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59ª Giornata Mondiale della Pace


DIOCESI DI TRIESTE


Solennità di Maria SS. Madre di Dio
59ª Giornata Mondiale della Pace


✠ Enrico Trevisi


Sant'Antonio Taumaturgo, 1 gennaio 2026



Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,

Gesù è il Figlio di Dio, Maria è dunque la Madre di Dio. E solo in Gesù noi abbiamo il dono della pace vera, quella che viene da Dio. Del messaggio del Papa per questa Giornata mondiale della pace mi hanno colpito molti passaggi. Qui sottolineo anzitutto il fatto che la pace è un dono che Dio ora dà a ciascuno di noi, e che dobbiamo prendere subito e coltivarlo in noi e solo poi sapremo irradiare tale pace nel mondo. Precisamente il Papa dice: “Sant’Agostino esortava i cristiani a intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace, affinché, custodendola nell’intimo del loro spirito, potessero irradiarne tutt’intorno il luminoso calore. Egli, indirizzandosi alla sua comunità, così scriveva: «Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso»”.

Non possiamo pregare per la pace nel mondo se nel nostro cuore non la accogliamo e non la coltiviamo. Questo è il nostro primo compito. In un mondo di narrazioni prive di speranze e di rappresentazioni distorte e parziali, siamo chiamati a rivolgerci a Gesù, il Figlio di Maria, e ad accogliere la sua presenza. Siamo chiamati ad aprirci al dono della pace che Gesù ci ha portato e solo allora potremo divenire artigiani di pace, costruttori di pace. Papa Leone così prosegue: “Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata”.

Mi piace molto questo passaggio: la pace è una presenza, è la presenza del Signore nella nostra vita e nella nostra comunità e dentro questo mondo. Ed è anche il cammino che siamo chiamati a perseguire con coraggio e creatività: solo poi possiamo dire che è la meta… perché la pace piena resta sempre oltre, sempre al di là delle realizzazioni storiche. Esse sono sempre approssimazioni vere ma parziali della pace piena che è in Dio.

A volte questa pace ci sembra di non possederla: e invece il richiamo alle persone che ce l’hanno testimoniata è rimando storico ad una presenza e ad un cammino possibili anche per noi. Possiamo pensare a Maria e a come ha saputo essere fedele al disegno di Dio, anche quando è salita al Calvario. Possiamo pensare anche a Pietro che ha dovuto rimettere nel fodero la spada, passare attraverso lo sgomento del proprio rinnegare Gesù, e poi per il pianto amaro, e poi per il suo prendere giorno per giorno le strade della missione, del Vangelo, fino al dono della sua vita in comunione con Gesù.

Ma giorno per giorno ci sono persone che testimoniano la pace, che costruiscono la pace, che da buoni artigiani della pace inventano soluzioni per riparare le relazioni difettose, le esperienze che trasudano diffidenza, le incomprensioni che degenerano in conflitti.

Ieri sera sono passato a fare gli auguri in alcune nostre strutture della Caritas: mi ha commosso vedere volontari e operatori attenti alle persone, alle loro storie, a intrecciare ascolto e vicinanza come medicina a tanti cuori feriti. Mi ha commosso il vederli giocare a tombola con i migranti e a gioire per la tombola che il più piccolo aveva vinto. E un volontario a condividere con me la constatazione che i poveri sanno gioire delle piccole cose, e hanno da insegnarci a gioire.

In mezzo a noi, ci sono tante persone che stanno costruendo la pace e tutti siamo chiamati ad aiutarci… perché talvolta essa è minacciata anche nei nostri cuori e nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. E allora ciascuno è chiamato ad osare la profezia della pace possibile ora, dell’accoglimento della presenza del Signore nostra pace, anche in questa nostra città e in questa nostra Chiesa spesso distratte da mille occupazioni ma che rischiano di perdere l’essenziale, che è la presenza del Signore, nostra pace, anche nell’ultimo e fragile del fratello che ci dà da incontrare.

