DIOCESI DI TRIESTE
Santa Messa nel XXX anniversario della morte di mons. Lorenzo Bellomi
✠ Enrico Trevisi
Cattedrale di San Giusto martire, 23 agosto 2026
Introduzione S. Messa nel XXX anniversario della morte di mons. Lorenzo Bellomi
Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,
oggi è domenica, Pasqua della settimana e ci ritroviamo a rendere grazie a Dio per il suo amore infinto che si è manifestato in Cristo Gesù. E insieme ricordiamo mons. Lorenzo Bellomi, esattamente a trent’anni dalla morte, vescovo di questa diocesi di Trieste dal 1977 al 23 agosto 1996.
Lo ricordiamo in questa Cattedrale che lo ha visto presiedere l’Eucaristia per tanti anni. Lo ricordiamo come Servo buono e amato dalla sua gente, dalla comunità di lingua italiana e dalla comunità di lingua slovena; lo affidiamo a Dio perché lo ricompensi nella pienezza della vita nella comunione dei Santi, mentre siamo sicuri – come ha promesso nel suo testamento spirituale – che dal Cielo ora prega e intercede per questa sua amata Chiesa tergestina chiamata ad una grande opera di evangelizzazione.
E ora – per essere mendo indegni di partecipare alla mensa della Parola e dell’Eucaristia, chiediamo perdono al Signore per tutti i nostri peccati.
Omelia
Amati fratelli e sorelle: Ljubljeni bratje in sestre
Il Vangelo ci ha mostrato Gesù con accanto gli apostoli, Gesù Maestro che interroga e istruisce e affida una missione agli apostoli.
Ricordando mons. Lorenzo Bellomi, nella successione apostolica, viene da domandarci come questo nostro amato vescovo ha risposto al Signore che lo interrogava e come ha accolto la missione che gli era affidata. È anche l’occasione per fare memoria della storia di questa Chiesa, di ciò che in essa è stato seminato e di ciò che va coltivato perché dia frutto. Lo farò attraverso alcune parole evocative della sua testimonianza e del suo ministero.
“Benevolenze e Unione”. Nell’omelia in Cattedrale il giorno dell’ingresso in diocesi, l’8 maggio 1977, Bellomi prende le espressioni del profeta Zaccaria (11,7) per prefigurare il Messia-Pastore. Sono le espressioni con cui lui stesso si presenta e spiega il ministero del Vescovo.
“Benevolenza” è rimando all’annuncio del Dio che ama gli uomini e che in Cristo si è fatto accoglienza, riconciliazione e pace per ogni uomo… e che abilita a vedere il bene, amare e fare il bene generando ottimismo e fiducia, gioia di vivere e gusto di convivere. E spiega: “Il vescovo ha il compito primario di predicare Cristo Salvatore dell’Uomo e Principe della pace, e ‘guai a me se non avrò evangelizzato’ (1Cor 9,16) la misericordia e il perdono, la speranza e la liberazione, il gaudio e la beatitudine portate da Gesù e garantite dallo Spirito. Ma io questo lo griderò sempre e dovunque; specialmente ai più poveri e agli ultimi, ai malati e ai soli, a chi è oppresso dal peccato e a chi ha la disperazione nel cuore”.
“Unione” è l’espressione che consente a Bellomi di spiegare il suo ministero guardando a Gesù buon pastore che conosce le sue pecore una per una, le nutre e le raccoglie; cerca le disperse e guarda con amorosa passione quelle lontane. “Il vescovo è nella Chiesa garanzia di unità: annunciatore autorevole della Parola di Dio e testimone fedele della Tradizione, maestro di verità e necessario punto di riferimento per ogni credente. Egli deve adempiere al suo comito con cuore di Padre, con la stessa paziente dolcezza del cuore di Dio: cioè cogliendo il dramma di ogni individuo nel tessuto vivo delle situazioni reali…”.
