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Celebrazione del Transito di San Francesco


DIOCESI DI TRIESTE


Celebrazione del Transito di San Francesco


✠ Enrico Trevisi


Sant’Apollinare martire (Montuzza), 27 ottobre 2026



Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,

Davide Rondoni, il Presidente del comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, ha usato queste parole: “Non celebriamo un’icona del passato, ma un’esplosione di vita che può ancora insegnarci a essere uomini, fratelli e creatori di speranza”. “Francesco è un uomo estremo, non un estremista”.

In Francesco d’Assisi tutto è riportato all’essenziale e vissuto nella vertigine dell’estremo, cioè del tutto senza sconti, senza pudori, senza alcun freno inibitore. Ne faccio un elenco sommario:
- la fraternità e la minorità che risanano le relazioni abbruttite da rivalità, competitività e giudizio;
- il Vangelo come regola di vita che dà luce autentica a tutte le normative e regolamentazioni che rischiano di perdere l’anima;
- la povertà sposata e vissuta non come miseria ma come libertà dalla furia del possedere-accumulare-difendere;
- la fedeltà alla Chiesa romana, con ostinazione e senza infingimenti, radicato nel Vangelo;
- la pace, quella che viene dal Signore che pacifica il cuore e che si espande in ogni relazione e in ogni direzione;
- il creato non come oggetto ma come segno di Dio da amare per riscoprirci creature amate;
- l’amore per Cristo fino a divenirne icona vivente, nella passione e nella letizia.

Questi centenari (ottavo centenario de: il Presepe, la Regola, le Stimmate, il Cantico di Frate Sole, la morte) non sono commemorazioni del passato ma un invito a camminare con Francesco nel solco del Vangelo, amando Gesù fino all’estremo. Come Francesco.

San Bonaventura da Bagnoregio, nella Leggenda Maggiore afferma: “Il verace amore di Cristo aveva trasformato l’amante nell’immagine stessa dell’amato” (LegM XIII,5; FF 1228).

Con il dono delle stimmate Francesco è conformato al Cristo Crocifisso, al Christus patiens, al vir dolorum. Ma sul letto della morte, chiamando la morte “sorella”, rappacificato in tutto nel Signore, ecco che lo vediamo già nel vertice della sua conformazione a Cristo nella Gloria del Padre. Prima di morire, San Francesco d'Assisi chiese di essere spogliato per morire nudo sulla nuda terra e la “benedetta fine” (come la chiama Tommaso da Celano FF 512) arriva mentre si sta leggendo il brano della lavanda dei piedi. E come il centurione vedendo morire Gesù sulla croce arrivò ad affermare “Davvero costui era il Figlio di Dio” (Mt 27,54) noi contemplando il “transito” di Francesco possiamo dire “Davvero costui è l’Alter Christus”.

Così San Bonaventura: “Uomo veramente cristianissimo, che, con imitazione perfetta, si studiò di essere conforme, da vivo, al Cristo vivente; in morte, al Cristo morente e, morto, al Cristo morto, e meritò l’onore di portare nel proprio corpo l’immagine di Cristo visibilmente!” (LegM FF 1240).

Prima di morire San Francesco afferma: “io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni!” (Leggenda Maggiore, FF1239). Restiamo in ascolto di Cristo vivo che ci parla, come parlò a San Francesco, e per sua intercessione impariamo a fare la nostra parte, quella che Dio ci assegna. E il mondo sarà un po’ di più secondo il cuore di Cristo.