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Santa Messa in memoria delle vittime di Vergarolla


DIOCESI DI TRIESTE


Santa Messa in memoria delle vittime di Vergarolla


✠ Enrico Trevisi


Cattedrale di San Giusto martire, 18 agosto 2026



Cari fratelli e sorelle,

stiamo celebrando l’eucarestia. Cioè l’immenso amore di Dio che ci dà suo Figlio, via verità e vita. Ce lo dona sulla croce, ma lo incontriamo ora, nell’eucarestia, perché nello Spirito Santo possiamo essere liberati da tutto il cumulo di peccati che gravano sulle nostre vite.

Il 18 agosto 1946 alle 14.15 sulla spiaggia di Vergarolla a Pola più di cento persone (purtroppo solo 64 identificate) sono state uccise e a loro si aggiungono innumerevoli feriti. L’intera città di Pola fu sconvolta, molti bambini e ragazzi e intere famiglie furono sterminati. La maggior parte degli storici propende a pensare che non fu un incidente ma un innesco volontario con la regia dell’OZNA, la polizia politica di Tito. Non ci fu una vera indagine e dunque un processo ai colpevoli che innescarono volontariamente i residuati bellici ammassati sulla spiaggia.

La festa per la gara natatoria per la Coppa Scarioni si trasformò in immane tragedia, in un’angoscia che spinse la comunità italiana a lasciare la città: l’incommensurabile dolore per la morte di tanti innocenti portò al riconoscere che il futuro andava progettato da esuli, da profughi. Ci si strinse insieme, come un unico corpo ferito e afflitto. Con esempi eroici, come quello del dott. Geppino Micheletti.

Dice il libro della Sapienza (cap. 3): “Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace”.
Noi stiamo celebrando la Messa e non un processo. Noi affidiamo a Dio tutte le vittime perché siano nella pienezza della vita, dove Gesù ha preparato loro un posto (Gv 14,3). Noi siamo qui non per riattizzare risentimento e odio, ma a celebrare il mistero dell’amore di Dio che innesca non bombe, ma il bisogno di verità e poi la conversione delle persone, e la riconciliazione tra le persone e tra i popoli.

Sono passati ott’anni. Qualcuno potrebbe pensare: lasciamo stare queste tragedie del passato. Noi invece, nel nome di Dio siamo qui a pregare perché questa umanità smetta di compiere queste immani catastrofi che ancora stanno insanguinando Ucraina, Palestina e Libano, Sudan e Congo e tanti altri Paesi. Custodiamo la memoria per coltivare la speranza in un futuro dove tutti siano vigilanti e costruttori di giustizia e di pace.

Come ha potuto succedere che nel cuore dell’uomo si accumulasse tanto odio fino ad ammazzare gli innocenti? Fino a sterminare bambini e famiglie convocati per una gara di nuoto? E come si è potuto arrivare a pianificare i campi di sterminio e le camere a gas per l’annientamento degli Ebrei e di quelli che erano ritenuti nemici?

C’è stato un odio che si è sedimentato nel cuore delle persone e che si è accumulato fino ad innescare la furia omicida anche nei confronti dei bambini, comunque ritenuti colpevoli di appartenere al popolo nemico. Quando nei pensieri, nelle emozioni, nelle parole prima sussurrate e poi dette in pubblico, nei ragionamenti, nei programmi politici si lascia prevalere il buio della semplificazione, delle ricette facili, della ricerca del capro espiatorio a cui addossare tutte le colpe… un po’ alla volta si slitta verso l’abbruttimento dell’umanità. Ci si arriva a macchiare dei crimini più abominevoli. E così ci si lascia corrompere dal male e si diventa protagonisti – talvolta direttamente complici, talvolta conniventi per il silenzio – di un male che sempre più si allarga e oscura le coscienze, azzanna interi popoli.

A dire il vero Dio manda sempre suoi servi che – lo sappiano o meno – diventano un richiamo per tutti a riconoscere la via della verità, quella che passa per il rispetto delle persone, specialmente dei bambini, per il dialogo, per la paziente costruzione della pace e della giustizia. Se ci stacchiamo da Gesù, via verità e vita, è più facile cadere nella morsa dell’odio.

Ho citato l’esempio del dott. Geppino Micheletti. Ma con lui quanti uomini e donne silenziosi hanno continuato a fare il loro dovere di uomini e donne che si sono schierati dalla parte di chi è ferito, umiliato, oppresso. Fra pochi giorni ricorderemo il beato Francesco Bonifiacio, prete martirizzato l’11 settembre 1946 tra Grisignana e Villa Gardossi. Lo ricorderemo con una messa qui in Cattedrale l’11 settembre alle ore 18 e il giorno successivo vi invito a partecipare al Pellegrinaggio che faremo per onorare la sua memoria insieme a quella del Beato Miroslav Bulešić (1920-1947), un sacerdote e martire croato dell'Istria. Ucciso in odio alla fede dalla stessa furia omicida comunista il 24 agosto 1947 a Lanischie, nelle cosiddette “cresime di sangue”.

La nostra memoria non è dunque solo per le tragedie, ma anche per chi dentro di esse ha saputo richiamarci alla magnifica umanità (per riprendere le parole del papa) che anche dentro le esperienze drammatiche dei limiti e delle sciagure umane sa esprimere i grandi valori che, come figli di Dio, siamo chiamati a vivere senza esitazioni e senza ricerca di alibi. Solidarietà, compassione, misericordia, giustizia, ascolto, pace… In ogni tempo Dio suscita persone che non abdicano alla loro umanità e alla verità del rispetto della dignità umana, anche quando la maggioranza è suggestionata da ideologie di odio e da semplificazioni che portano un po’ alla volta a giustificare l’ingiustificabile, nel buio delle coscienze.

Non sentiamoci presuntuosi nel resistere al potere delle tenebre. Il mondo è incendiato dall’odio e anche tra di noi rischiano di prevalere le oscurità del rancore. Anche qui ci sono bambini e bambine che dormirebbero per strada se come Caritas non avessimo aperto un dormitorio notturno per chi le istituzioni non sa o non vuole accogliere. I problemi sono complessi, ma ciò non giustifica che rinunciamo a un pizzico di umanità per evitare che i nostri cuori si induriscano. Nel nome di Dio innalzo questo grido: non rinunciamo a lasciarci illuminare dal Vangelo e dalla voce di Dio che risuona nelle nostre coscienze. Non lasciamoci sbranare dalle semplificazioni che portano a cuori senza compassione e senza misericordia. Collaboriamo invece insieme perché non ci siano più stragi come quelle di Vergarolla e ci siano leggi giuste che tutelino le persone, soprattutto chi soffre, e nella legalità e nel rispetto di tutti ci sia una città secondo il disegno di Dio, dove anche chi soffre sia accudito e curato. Così onoreremo le vittime di Vergarolla.