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Veglia diocesana di preghiera per le vocazioni


DIOCESI DI TRIESTE


Veglia diocesana di preghiera per le vocazioni


✠ Enrico Trevisi


Cattedrale di San Giusto, 24 aprile 2026



Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,

a 800 anni dalla morte di san Francesco, vorrei guardare a Lui e che la sua vita parlasse a noi tutti.

1. L’amore di Dio spento nei cuori, quasi dappertutto

[…] L’uomo di Dio non teneva ancora delle prediche al popolo ma, attraversando città e castelli, tutti esortava ad amare e temere Dio, a fare penitenza dei loro peccati. Egidio esortava gli uditori a credere nelle parole di Francesco, dicendo che dava ottimi consigli.
Gli ascoltatori si domandavano l’un l’altro: “Chi sono questi due? Cosa ci stanno dicendo?”. A quei tempi l’amore e il timor di Dio erano come spenti nei cuori, quasi dappertutto; la penitenza era ignorata, anzi la si riteneva una insensataggine. A tanto erano giunte la concupiscenza carnale, la bramosia di ricchezza e l’orgoglio, che tutto il mondo pareva dominato da queste tre seduzioni diaboliche. Su questi uomini evangelici correvano perciò opinioni contrastanti. Alcuni li consideravano dei pazzoidi e dei fissati; altri sostenevano che i loro discorsi provenivano tutt’altro che da demenza. Uno degli uditori osservò: “Questi qui o sono uniti a Dio in modo straordinariamente perfetto, o sono dei veri insensati, poiché menano una vita disperata: non mangiano quasi niente, camminano a piedi nudi, hanno dei vestiti miserabili”.
Ciò nonostante, vedendo quel modo di vivere così austero eppure così lieto, furono presi da trepidazione. Nessuno però osava seguirli. Le ragazze, al solo vederli da lontano, scappavano spaventate, nella paura di restare affascinate dalla loro follia. Percorsa che ebbero quella provincia, fecero ritorno al luogo di Santa Maria.
(dalla Leggenda dei tre Compagni, 33-34:FF 1437-1437)


Il tempo di san Francesco era simile al nostro: scusate lo ripeto ancora. “A quei tempi l’amore e il timor di Dio erano come spenti nei cuori, quasi dappertutto; la penitenza era ignorata, anzi la si riteneva una insensataggine. A tanto erano giunte la concupiscenza carnale, la bramosia di ricchezza e l’orgoglio, che tutto il mondo pareva dominato da queste tre seduzioni diaboliche”. San Francesco si innamora del Signore. E piange perché l’amore non è amato. Piange perché il mondo ha perso l’amore di Dio. E chi lo incontra è coinvolto nelle sue lacrime, si mette a piangere perché l’amore di Francesco per il Signore contagia (Leggenda dei tre Compagni, 14: FF 1413). Auguro a ciascuno di voi di innamorarvi del Signore Gesù e troverete la bellezza della vostra vita.

2. La santità attrae – la santità spaventa

Trascorsi pochi giorni, vennero a loro tre altri uomini di Assisi: Sabbatino, Morico, Giovanni de Capella, che supplicarono Francesco di riceverli nella fraternità. Egli li accolse con umiltà e affetto.
Quando andavano per elemosina, attraverso la città, appena qualcuno gliela faceva. I più li coprivano di villanie: “Come! Avete buttato via la roba vostra, e adesso volete mangiare sulle spalle degli altri”. Così erano costretti a soffrire una incresciosa penuria.
Da parte loro, i genitori e i consanguinei, non li potevano vedere; gli altri concittadini li schernivano come eccentrici scervellati. A quei tempi infatti nessuno osava abbandonare i propri averi e andare a chiedere la carità di porta in porta.
Solo il vescovo di Assisi, al quale l’uomo di Dio ricorreva di frequente per consigliarsi, lo riceveva con benevolenza.
(dalla Leggenda dei tre Compagni, 35: FF 1438).


La santità di Francesco attrae altri giovani che osano abbandonare la vita comoda e spensierata (orgoglio-ricchezze-concupiscenza) per abbracciare la libertà di Francesco. Una libertà che è povera di beni materiali, ma ricca di amore, di quell’amore vero che da senso alla vita: l’amore di Dio accolto con tutto il cuore; e l’amore fraterno da spargere ovunque. Un amore che arriva a moltiplicare i fratelli e le sorelle e a cantare la bellezza del creato e ad accettare anche i propri limiti, la propria piccolezza, la propria fragilità… simboleggiata anche dalla morte, vista come sorella morte corporale… sapendo che però c’è una pienezza di vita in Dio, di comunione con Lui. Vi auguro di diventare santi. Aspirate alla santità. Ora, non domani. Ora.