In un altro passaggio il Papa insiste: “Poco prima di essere catturato, in un momento di intensa confidenza, Gesù disse a quelli che erano con Lui: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». E subito aggiunse: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,27). Il turbamento e il timore potevano riguardare, certo, la violenza che si sarebbe presto abbattuta su di Lui. Più profondamente, i Vangeli non nascondono che a sconcertare i discepoli fu la sua risposta non violenta: una via che tutti, Pietro per primo, gli contestarono, ma sulla quale fino all’ultimo il Maestro chiese di seguirlo. La via di Gesù continua a essere motivo di turbamento e di timore”.

Siamo chiamati a scegliere la pace e la non violenza, a coltivarle e sperimentarle ogni giorno, anche se talvolta rischiamo di essere ridicolizzati e incompresi. Così commenta il Papa: “Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità”.

Da questa logica contrappositiva scaturisce la corsa agli armamenti denunciata da papa Leone XIV. Nel 2024 a livello mondiale le spese militari sono aumentate del 9,4%: una cifra pazzesca. Che Dio ci doni sapienza e coraggio per cogliere l’inganno che sta dentro questa irrazionalità. Termino con una citazione drammatica che ho letto in questi giorni, la prendo dal processo di Norimberga. A pronunciarla fu uno dei massimi gerarchi nazisti, Hermann Göring. «Il popolo può essere sempre assoggettato al volere dei potenti. È facile. Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio Paese al pericolo. Funziona sempre, in qualsiasi Paese».

A noi il compito che papa Leone ci affida: «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono» (Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana - 17 giugno 2025). E così contribuiremo a quella cultura nella quale la “via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale” prevale sull’irrazionalità della guerra.
Gesù nostra pace ci accompagna. Accogliamolo con fiducia.

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Introduzione del presidente diocesano di AC, Arturo Pucillo


“La pace sia con te!”

Il rumore di fondo del contesto internazionale, a cui ci siamo abituati ma a cui le nostre coscienze non dovrebbero abituarsi mai, a cui si sommano le fatiche quotidiane delle nostre esistenze troppo “armate”, è squarciato dall’annuncio del dono che viene da Dio, la pace che papa Leone, nel suo messaggio che accompagna questa celebrazione, dice avere “il respiro dell’eterno: mentre al male si grida basta, alla pace si sussurra per sempre”.

Della bellezza che sottende questo sussurro, lei sì infinita come eterno è il Suo Dispensatore, desideriamo essere testimoni.

Il banchetto eucaristico a cui siamo invitati ci connette in modi sempre nuovi a questa sorgente che ci svela le ricette per essere davvero in pace: amare anche i “nemici della pace” (S.Agostino), “rimettere la spada nel fodero” (il Signore Gesù), avere la pace noi per primi, averne il lume acceso (S.Agostino).

A partire dai nostri pensieri, dalle nostre relazioni familiari e sociali, dalla nostra città.

Eccoci allora a questo appuntamento tradizionale, auspicio per un anno nuovo che temiamo difficile ma sappiamo già preparato e amato da Dio, ancora ricolmi della speranza che abbiamo reso eccezionale nell’anno giubilare e che ora abbiamo il compito di rendere quotidiana e alla portata di tutti, grati per il dono di una Chiesa che non si stanca di sussurrare il respiro eterno della pace donata.

Le nostre vite si intrecciano qui, ciascuna con le proprie responsabilità e i propri compiti: chi amministra la città, chi ne cura la tutela e la sicurezza dei cittadini, chi ha il dovere alto di abitarla con rispetto e dignità e di rendere dignitoso l’abitarla di tutti coloro che passano di qua, per restare o per andare altrove.
Abbiamo tutti il nostro compito: chiediamo al Padre che è nei Cieli la grazia di compierlo fino in fondo. È un dono e oggi ancora ci viene consegnato gratuitamente.