parallax background

Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore


DIOCESI DI TRIESTE


Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore


✠ Enrico Trevisi


Cattedrale di San Giusto, 5 aprile 2026



Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,
aiutiamoci a tener vivo l’impegno ad attingere personalmente all’immensità dell’amore di Dio per noi. Un rispondere all’amore di Dio che deve essere frequente nelle nostre giornate così da accompagnare ogni nostro respiro, ogni battito del cuore, ogni pensiero della mente, ogni desiderio con cui speriamo il futuro. La risurrezione di Cristo non appartiene al passato, ma è la possibilità che ci è data di non sciupare la vita: per mezzo dello Spirito che ci ha dato noi siamo immessi dentro la vita di Dio, rigenerati per vivere dell’amore di Dio. Non sciupiamo la vita! Come si fa a vivere la giustizia e l’amore fraterno se si dimentica l’amore di Dio per noi?

Ci siamo commossi davanti alle scene della passione di Gesù. Con San Francesco ci siamo lasciati andare all’emozione: l’Amore non è amato. Questa nostra epoca è diventata indifferente di fronte all’amore di Dio, il Crocifisso, e pertanto ecco che si è fatta distratta e arrogante e colpevole. Non ha empatia verso chi soffre per i conflitti permanenti che dilaniano, famiglie, scuole, ambienti di lavoro, e poi le piazze e le città e il mondo intero.
Siamo chiamati a recuperare una fede viva, in ascolto di un Dio che ci parla. San Francesco ha ascoltato il Crocifisso che gli chiedeva di riparare la Chiesa. All’inizio ha equivocato: pensava ai mattoni per restaurare San Damiano… Poi ha capito che doveva svolgere una missione: testimoniare che il Vangelo lo si può vivere. Il Crocifisso gli ha svelato la possibilità di vivere da Risorti dentro questa storia. Questa è la Chiesa che vuole il Signore. Si trattava, e anche oggi si tratta, di vincere l’egoismo, la ricerca sfrenata dei beni, la cupidigia per cui si fanno le guerre… e ci si trova tristi, arrabbiati, con la vita senza senso.

Vivere da risorti vuol dire accettare il fratello, anche se lebbroso e fa ribrezzo: significa – come fa san Francesco – fermarsi a soccorrerlo e baciargli la mano. Non abbandoniamo i poveri e non consentiamo che diventino i capri espiatori a cui addossare tutte le colpe.

Vivere da Risorti per noi oggi è avere pazienza gli uni con gli altri, anche con chi soffre ed è fragile psicologicamente, e ha bisogno di affetto, di comprensione, di essere rassicurato. Non abbandoniamo alla solitudine chi è caduto nella depressione. Nella nostra Trieste ci sono migliaia di persone che soffrono disturbi psichiatrici e sono seguite dai Centri di salute mentale: ma sono nostri parenti e vicini di casa che chiedono umanità, affetto, ascolto.
Vivere da Risorti significa spandere a piene mani per i nostri ragazzi e giovani quello che abbiamo capito dalla vita: non lasciamoli soli. La loro malattia si chiama: mancanza di adulti significativi che li accompagnino a comprendere cosa vale davvero nella loro vita.

Vivere da Risorti significa comprendere che la vita è una benedizione, anche quando è messa a dura prova per la malattia, per l’età che avanza, per i propri sbagli, peccati e fallimenti. Dio non ci lascia soli; Dio ci ama, e a noi lasciarci amare per diventare riflesso del suo amore.
Vivere da Risorti significa crederci che Dio ci vuole felici: e anche sperimentare la gioia della sua compagnia nella preghiera, la letizia di relazioni risanate in famiglia (non perché perfetti ma perché Dio ci dà di essere segni della sua premura l’uno per l’altro), la gioia del poterci aiutare reciprocamente, la meraviglia per il Creato: la Luna, le stelle, il mare e le montagne.
Vivere da Risorti… so che ci sono giorni di passione, di guerra, di immani violenze. Ma Dio ci chiede di risollevarci e di spenderci con coraggio, fino anche a dare la vita, ma nella direzione della riconciliazione, del perdono, della misericordia. A cominciare dai familiari per contagiare il mondo intero.
Il Risorto è lì, che ti attende, che ti dà coraggio, che ti spinge a gustare spazi di vita riscattati dalla fretta del produrre e dello sciupare, dell’evadere nel chiasso e nel consumismo… Lui sorprende e arriva, per chi si allena ad avere il cuore vivo. Ci chiede di relativizzare quelle cose effimere per le quali si litiga e ci si ammazza, e di pensare alle cose di lassù: la vita piena e beata. E sapremo gustare nell’oggi questa vita benedetta.

Vivere da Risorti è gustare la fraternità dell’eucarestia, dove ancora Cristo si fa pane spezzato per noi e ci sfama nei nostri purificati desideri di vita, e ci cura nelle nostre ferite e fallimenti, e ci rimette sulle strade dell’essere testimoni autentici. Vivere da Risorti è riconoscere Gesù che di nuovo ci parla: la pace sia con voi, beati i poveri in spirito, beati gli afflitti, beati gli operatori di pace e di giustizia, beati i miti…
Dice anche beati i perseguitati… e il nostro pensiero va ai troppi perseguitati. Certo Dio li ha nel suo cuore. Ma per noi sono un monito ad impegnarci per un mondo più giusto e di pace. Chiediamo pace per l’Ucraina, per il Libano, per la Palestina e Israele, per il Sudan, per il Congo, per l’Iran, per la Nigeria… e chiediamo che in quei Paesi ci sia giustizia ma anche la libertà di vivere da Risorti, da cristiani senza che ci siano pulizie etniche e persecuzioni!
Da disarmati, nel nome di Cristo Risorto, chiediamo PACE.