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Solennità di Tutti i Santi


DIOCESI DI TRIESTE


Solennità di Tutti i Santi


✠ Enrico Trevisi


Cattedrale di San Giusto, 1° novembre 2026



Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,

i Santi sono persone che vivono nell’amore di Dio. Certo sono immersi nel mondo reale… quello che ben conosciamo e che è fatto di invidie e orgoglio, di prepotenza e di violenza, di lussuria e di calunnie, di egoismo e di indifferenza.

I Santi però tengono fisso lo sguardo su Gesù, che ci rivela l’Amore infinito di Dio e affrontano la vita con quell’intensità che li fa liberi dalle seduzioni del male.

Tutti siamo chiamati ad essere santi, ad accogliere la chiamata di Dio a vivere la santità, che vuol dire una vita differente rispetto alle logiche del mondo che ci trascinano in un conflitto permanente con tutti. Vorrei tratteggiare qualche ritratto dei Santi, magari suggestionato da quella chiamata alla santità come emerge dalla vita realtà di oggi, spesso così ammalata di materialismo, di individualismo, di conflittualità, di tristezza.

I Santi sanno vedere l’invisibile che li porta alla meraviglia e alla gratitudine: i loro occhi sono rivolti al cielo ma anche sanno discernere ciò che sta nel profondo del cuore e sanno prendersi cura della loro interiorità, della loro coscienza, del loro rapporto con Dio. Beati i poveri in spirito… Non c’è solo il materiale, le cose, il denaro, i piaceri terreni… tutte cose importanti e da non demonizzare ma che stanno diventando un demonio: cioè stanno ingabbiando le persone dentro le logiche idolatriche per le quali sacrificare se stessi e gli altri per il precario di ciò che è vano, inconsistente. E si rimane nella gabbia delle contese: invidie che falsificano le relazioni, prepotenze che schiacciano, un dominio delle cose che illudono e non danno alcuna felicità. I Santi sono persone libere perché hanno accolto l’amore di Dio, lo riconoscono ovunque: nel cielo come nel mare, nelle persone come nella natura. Un Dio presente sempre e che suscita meraviglia e gratitudine.

I Santi sanno riflettere l’amore di Dio ovunque. Per loro non c’è spazio per l’individualismo che sta inceppando la vita di coppia, le nostre famiglie, la nostra città, il mondo. Dell’altra persona oggi sia ha troppa paura: paura per la sua violenza, per il fatto che è diversa da me, che mi può ingannare, che non la posso controllare a mio piacimento. Cresce il sentimento di avversione e diffidenza. Il Santo non è un ingenuo. Sa della presenza del Male e del Maligno. Ma sa anche esporsi e rischiare nell’amore di Dio. E l’amore di Dio rispetta la libertà dell’altro, anche quando questi sbaglia. Beati i miti, beati i misericordiosi, beati i puri di cuore… Dio ci perdona, Dio ci ama, Dio si dona a noi mentre siamo peccatori; ci dona suo Figlio. Il Santo sa che occorre sempre ripartire da qui: anche quando si tratta di situazioni complesse, come i dissidi di coppia, o come quelle dei carcerati o dei poveri, delle fatiche dei giovani e delle speranze degli ammalati e degli immigrati. Non ci sono soluzioni facili. C’è la strada dell’amare come Cristo ci ha amati, del mettersi in gioco rischiando se stessi. Senza paura. Con coraggio. Fino a diventare segno di contraddizione per chi invece sceglie l’individualismo, il pregiudizio, la retorica e la prassi dello scontro.

I Santi rigenerano continuamente vita scegliendo la via della riconciliazione, dell’ascolto, della mediazione impegnativa per cercare la verità, la giustizia, il bene, la pace che sappiamo essere sempre un po’ oltre a ciò che è acquisito, al consenso fragile che rimane solo una tappa del cammino, non il traguardo. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, beati gli operatori di pace. Non ci si arrende alla logica del vedere l’altro come un nemico: rimane un fratello, anche quando sbaglia, anche quando il coniuge delude e non ci comprende, anche quando un familiare ci lascia soli. E coraggiosamente si resta nell’attesa di un suo ravvedimento: ma nella speranza, nella fiducia offerta, nella mediazione per cui si è disposti anche a generosi segni di apertura nei confronti delle sue paure e dei suoi peccati. L’ascolto è una questione seria, che ci rimette tutti in conversione permanente.

I Santi sanno vivere nella letizia, cioè sono beati/felici. Anche dentro le contraddizioni della vita sanno cogliere che Dio è con loro, che alla fine l’amore di Dio vince. Anche dentro le persecuzioni e le incomprensioni, anche dentro i fallimenti. Beati quelli che sono nel pianto… Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Siamo in un tempo nel quale anche scegliere la via dell’empatia con chi soffre, della carità generosa, della solidarietà e della pace porta ad essere insultati in modo pregiudiziale, come se l’egoismo e la paura fossero le regole generali a cui tutti devono attenersi. Il solo fatto che c’è chi ama e vive la solidarietà diventa indigesto. Il Santo non usa toni violenti e polemici, il Santo resta mite nella carità, coraggioso e forte nelle avversità. Perché sa che poi Dio e il suo amore vincono. E allora i Santi già sono beati-felici, già pregustano l’amore infinito di Dio che si fa toccare, che si fa vedere, che libera dalle tristezze che ammaliano tanti cuori.

Signore abbiamo bisogno di Santi. Lo desideriamo anche per noi e per le nostre famiglie, le nostre città. Signore correggi e converti le nostre chiusure. Desideriamo te e il tuo amore. E ti ringraziamo per tutti i Santi che hai messo sulla nostra strada. Sono una moltitudine enorme di persone (giovani e vecchi, uomini e donne, di ogni lingua e nazione) che nella vita, pur sbagliando, hanno perseverato nella ricerca di te e del tuo amore. E lo hanno reso storia concreta, perdono vissuto, solidarietà effettiva, pace condivisa, letizia possibile anche dentro questa storia.