DIOCESI DI TRIESTE
Commemorazione di tutti i fedeli defunti
✠ Enrico Trevisi
Cimitero di Sant'Anna, 2 novembre 2026
Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,
San Paolo nella Lettera ai Romani (cap. 5) ci dice:
“Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificàti nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui”.
Cristo è Risorto e la nostra fede ci porta a contemplare in lui la vittoria sulla morte, per mezzo del suo sangue. Anche noi in Cristo siamo chiamati a una vita da risorti nell’oggi e a una vita di comunione eterna in Dio quando varcheremo la soglia della morte terrena. Per Grazia. Perché Dio ci ama. Ma anche con l’impegno nell’oggi a vivere da risorti.
La nostra fede in Cristo morto e risorto è luce che illumina la vita. Non sappiamo come sarà la vita eterna ma crediamo che Dio nella sua infinita misericordia ci salva dal male e dal peccato. E la morte ne è l’apice.
Cristo è la luce che risplende nelle tenebre di questo mondo di peccati e di ingiustizie. Non c’è solo il male: c’è la sua luce e questa si rifrange sul volto di tante persone.
Cristo è la luce che ci disvela la riconciliazione che Dio opera: risanare i nostri cuori divisi, le nostre vite frantumate, le nostre famiglie messe alla prova. Cristo ce le mostra come amate in Dio e dunque chiamate a redenzione.
Cristo è la luce che ridà speranza al cammino dei nostri giorni e proprio quando siamo oppressi dal peso del lutto, dalla solitudine, dalla mancanza dei nostri defunti. Dentro questa realtà: assumendola, risanandola!
Cristo è la luce che rischiara la possibilità di anticipare nell’oggi qualche tratto di quella comunione divina ed eterna che si esprime oggi nell’amicizia, nella fraternità, nel portare gli uni i pesi degli altri.
Cristo è la luce che rigenera i cuori dal torpore e dalla tristezza rigenerandoci a una vita nuova nell’oggi: perché ora siamo abilitati a vivere da risorti, cioè nell’amore, capaci di conversione continua, di generosità concreta, del rischiare le vie del perdono.
Cristo è la nostra luce e spezza le gabbie che ci portano a non fidarci di nessuno, a realizzare muri che separano e a lasciarci precipitare nell’abisso del risentimento, del vittimismo, della tristezza. La sua luce spalanca a cammini inediti, a passi concreti.
Cristo è la nostra luce che ci fa sperimentare che noi siamo stati riconciliati con Dio: peccatori ma amati, peccatori ma inviati ad essere segno di Dio nel mondo.
Cristo è la nostra luce che ci rende testimoni coraggiosi della nostra fede, anche quando siamo in minoranza e incompresi.
Cristo è la nostra luce e ci aiuta a scegliere anche quando siamo confusi e impigriti: si può scegliere di pregare, di fare volontariato, di fare compagnia a qualche persona sola, di accompagnare chi è nel lutto…
Cristo è la luce che ci consente di restare in comunione con i nostri fratelli defunti. Non siamo soli: in Cristo – per Grazia – viviamo una comunione incredibile, straordinaria, sbalorditiva. Quella dell’amore che vince la morte.