L’armonia delle diversità, la convivenza nella pluralità, la continua aspirazione verso l’unità di mente e di cuore, d’intenti e di opere non sono state solo parole ma suo impegno pastorale per unire carismi e vocazioni, comunità di lingua italiana e di lingua slovena. Quello che il vescovo Bellomi ha seminato rimane una piantagione da coltivare con solerzia e intelligenza. Invidio la sua capacità di aver imparato la lingua slovena, io giunto qui a Trieste ad una età ben più avanzata e con i miei limiti personali nell’apprendere le lingue. Ma rimane anche in me la medesima aspirazione di unità e di armonia, di comunione e di stima perché tutti possano sentirsi protagonisti della nostra Chiesa e della sua missione di evangelizzazione e di testimonianza concreta dell’amore di Dio e del prossimo.
“Città” è un’altra parola chiave del ministero di Bellomi: egli si prese cura della città, coinvolgendosi con passione, comprendendone la storia e soffrendo per le crisi che stava attraversando. Non si tirò indietro dal denunciare ritardi, lentezze e nell’indicare prospettive su cui convergere per il rilancio di Trieste. L’orizzonte fu il Concilio, altra parola chiave per comprendere il suo servizio. E dunque uno stile in cui riconoscere il ruolo di carismi e vocazioni, anche dei laici, nel prendersi cura della città e delle istituzioni.
Dopo trent’anni dalla morte di Bellomi siamo in un’altra epoca, i problemi sono parzialmente diversi ma alcune urgenze sono le medesime: il dialogo e la riconciliazione tra le culture (religioni, lingue…); i giovani e l’educazione; la pace; la dignità del lavoro; l’impegno per gli anziani, gli ultimi e i poveri; la famiglia e la denatalità… quanta sollecitudine per gli operai coinvolti nelle crisi aziendali, quanto coraggio, fino a scandalizzare, quando si schierava per la pace.
Allora come oggi abbiamo bisogno di raccoglierci attorno a Gesù riconosciuto come il nostro Messia Salvatore: non sono le ideologie o la rincorsa agli armamenti che ci danno sicurezza e pace. Ma l’aprire il cuore a Cristo. E Bellomi ci ha insegnato la perseveranza mite, anche quando ha sofferto le incomprensioni e cattiverie come pure nella stagione della sua malattia. Anche oggi abbiamo bisogno di lasciarci scandalizzare: ma quando il papa dice che la pace non la si costruisce con le armi tutti lo applaudono e poi subito a rincorrere nuovi armamenti.
La strada non è lo scontro continuo e aggressivo nelle polarizzazioni inconcludenti che impediscono la ricerca di strade condivise, il paziente lavoro educativo per le giovani generazioni, il processo di risposte concrete alle sofferenze e fatiche della gente.
Ieri come oggi serve una Chiesa appassionata di Cristo e che nel suo nome cerca vie concrete per annunciare il Vangelo e testimoniare l’amore di Dio nella concretezza dei problemi della gente superando individualismi e rassegnazioni tipicamente triestine: no se pol! Eccome se si può, con la Grazia di Dio. Dobbiamo osare una Chiesa più viva e più missionaria e anche una città più solidale e più attenta a chi soffre. Dobbiamo osare testimonianze audaci e generose, di laici cristiani che si impegnino nelle istituzioni – e dunque anche nella politica – per l’autentico bene comune come prospettato dalla dottrina sociale della Chiesa, superando pazientemente le polarizzazioni ideologiche. Con la fantasia e l’intelligenza di impegnarci per incarnare nell’oggi il Vangelo di Cristo: in questo oggi che ha sue sfide peculiari che spaziano dall’Intelligenza artificiale all’individualismo e solitudine che rattristano l’Occidente, fino alle emergenze climatiche o alla guerra mondiale a pezzi che generano nuovi poveri e suscitano nuove responsabilità.
Servono alleanze tra tutte le agenzie educative, servono uomini e donne coraggiosi nel testimoniare il riferimento che abbiamo trovato nella vita: il Signore Gesù che ci abilita a costruire una Chiesa e una città più conformi al Signore Gesù.
Caro don Lorenzo Bellomi lo hai promesso e noi contiamo su di te. Contina a pregare per questa Chiesa e per questa città, per i suoi giovani e per le sue famiglie, per i lavoratori e per gli anziani, per i poveri e per un futuro pieno di speranza, in una convivialità che faccia pregustare la gioia del Paradiso. Cristo sia riconosciuto come l’autentico Maestro. Traspaia da tutti noi la passione per restare in ascolto di Lui e per vivere la gioia del Vangelo.