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Celebrazione di apertura dell’Anno Pastorale 2026-2027


DIOCESI DI TRIESTE


Celebrazione di apertura
dell’Anno Pastorale 2026-2027


✠ Enrico Trevisi


Sant'Antonio Taumaturgo, 27 settembre 2026



Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,

Il Signore si fa incontrare - Gospod se da srečati
La folla è attorno a Gesù: uomini e donne, bambini e giovani, adulti e anziani… La parola di Dio è per tutti. E Gesù, il Verbo che si è fatto carne, è la Parola che ci viene incontro e getta luce nei nostri giorni, anche in questa nostra storia.

Gesù percorre le nostre strade e ci parla: il Vangelo (Lc 5,1ss) ci mostra un Gesù che è accessibile e offre la sua Parola a tutti. La sua cattedra da cui insegna è una barca, che nel Vangelo è luogo di lavoro: sia di fallimento che di successo. Gesù ci parla dentro la vita reale con le sue luci e le sue ombre.

Il primo imperativo è metterci in ascolto del Vangelo - Prva imperativ je poslušati evangelij
L’ascolto è anche obbedienza (come ci suggerisce anche il Vangelo di questa domenica - Mt 21,28ss -: occorre lavorare nella vigna del Signore e non limitarci ad un ascolto vuoto e ipocrita). Fra poco nel silenzio, davanti all’eucarestia, mentre adoriamo la presenza in mezzo a noi del Signore, rimettiamoci in quell’ascolto che ci apre alla disponibilità per questo anno pastorale. Quell’ascolto che ci smuove a lavorare e testimoniare perché la buona notizia dell’amore di Dio si faccia carne attraverso la nostra testimonianza concreta. Abbiamo bisogno di rilanciare tempi e spazi in cui rallentiamo per ascoltare il Signore e ci ricarichiamo per essere generosi lavoratori nella sua vigna, nel campo che è la Chiesa e che pure è il mondo.

Sulla tua Parola – Na tvojo besedo
Ritroviamo un clima di fiducia: fidiamoci della grazia del Signore, fidiamoci che nella nostra comunità Dio è all’opera e che posso guardare ai fratelli e alle sorelle vincendo risentimenti e sospetti. Nessuno è perfetto, ma sulla parola del Signore io mi rimetto in gioco, io rischio la fatica e le incomprensioni. Eppure, Dio ci consente di creare spazi di amicizia, di reciproca stima, di lavoro solidale per una missione esaltante: perché il Vangelo raggiunga tutti, tutti, tutti. Attraverso di te il Vangelo sia concretizzato nelle aule scolastiche e nei luoghi di lavoro, nelle famiglie e nel tuo gruppo di amici, nelle parrocchie e nelle varie aggregazioni ecclesiali e pure in quelle laiche da te frequentate (sport, divertimento, cultura, professioni…).

Il Signore ti conosce, il Signore ti chiama per nome, il Signore ti manda. Non temere - Gospod te pozna, Gospod te kliče po imenu, Gospod te pošilja. Ne boj se.
Non temere, non avere paura. La sua parola di incoraggiamento ti viene continuamente ripetuta. Ogni giorno, ogni volta che apri il cuore e hai il coraggio di metterti in ascolto. Non temere in ciò che hai da convertirti, non temere per la missione che ti è affidata, non temere se ci sono difficoltà e insuccessi. Non temere: e troverai un gusto della vita che il mondo non sa darti, una luce che rischiara ogni tenebra, un pane che ti alimenta e ti dà energia per ogni impervio cammino. Coraggio, fidati.

Alimenta il tuo rapporto personale con il Signore. Don Francesco Bonifacio negli ultimi suoi mesi di vita scrive i suoi appunti spirituali in quaderno… li scrive in italiano ma con l’alfabeto greco. E così è stato rappresentato nelle vetrate del battistero di Pirano dove è stato battezzato. Questo ci porta a dire che c’è un rapporto, un legame unico/intimo/personalissimo tra il singolo e Dio. Nessuno deve violarlo: ma esso deve essere vero, alimentato, coltivato. Senza questo non ci può essere missione, evangelizzazione, testimonianza ma al massimo un’ideologia vagamente cristiana, un moralismo che non entusiasma. Difendi il tuo spazio di incontro con il Signore dagli sguardi indiscreti, dalla fretta che ti impedisce l’interiorità, dalle mode e consuetudini che ti frenano dallo scegliere che uomo e che donna vuoi essere. Noi guardiamo a Gesù e Lui solo ci svela la bellezza della nostra umanità. A Borca di Cadore, con il monaco Luciano Manicardi abbiamo a lungo meditato su questo: alla luce dell’umanità di Cristo rileggi la tua umanità, i tuoi pensieri, i tuoi progetti, il tuo modo di relazionarti.

Camminiamo insieme - gremo skupaj na sprehod
Quest’anno vogliamo smettere di parlare di sinodalità e perticarla davvero, sia nella capacità di ascoltarci reciprocamente che nella verifica di ciò che stiamo vivendo. Vogliamo rilanciare i consigli pastorali ma servono persone generose che si aprono con fiducia allo Spirito Santo. Come dice il Papa: “La sinodalità non è un insieme di riunioni, né un metodo di lavoro. È uno stile spirituale. Nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento. La vera domanda non è quante conversazioni sapremo organizzare, ma quale qualità evangelica avranno i nostri incontri. Quando ci ascoltiamo con umiltà e libertà, lasciando spazio allo Spirito, le nostre conversazioni non rimangono uno scambio di idee, ma diventano un luogo di conversione, nel quale cresciamo insieme nella fedeltà al Signore” (Leone XIV, Discorso a conclusione dei lavori del Concistoro straordinario, 27 giugno 2026).

Faremo anche delle assemblee decanali sul tema della trasmissione della fede, dell’evangelizzazione. E pure un’assemblea diocesana in cui fare memoria di quanto abbiamo percorso, verificandoci sia nelle criticità come anche in quanto di bello il Signore ci ha accompagnato.

Incontrando la sua diocesi (il 18 settembre 2026), il Papa ha lasciato quattro attenzioni particolari. Le enumero perché anche per noi sono una traccia di lavoro che pure nella lettera pastorale di quest’anno si intravvedono:
  1. Incontrare Cristo e farlo incontrare: ne abbiamo appena parlato.
  2. Generare comunità: la sinodalità è al servizio di questo… non guardiamo il dito ma ciò che esso indica!
  3. Abitare e servire la città: tante nostre attività ma anche le prossime elezioni ci portano ad essere cittadini che non hanno timore di spendersi per il bene comune e non per interessi egoistici.
  4. La formazione del popolo di Dio: in tutte le dimensioni. Spirituale, liturgica, familiare, culturale, pastorale… Non sciupiamo ISSR, la scuola di Teologia per tutti…
La sinodalità non è un’iniziativa in più, ma uno stile di incontro, di ascolto, di discernimento, di verifica, di conversione. Anche il fondo di solidarietà lanciato proprio questa domenica va nella direzione di una sinodalità effettiva: Aiutiamoci. Il metodo non converte nessuno… c’è bisogno di volti, di persone che diventano trasparenti e lasciano intravvedere la presenza del Signore tra noi. Coraggio. Non temete. Camminiamo insieme. Aiutiamoci.