Vita e Pensiero, aprile 2025, p. 23). Invochiamo lo Spirito per saper coniugare secondo il progetto di Dio la giustizia e la carità, l’attenzione ai disperati e ai poveri con l’edificazione di una città sicura e solidale. Sia lo Spirito Santo a darci la creatività per affrontare il complesso problema delle migrazioni, sapendo gestire al meglio le opportunità che Dio ci offre per anticipare il suo regno di giustizia e di pace.
Nel Libro di Ezechiele (37, 1-14) abbiamo sentito che Dio vuole la vita. Nel dono dello Spirito Santo abbiamo il culmine della Rivelazione: noi siamo immessi nella vita divina. Questa è la notizia bella: Dio vi vuole vivi e vince la nostra morte. Invochiamo lo Spirito per essere segni anticipatori della vittoria della vita sulla morte, anche dentro i drammi di questo tempo. Sempre papa Leone diceva: “Occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”. Invochiamo lo Spirito Santo per diventare tutti capace di difendere la vita, sempre, senza tentennamenti. La vita innocente, fragile: quella del nascituro come quella dei bambini di Gaza o di Israele o dell’Ucraina o dell’Iran.
Infine, la presenza dello Spirito Santo promessa da Gesù, abbiamo sentito i profeti e il Vangelo, è una realtà che anima uomini e donne, fino al martirio. Permettetemi di ricordare alcuni dei recenti martiri che per mezzo dello Spirito ci dicono che l’amore di Dio non indietreggia nemmeno oggi di fronte alla protervia vigliacca di terroristi ed estremisti.
Questi martiri ci dicono non solo della malvagità presente nel mondo, ma anche della forza dell’amore che sa resistere e che è appello a tutti noi per schierarci dalla parte della giustizia e della pace correggendo tutte le inclinazioni che portano all’odio, alla violenza, alla sopraffazione di chi si considera nemico.
Il 14 febbraio 2025 in un villaggio del Myanmar viene presa d’assalto la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes: don Donald Martin di 44 anni viene circondato da uomini violenti e alterati. Lo minacciano ma con calma ripete: “Mi inginocchio solo davanti a Dio. Cosa posso fare per voi?”. Ma è stato pugnalato e ucciso. I testimoni dicono di una violenza atroce, e di don Donald come di un agnello condotto al macello, come di un prete di grande spiritualità. Un vero martire.
Suor Evanette Onezaire e Suor Jeanne Voltaire sono tra le molte vittime dei massacri che si susseguono ad Haiti. Sono Missionarie delle Piccole Sorelle di Santa Teresa di Gesù Bambino e il 2 aprile 2025 sono uccise brutalmente a colpi di fucile da una gang. Avevano cercato inutilmente rifugio nella casa di un guardiano. Da anni lavoravano come insegnanti nella scuola di Mirebalais. Rendiamo onore al coraggio di queste suore, che, come il nostro don Bonifiacio, sono rimaste a svolgere la loro missione in nome di Cristo, pur consapevoli del pericolo.
Invece in Nigeria, il 19 settembre 2025 viene ucciso don Mattew Eya, prete di soli 39 anni. Era prete dinamico e disponibile, sempre con il sorriso… una vera e propria esecuzione che si aggiunge ai sequestri e alle uccisioni di tanti preti, seminaristi e giovani che fanno della Nigeria uno dei Paesi in cui di più si muore a causa della propria fede in Cristo. Gruppi estremisti di islamici che strumentalizzano le religioni per sete di potere e denaro.
Potremmo proseguire in questa memoria di uomini e donne che sorretti dallo Spirito sanno testimoniare nell’oggi la loro fede in Cristo. E noi? Ora invochiamo lo Spirito perché la nostra fede sia audace e gioiosa, capace di restare salda nel Vangelo anche dentro la complessità di questo tempo. Invochiamo lo Spirito perché ci sia vera libertà religiosa e cessino le strumentalizzazioni delle religioni per giustificare le assurde guerre e violenze in Ucraina, Palestina e Israele, Nigeria e tanti paesi in cui si è perseguitati dall’integralismo islamico.
Lo Spirito ci conformi a Cristo, ci faccia assomigliare a Lui, ci renda segni del suo amore pasquale. Anche qui, a Trieste e nel mondo intero!