DIOCESI DI TRIESTE
Conferimento del ministero dell’Accolitato
✠ Enrico Trevisi
Cattedrale di San Giusto, 1 marzo 2026
Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,
Cari Giulio, Marijo, Matteo e Paul,
Anche noi saliamo sul Monte della Trasfigurazione (Mt 17,1-9), talvolta senza sapere dove e perché il Signore ci porta con sé. In disparte. In una relazione particolare che ci lega intimamente a Lui. Che ci fa Chiesa, figli nel Figlio, discepoli del Maestro. Con gli occhi fissi su di Lui, sul suo volto luminoso. Admirantes Iesum.
Dentro la vita, talvolta pieni di speranza, spesso appesantiti da stanchezze e disillusioni, abbiamo colto la singolarità della sua voce, la sua chiamata, la sua Parola e ci siamo messi con Lui, dietro a Lui. Facendo esperienza di Lui. E voi cari Giulio, Marijo, Matteo e Paul avete intrapreso la lunga strada del Seminario perché nel cuore non avete potuto resistere al suo fascino e con il desiderio di servire la sua Parola e la sua Presenza dentro il suo popolo. Ma se siamo qui è perché tutti abbiamo colto un mistero di vita che solo in Gesù viene rischiarato. Tutti insieme siamo sul Tabor. E il suo volto brilla e le sue vesti sono candide. Lui, Gesù, è il riferimento della vita. La ragione per cui spenderci e rischiare. San Paolo al discepolo Timoteo (2Tim 1,9) dice: “soffri con me per il Vangelo”. È Dio che “ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia”. Ed in Gesù Cristo che tutto questo ci è disvelato. Il nostro salvatore Gesù Cristo!
E ci troviamo qui, un po’ ansimanti, e ciascuno con i propri affaticamenti: la strada per arrivare qui è stata lunga, piena di incontri ma anche di grazie e pure di insidiosi tornanti.
Il nostro sguardo è rapito e fisso su di Lui, il Signore Gesù. Mosè ed Elia sono solo comparse importanti, ma poi essi stessi svaniscono nell’indicare Lui: Gesù, il Messia, cioè il Cristo, Colui che ci rivela il vero volto di Dio. E il suo disegno: vincere la morte!
Tutto presagisce un nuovo Esodo, un nuovo passaggio, cioè alla vera Pasqua che porta al mistero del rifiuto, della menzogna, della violenza che si esprime nell’assurdo: il Figlio di Dio ucciso sulla Croce. Ma Gesù ha vinto la morte (2Tim 1,10).
Ora i nostri occhi contemplano Lui, non si staccano da Lui, e il suo volto brilla come il sole. Gesù è il nostro sole, la luce del nostro cammino, la luce che siamo chiamati a riflettere. È bello stare con Lui e aprirgli il cuore e depositargli apprensioni e paure per un futuro che non conosciamo; è bello sapere che Lui sempre sarà con noi; è bello riconoscerci dentro una missione che Lui stesso ci affida. È bello per noi vivere di questa sua presenza. Anche se poi subito ci è indicata una missione. Una nuova strada da intraprendere: il dono ricevuto spalanca sempre a una missione che ci fa camminare verso i fratelli e le sorelle.
Oggi siete istituiti accoltiti, dentro un servizio che ancora fa brillare il volto trasfigurato del Signore in mezzo a noi. In ogni Eucarestia siamo messi al cospetto di una luce che risplende nelle tenebre: è la luce della Pasqua, l’amore infinto del Padre che scintilla nell’obbedienza del Figlio che si dona sulla croce per amore nostro e perché nello Spirito noi possiamo accedervi in un tempo che è come sospeso: l’oggi di Dio per me, l’oggi del suo amore che mi prende per un servizio che mi fa battere forte il cuore, l’oggi di Dio che anche nei lampi di guerra che ci turbano ripete: non abbiate paura. Io sono con voi. Io sempre vi accompagnerò perché tutti si riconoscano figli di Dio, amati e perdonati. Dentro un disegno di Salvezza e di Grazia.
Sul Tabor “Furono presi da grande timore” ma Gesù li rincuora: «Alzatevi e non temete». E ai loro occhi c’era solo Gesù. Solo Gesù.
Non seguite altre vie strane e sfavillanti. Il Vangelo ci rimanda all’essenziale: solo Gesù, il resto sono comparse – talvolta anche esemplari – che rimandano e aiutano a guardare a Gesù, ad ascoltare Gesù, il Figlio amato. “Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo»”.
Servire all’altare non è un mero servizio rituale, ma è l’essere accostati alla presenza del mistero di Amore che ci convoca e ci manda per le carreggiate infinite della vita: come Abramo chiamato ad una terra che Dio indica e che non può conoscere in partenza.
Anche noi siamo inviati in cammini fangosi, chiamati ad abbandonare la nostra terra (di comodità e false certezze) siamo chiamati a “soffrire per il Vangelo” in una conversione continua che ci rigenera tramite il Pane disceso dal cielo.
E anche Lì, in quelle strade e in quelle piazze abitate da fratelli che soffrono e sono in attesa… alimentati dall’Eucarestia a cui vi consacrate, cari Giulio, Marijo, Matteo e Paul sarete chiamati a rimanere nell’ascolto di Lui, anche delle pagine più complesse del Vangelo, alimentati da quel pane del cammino che da forza e vigore sovrumani. Divini. Perché siete incorporati in Cristo, fatti suo Popolo. Suoi ministri coraggiosi e fedeli.
E tutti preghiamo perché tanti giovani sappiano salire sul Tabor e fare esperienza con Gesù e guardare il suo volto. E ascoltare la sua Parola.