3. La santità è una vocazione, ma è anche una missione

Francesco, pieno della grazia dello Spirito Santo, ai sei frati sopra citati, convocandoli presso di sé dalla selva che si estendeva presso la Porziuncola, nella quale entravano spesso per pregare, predisse quello che sarebbe avvenuto. Disse: “Fratelli carissimi, consideriamo la nostra vocazione. Dio, nella sua misericordia, ci ha chiamati non solo per la nostra salvezza, ma anche per quella di molti altri. Andiamo dunque per il mondo, esortando tutti, con l’esempio più che con le parole, a fare penitenza dei loro peccati e a ricordare i comandamenti di Dio”.
E proseguì: “Non abbiate paura di essere ritenuti insignificanti o squilibrati, ma annunciate con coraggio e semplicità la penitenza. Abbiate fiducia nel Signore, che ha vinto il mondo! Egli parla con il suo Spirito in voi e per mezzo di voi, ammonendo uomini e donne a convertirsi a Lui e ad osservare i suoi precetti. Incontrerete alcuni fedeli, mansueti e benevoli, che riceveranno con gioia voi e le vostre parole. Molti di più saranno però gli increduli, orgogliosi, bestemmiatori, che vi ingiurieranno e resisteranno a voi e al vostro annunzio. Proponetevi, in conseguenza, di sopportare ogni cosa con pazienza e umiltà”.
(dalla Leggenda dei tre Compagni, 36:FF 1440).


Per la santità occorre avere coraggio. Il coraggio di lasciarci amare dal Signore e di coltivarlo nella nostra preghiera personale. Del messaggio del papa vi porto solo questa citazione: “«Il Signore della vita ci conosce e illumina il nostro cuore con il suo sguardo d’amore». Ogni vocazione, infatti, non può che iniziare dalla consapevolezza e dall’esperienza di un Dio che è Amore (cfr 1Gv 4,16): Egli ci conosce profondamente, ha contato i capelli del nostro capo (cfr Mt 10,30) e ha pensato per ognuno una via unica di santità e di servizio. Questa conoscenza, però, dev’essere sempre reciproca: siamo invitati a conoscere Dio attraverso la preghiera, l’ascolto della Parola, i Sacramenti, la vita della Chiesa e la donazione ai fratelli e alle sorelle. Come il giovane Samuele, che nella notte, forse in maniera inaspettata, udì la voce del Signore e imparò a riconoscerla con l’aiuto di Eli (cfr 1Sam 3,1-10), così anche noi dobbiamo creare spazi di silenzio interiore per intuire ciò che il Signore ha in cuore per la nostra felicità”.
Cari giovani, ascoltate la voce del Signore, entrate in sintonia con Lui. Proteggete tempi e spazi di incontro personale con Lui.
Dimenticate tutto il resto ma non questo: Proteggete tempi e spazi di incontro personale con il Signore. In questo incontro troverete il coraggio di una vita piena, bella, santa… anche dentro le vostre fragilità, dentro un cammino umile ma perseverante, coraggioso.

4. La santità ripara la Chiesa
Riportiamo la Leggenda dei tre Compagni, perché sembra essere il più antico. San Francesco, una volta, «mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu ispirato ad entrarvi. Entratovi, prese a pregare fervidamente davanti all’immagine del Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà: “Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’, dunque, e riparala”» (dalla Leggenda dei tre Compagni, 13-14:1410-1412).
Francesco un po’ alla volta comprese che non doveva fare il carpentiere e il muratore. La sua vocazione alla santità è una vocazione a riedificare la Chiesa: nell’umiltà profonda, senza mai condannare nessuno, senza mai ergersi a saccente presuntuoso come se lui avesse trovato la strada giusta e gli altri percorressero strade sbagliate. Lui semplicemente vive il Vangelo, lo vive in modo concreto, umile e vero. E la sua vita attrae.
Siamo chiamati a vivere il Vangelo, a liberarci dalla dipendenza dei social, dai desideri cattivi di essere sempre vincenti, ammirarti, invidiati. Siamo amati dal Signore e questo ci rende liberi e capaci di sopportare le incomprensioni, le paure, il futuro ignoto. Ci fidiamo del suo amore. Ci disponiamo ad aiutarci reciprocamente, ma anche a perseverare se talvolta avremo la percezione di non essere capiti e ci sembrerà di essere soli.

Carissimi vi auguro quella santità che dà letizia alla vita, che ripara la Chiesa, che edifica una fraternità universale. Come ci ha insegnato Gesù. Come san Francesco ha vissuto.