DIOCESI DI TRIESTE
Corpus Domini - Messaggio alla diocesi e alla città
✠ Enrico Trevisi
Piazza Unità d’Italia, 7 giugno 2026
Siamo qui con la nostra fede. Talvolta è piccola, dubitiamo. Siamo umili. Ma stasera siamo anche orgogliosi di essere qui in piazza davanti a Gesù, con Lui, per Lui.
Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,
siamo giunti nel cuore della nostra città, tra i palazzi delle Istituzioni, dove ci si incontra e avvengono tante manifestazioni ludiche e culturali, tante commemorazioni e tanti eventi storici. Qui anche noi animati dalla nostra fede, partecipiamo e costruiamo la nostra città e qui, questa sera, abbiamo voluto portare l’eucarestia. Qui vogliamo testimoniare che Dio non si stanca di questa magnifica umanità e che vogliamo impegnarci, con tutti gli uomini di buona volontà, a difendere la dignità di ogni uomo e di ogni donna, specialmente dei più fragili, dai bambini non ancora nati fino ai malati e agli anziani che rischiano di essere lasciati da parte, come fossero un peso per una società gaudente, votata al divertimento incessante, alla massimizzazione dell’efficienza e del profitto.
In tanti uomini e donne, di tutte le età, ancora risuonano inquietudini e interrogativi. C’è tanta fame di senso, di vita vera, di vita bella, di felicità… e insieme c’è tanta solitudine, tanta paura di fallire nella vita, di sprecare le opportunità che rischiano di non tornare.
Siamo in questa piazza a testimoniare che Dio conosce le nostre fatiche, la nostra fame. Che Gesù ci rivela un’umanità bella per la quale impegnarci, come una via, una verità, una vita ancora da scoprire per questo nostro tempo, pure per questa nostra generazione.
Dire che siamo affamati di senso, di verità, di bellezza, di felicità significa accettare che abbiamo desideri non esauditi pienamente; che riconosciamo che nonostante il fiume di denaro che le nostre economie sanno accumulare… la nostra umanità ha bisogno anche di alzare lo sguardo al cielo. Siamo qui a dire che non di sola tecnica, non di sola scienza, non di sola economia ha bisogno la nostra umanità. C’è fame e sete di spiritualità, c’è fame e sete di interiorità. Dio ancora bussa al cuore di tutti. Sussurra: occorre metterci in ascolto.
Permettete che qui richiami alcune espressioni di papa Leone XIV, dall’enciclica Magnifica humanitas.
In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel Magnificat... (230). Un Dio che abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili.
Al centro sta il mistero dell’Incarnazione: il Verbo si è fatto carne e… La carne del Figlio, povera e vulnerabile, richiama la carne di tanti fratelli e sorelle spogliati della loro dignità e ridotti al silenzio; e attraverso questa vicinanza il dono della pace entra nel mondo in modo paradossale: come potere di diventare figli di Dio, che si risveglia quando ci lasciamo toccare dal pianto dei piccoli, dalla fragilità degli anziani, dal silenzio delle vittime, dalla fatica di quanti lottano contro il male che non vorrebbero compiere. In questa carne ferita e amata, il Padre ci mostra la vera umanità di una vita che si compie nell’apertura e nella comunione, fino a farci desiderare che la sua volontà si realizzi come in cielo così in terra. (n. 231).
Se tanti progetti umani (politici, economici, tecnici) cercano un dominio che diventa uno schiacciare gli altri, specialmente i più deboli, noi guardiamo a Cristo che si è dato a noi, fin sulla Croce, che ci sfama con il suo amore infinito. Con questo pane che sta davanti a noi. La sua debolezza diventa luogo di salvezza, diventa la manifestazione dell’amore infinito che è per ciascuno di noi. Nel volto di Cristo noi cogliamo “la pienezza verso cui cammina la storia”. Per questo teniamo fisso lo sguardo su Gesù. E così abbiamo l’ardire di sperare, di guardare al futuro con impegno e speranza, assumendoci le nostre responsabilità di cittadini e di cristiani. E lo diciamo in questa piazza, nel cuore della vita politica, economica e culturale. A tutti suggeriamo di tenere fisso lo sguardo su Gesù!
La spiritualità di cui abbiamo bisogno è una spiritualità eucaristica, cioè una spiritualità dell’unità ecclesiale nell’amore. L’Incarnazione e la Pasqua rivelano Dio che entra nella nostra condizione umana e la trasfigura nel dono di sé… Da questa comunione nasce anche la solidarietà cristiana… (n. 234).
L’Eucaristia «è l’incontro personalissimo col Signore e, tuttavia, non è mai soltanto un atto di devozione individuale». L’Eucarestia ci fa fratelli e sorelle in Cristo e ci apre alla giustizia e alla condivisione, con un’attenzione preferenziale verso chi porta il peso della povertà e dell’emarginazione... (n. 235).
C’è un cantiere che è già avviato. Mettiamoci all’opera con coraggio, e facciamo in modo che anche i nostri limiti diventino l’occasione per fidarci di Dio, per aiutarci con generosità, per vincere il male con la mitezza e il perdono. Con papa Leone lo ripetiamo anche in questa piazza:
Resnica/la verità: “Restiamo fedeli alla verità!... La verità che non dobbiamo perdere è quella su Dio e sull’essere umano, così come Cristo ce li ha rivelati (n. 237).
Izobrazba/l’educazione: “Investiamo nell’educazione, che inizia da noi stessi…” (n. 238). Noi centrati su Gesù, per poi saperlo testimoniare a tutti, fino ai bambini.
Odnosi/le relazioni: “Curiamo le relazioni! In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone…” (n. 239).
Pravičnost in mir/Giustizia e pace: “Amiamo la giustizia e la pace! Le stesse tecnologie che facilitano la comunicazione e l’accesso alle risorse possono sostenere modelli che sfruttano i più vulnerabili, alimentano nuove schiavitù, trasformano il conflitto in occasione di profitto… (n. 240): siamo chiamati non a sostenere le industrie della guerra ma a divenire tutti artigiani protagonisti di pace e di giustizia. Ma sempre a partire da Gesù, fissi con lo sguardo su di Lui, illuminati dalla sua Parola, alimentati dall’Eucarestia.