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Nota del Vescovo mons. Enrico Trevisi


DIOCESI DI TRIESTE


Nota del Vescovo mons. Enrico Trevisi


Dentro le problematiche delle migrazioni: un invito al dialogo per affrontare le sofferenze


✠ Enrico Trevisi


Trieste, 25 ottobre 2026



C’è un tempo per parlare e c’è un tempo per tacere (Qo 3.7).

Di fronte a tutto quello che sta avvenendo nel mondo, di fronte a quello che sta avvenendo anche a Trieste, tante volte si è sollecitati a schierarsi. Come se non ci fosse alternativa alla polemica. Come Chiesa abbiamo cercato di inserirci dentro le problematiche delle migrazioni (dei rifugiati, dei richiedenti asilo) con un nostro stile e una nostra identità, non con le parole per alimentare scontri ideologici e polemici, ma, invece, con i fatti. Abbiamo aperto il dormitorio di Sant’Anastasio per bambini, donne e situazioni fragili. Abbiamo aperto Spazio 11, una sala d’attesa solidale e tutto questo fatto nel dialogo perché le parole servono per gettare ponti, non per creare ulteriori divisioni.

Quello che sta avvenendo oggi nella nostra città ci rattrista molto: abbiamo sempre cercato il dialogo con le istituzioni e con le altre realtà di volontariato con le quali pure collaboriamo, ma mantenendo la nostra identità, il nostro stile. Le sofferenze dei migranti (le interminabili attese di giorni e settimane e mesi) prima che la loro richiesta di asilo venga ascoltata ci sollecitano a testimoniare che qualcosa si può fare. Come comunità cristiana, noi ci sforziamo, ci impegniamo a trovare soluzioni capaci sia di garantire la sicurezza dei cittadini sia di alleviare le sofferenze dei migranti. Per questo auspichiamo dialogo e soluzioni concrete.

Da anni Piazza della Libertà è segno di cura e attenzione per chi scappa da guerre e miseria. Le sofferenze delle persone e le criticità presenti chiedono il coraggio di risposte concrete che non mortifichino la solidarietà con chi è in difficoltà. L’indifferenza verso chi soffre è una grave malattia che va curata. Non ci sono farmaci che vanno bene per tutti. Noi abbiamo il Vangelo che ci spinge non a fare discorsi, ma a chinarci su chi soffre. E a guardare tutto e tutti non da destra, non da sinistra e nemmeno dal centro. Guardare tutti e tutto un po’ dall’alto. Dall’alto della Croce. Con lo sguardo di Cristo. Non con polemica, ma con misericordia. A chi fa dei migranti uno scontro ideologico noi indichiamo il magistero di papa Leone: «Cari migranti, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli: siete persone con storie, famiglie e sogni» (11 giugno 2026).