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Ordinazioni diaconali


DIOCESI DI TRIESTE


Ordinazione diaconale
di Giulio Barelli, Andrea Grigoli, Marijo Karadakić e a Alessandro Lombardi


✠ Enrico Trevisi


Cattedrale di San Giusto, 10 ottobre 2026



Cari fratelli e sorelle, amati fratelli e sorelle: Ljubljeni bratje in sestre

Tu vieni al mondo e sei già amato, vieni alla luce e sei subito consacrato (Ger 1,5), inizi a respirare e c’è chi si prende cura di te.

E su ciascuno c’è un’attesa, un disegno di amore, una missione da inverare nell’originalità della propria vita, intreccio di tempi e di spazi, di relazioni e pensieri, di comunione e di solitudini.

Inizi a camminare, a pensare, a progettare e ti cogli dentro una storia iniziata ben prima di te: una storia di guerre e di speranze, di progressi e di fallimenti, di profezie e di nostalgie. E hai iniziato a cercare il tuo posto, la tua identità, la tua risposta alla vita che ti ha generato.

E nel fluire dei giorni, delle stagioni e degli anni sei stato condotto dalla famiglia, dagli amici, dalla Chiesa all’incontro con il mistero che poi ti ha affascinato, il Dio di Gesù Cristo. Il Dio che si è fatto vicino, che si è fatto carne umana. E nel tuo cuore, nell’alternarsi di emozioni e pensieri, paure e letizie, hai iniziato a cantare la bontà del Signore – per riprendere il salmo – fino a far crescere l’esigenza di una scelta.

Nella tua libertà – mi rivolgo a ciascuno di voi, Giulio, Andrea, Marijo, Alessandro – hai colto una voce, una parola, una strada che ti ha portato a interrogarti sul come spendere la tua vita, sul come non sciupare i doni ricevuti, su come realizzare quell’anelito alla felicità che sta nel cuore di ciascuno. Siamo così diversi l’uno dall’altro, con ciò che ci rende unici e originali, anche nei limiti oltre che nei talenti, anche nelle fragilità oltre che nelle virtù.

E sei entrato nel dialogo vivo con quel Cristo che è come un corpo vivo, con molte membra e ti sei riconosciuto parte di un tutto di amore. E così nel Corpo di Cristo, che è la Chiesa, hai intuito che anche tu avevi una tua parte. La sua Parola viva ti ha sempre più impregnato, e quando te ne distrai, quando la rinneghi, senti che manchi alla bellezza dei tuoi giorni.

Sei parte del Corpo di Cristo, che è la Chiesa. Germe e inizio del Regno di Dio. E dentro l’avventura del renderla più conforme al progetto di Dio: è la barca di Pietro che pur tra i marosi e le tempeste è chiamata a traghettarci a quella riva sperata, dove a germogliare sono la giustizia e la pace, l’amicizia e la cura reciproca.

E il mondo è come un’immensa distesa di campi dove la messe è pronta e abbondante. Occorre non tardare perché è matura e rischia di essere persa per il procedere inesorabile dei giorni. Occorre rispondere. Il Signore chiama. Il Signore ha bisogno di operai. Il Signore designa altri operai per il Vangelo, perché il suo amore possa anticiparsi dentro lo scorrere delle nostre stagioni e tra le valli e i monti, tra i mari e le pianure. Ovunque. Perché il campo di Dio è il mondo intero.

La messe è molta, pregate perché il Signore mandi altri operai. Pregate perché ci siano cuori che accolgano la voce del Signore che li chiama e li manda.

E nella tua libertà – Giulio, Andrea, Marijo, Alessandro – hai risposto. Non mancano le vertigini, lo stordimento, le apprensioni. Sia in questi anni passati sia per il futuro incerto che avete davanti.

Dove sarete mandati a lavorare nella chiesa di Dio? in quale porzione del suo vasto campo?
E ne sarete all’altezza delle attese, di Dio e della gente?

Noi non lo sappiamo. Quello di cui siamo certi è che Dio mantiene le sue promesse e pertanto sempre vi accompagnerà. Lo Spirito Santo sempre vi indicherà la strada del servizio su cui immettervi concretamente. E sempre sarà una strada che avrà bisogno della luce della preghiera per restare gioiosi nella generosità e nella prontezza; ma anche nell’obbedienza che significa camminare insieme, a servizio della Chiesa e non satelliti che cercano un qualche proprio appagamento usando gli spazi della Chiesa.

Ed ora un augurio. Il Vangelo connette la missione degli inviati al tema della pace. Ne sentiamo urgente bisogno di operatori della pace. Sentitevi sempre ingaggiati in questo servizio: sia dentro la Chiesa nelle sue molteplici articolazioni sia per le strade diverse della vostra missione e testimonianza. Non scoraggiatevi. L’essere come agnelli in mezzo ai lupi non è solo riferimento alla mitezza in un mondo di aggressività e violenze. È anche segno messianico che qualcosa del regno di Dio lo vediamo dentro la nostra piccola storia: vi auguro di essere protagonisti di riconciliazione, di dialogo, di comunione. Fedeli al Vangelo e pertanto capaci di connettere la verità con la carità; l’annuncio del Salvatore con la misericordia che incoraggia il cammino di fede di tutti, di ciascuno.
Diaconi, servitori della pace e della comunione. Questo l’augurio. Con la certezza che non tutti vi capiranno ma che tutti restano destinatari dell’amore infinito di Dio. E questo amore infinito di Dio sorprende, anche nel suo incarnarsi nelle vostre vicende uniche, comprese le sofferenze e i fallimenti. Come quello di don Francesco Bonifacio che a ottant’anni dal martirio ora più che mai è ponte tra le chiese e i popoli, è memoria riconciliata tra le nostre comunità spesso protagoniste di freddezze ed estraneità. La testimonianza di giovani come i beati don Francesco Bonifacio, don Miroslav Bulešić e Lojze Grozde vi entusiasmino nelle difficoltà, vi fortifichino nella preghiera, vi rendano determinati nella fedeltà alla Chiesa e al popolo di Dio.

La loro intercessione vi accompagni sempre perché il vostro ministero – come dice questa liturgia – sia compiuto con umiltà e carità, con una coscienza pura e conformandovi a Cristo con tutta la vita; e vi ricordi che il buon Pastore sempre sarà per voi ristoro e grazia, come sosta ad acque tranquille anche se doveste attraversare valli oscure. Perché lo ha promesso: e insieme lo possiamo pregare e cantare. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza… (Salmo 23).