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Domenica delle Palme e della Passione del Signore

DIOCESI DI TRIESTE
Domenica delle Palme e della Passione del Signore
+ Giampaolo Crepaldi
Cattedrale di San Giusto, 14 aprile 2019

 

 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo!
1. Con la Domenica della Palme e della Passione del Signore, la Chiesa ci introduce nella Settimana Santa, chiamata in questo modo perché ci impegna nel ricordo degli eventi centrali della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. In questa Domenica la Chiesa ci invita a rivivere l’incontro di Gesù con gli uomini e le donne di Gerusalemme, la sua città. Quali sono le caratteristiche di questo incontro? In primo luogo, Egli viene nel nome del Signore, portando cioè la salvezza di Dio, la salvezza messianica. In secondo luogo, entra a Gerusalemme non a cavallo, animale utilizzato dai guerrieri, ma seduto su un’asina. Egli non viene a combattere nessuna guerra. Egli viene pieno di amore e di mitezza. Con lo stesso amore e la stessa mitezza raggiunse la samaritana andata al pozzo a cercare l’acqua che l’avrebbe finalmente dissetata; raggiunse il cieco perduto nelle tenebre di una cecità invincibile; raggiunse l’amico Lazzaro con il suo corpo già imputridito nella sua morte senza speranza.
2. Carissimi fratelli e sorelle, lungo il tragitto che dalla chiesa di Montuzza ci ha portato qui in Cattedrale con le palme e gli ulivi tra le mani, abbiamo confessato la nostra fede in Cristo Re e nel suo Regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace, custodendo nel cuore una singolare certezza: con amore e mitezza Gesù ha raggiunto anche noi che, come la Samaritana, il cieco e Lazzaro, cerchiamo salvezza e pienezza di senso per la nostra vita. In questa giornata delle Palme, dedicata in particolare al mondo giovanile, Gesù raggiunge i giovani. Papa Francesco, che ha recentemente pubblicato l’Esortazione Apostolica Christus vivit, esprime il senso di questo giungere del Divino Maestro con queste significative parole: “Gesù, l’eternamente giovane, vuole donarci un cuore sempre giovane. La Parola di Dio ci chiede: «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova» (1Cor 5,7). Al tempo stesso, ci invita a spogliarci dell’«uomo vecchio» per rivestirci dell’uomo «nuovo» (cf. Col 3,9.10). E quando spiega cosa significa rivestirsi di quella giovinezza «che si rinnova» (v. 10), dice che vuol dire avere «sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro» (Col 3,12-13)”. Che il cammino della vita sia aperto e pronto ad accogliere Gesù che ci raggiunge e sia pieno così di fede, di speranza e di carità!