DIOCESI DI TRIESTE
Santa Messa
in onore del beato
don Francesco Bonifacio
✠ Enrico Trevisi
Cattedrale di San Giusto, 11 settembre 2026
Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
(Rm 5,1-5)
Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,
San Paolo nella lettera ai Romani ci parla di una fede che ci immette nella pace con Dio. talvolta rischiamo di essere in contrasto con Lui. Di fronte alle prove, all’odio fratricida per cui il fratello uccide il fratello, rinnovando lo scandalo di Caino che uccide Abele, ci vengono tante domande da porre a Dio. Quasi fosse un nostro avversario. E invece la fede ci riporta nella pace: Dio ha dato suo Figlio sulla croce. Ed è per mezzo della fede in Gesù Cristo che abbiamo accesso alla grazia che ci porta a vantarci anche nelle tribolazioni. E c’è come una sequenza che collega la tribolazione alla pazienza e questa alla virtù e infine a quella speranza che non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori. Dietro a tutto ciò riconosciamo lo Spirito Santo. Vorrei riprendere alcuni passaggi.
Lo scandalo di Caino che uccide Abele si ripete: la fraternità da subito ci è presentata nella Bibbia come un compito che ci trova impreparati. L’invidia e le incomprensioni aprono alla violenza di Caino e all’assassinio di Abele. Dobbiamo vigiliare sui nostri pensieri, sulle nostre parole, sia quelle sussurrate che quelle declamate in pubblico: spesso la paura, l’invidia, l’aggressività e le incomprensioni aprono a paludi in cui affondiamo e non riusciamo più ad emergere; spesso ci sono sentimenti e ragionamenti che ci fanno perdere in un labirinto in cui cresce risentimento e rancore. Come può essere che nelle famiglie, nelle chiese, nelle nostre città crescono così tanto astio, livore, animosità, aggressività. Mi è capitato di leggere alcuni commenti sui social e mi viene da rabbrividire: quanto disagio c’è nel cuore delle persone, quanto si sta male per essere così violenti e arrabbiati. Don Francesco Bonifacio conosceva la rabbia e l’odio che covava tra la sua gente: e non scappa. Resta in mezzo alla sua gente mite e accessibile, predicatore di una Parola di vita che risana e guarisce i cuori, e formatore di coscienze illuminate dal Vangelo. Dopo ottant’anni dal suo martirio ci sembra di vederlo ancora inginocchiato davanti all’eucarestia, impegnato a preparare le sue prediche, attorniato dai suoi giovani che preferivano le sue catechesi all’indottrinamento ideologico del dittatore di turno. Pastore secondo il cuore di Cristo, lo troviamo come un agnello a costruire una pace disarmata e disarmante anche in mezzo ai lupi che lo azzannano e lo uccidono. Don Francesco Bonifacio sceglie di esserci e di restare. Non possiamo fuggire dalle nostre responsabilità nel seminare la verità del Vangelo, anche quando dà fastidio. Seguire Gesù significa restare anche dentro le incomprensioni ma in modo mite, evangelico, disarmato. La fraternità esige questa testimonianza che ha portato la Chiesa a beatificare don Bonifacio.
Di fronte al male c’è un’inquietudine. Forse anche in don Bonifacio ci saranno stati giorni di paura, momenti di sconforto, dubbi laceranti. La fede ci apre alla grazia. Lo Spirito Santo ci viene dato: ma occorre saperlo accogliere. Questa è la grandezza di don Bonifacio. Il male resta male: e don Bonifacio ci insegna a non scendere a patti con il male ma a restare aperti alla Grazia. Istruiti dal Beato Francesco anche noi chiediamo la grazia di lasciarci conformare al Cristo che porta la croce e sale il Calvario. La preghiera, l’Eucarestia, l’assidua vita ecclesiale sono canali di Grazia per attraversare le tribolazioni e non rimanere schiacciati dall’angoscia. Anche per noi possono esserci scelte difficili, testimonianze impegnative, sia nella Chiesa come nella vita sociale e familiare. Invochiamo – per intercessione del beato Bonifacio – la virtù della fortezza, il dono della perseveranza, l’audacia di una speranza che ci mantiene saldi nella fede e in una carità coraggiosa.
La speranza non delude. Questo ci dice san Paolo. Don Bonifacio per noi è richiamo alla speranza che viene da Dio. Lui ha seminato e noi oggi siamo frutto del suo ministero che non si è arreso di fronte alla violenza fratricida. Il fatto che le nostre Chiese e i nostri popoli di queste terre di frontiera oggi si stimano e camminano insieme è frutto del sangue dei martiri che hanno vinto l’odio con l’amore. Siamo di lingua italiana, slovena, croata… ma siamo fratelli, figli dello stesso Dio. Noi siamo eredi della testimonianza dei martiri (di lingua italiana, slovena e croata… di lingue diverse ma accomunati dallo stesso battesimo): la loro vittoria è come una strada da percorrere perché la nostra fraternità sia sincera e sappia ancora convertire chi è tentato dall’odio e dal risentimento. La speranza è virtù teologale, cioè è grazia che ci viene data: accogliamola. Siamo chiamati ad essere Chiesa che imparando dai nostri martiri non si arrende alle narrazioni che vedono nemici da tutte le parti, che si arrendono di fronte alle cattiverie, che si rassegnano quando imperversano individualismi e rancori. I martiri ci diano la gioia e il coraggio della fedeltà.
Ieri come oggi siamo chiamati ad accogliere la speranza che non delude e a testimoniare la via del Vangelo, quella che fa schierare dalla parte degli oppressi, dei poveri, dei peccatori che hanno bisogno di perdono e riconciliazione. Scegliamo di essere dalla parte di don Francesco Bonifacio: una fede matura, una carità esigente, uno schierarci per la pace e la non violenza. Scegliamo di essere alla scuola di chi semina parole di bontà, compassione per chi soffre, una fraternità vissuta e non solo declamata.
Beato Francesco Bonifacio prega per questa Chiesa, intercedi per questa città, aiutaci a mantenere aperti cuori e intelligenza alla grazia, perché diveniamo tutti seminatori di speranza e operatori di giustizia e di pace. Perché in assiduo ascolto della Parola di Dio e ferventi adoratori dell’eucarestia.