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Festa di Sant’Antonio di Padova


DIOCESI DI TRIESTE


Festa di Sant'Antonio di Padova


✠ Enrico Trevisi


Sant'Antonio Taumaturgo, 13 giugno 2023



Cari fratelli e sorelle,
Amati fratelli e sorelle: Ljubljeni bratje in sestre
Inviati ad evangelizzare, anche nella precarietà e debolezza di quel che siamo, come singoli e come Chiesa, e chiamati ad essere sale della terra e luce del mondo, nella memoria di Sant’Antonio di Padova raccogliamo due inviti. Il primo è quello di essere evangelizzatori. Il secondo è quello dell’attenzione ai poveri. In questi due versanti Sant’Antonio è un grande maestro. Tanti episodi della sia vita sono leggendari e ispirano anche oggi a nuove attenzioni e a nuove attualizzazioni.

1. L’evangelizzazione. Afferma papa Francesco nella Evangeli gaudium (174): “Tutta l’evangelizzazione è fondata su di essa (la Parola di Dio), ascoltata, meditata, vissuta, celebrata e testimoniata. La Sacra Scrittura è fonte dell’evangelizzazione. Pertanto, bisogna formarsi continuamente all’ascolto della Parola. La Chiesa non evangelizza se non si lascia continuamente evangelizzare. È indispensabile che la Parola di Dio «diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale». [Benedetto XVI, Verbum Domini] La Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nell’Eucaristia, alimenta e rafforza interiormente i cristiani e li rende capaci di un’autentica testimonianza evangelica nella vita quotidiana. Abbiamo ormai superato quella vecchia contrapposizione tra Parola e Sacramento. La Parola proclamata, viva ed efficace, prepara la recezione del Sacramento, e nel Sacramento tale Parola raggiunge la sua massima efficacia”.
Anzi si dice che l’evangelizzazione chiede una familiarità con la Parola di Dio, e dunque che diocesi, parrocchie, aggregazioni cattoliche propongano uno studio serio e perseverante della Bibbia. Come anche una lettura orante e comunitaria (EG 175).
Sant’Antonio lottò contro le eresie, che non sono solo deviazioni dalla autentica dottrina, ma sono una perdita di contatto con il Signore, con il Dio vivo, riducendolo a un qualche aspetto parziale, a una qualche idea distorta, fino a dividere la Chiesa. Sant’Antonio fu un mistico e ci provoca ad incontrare personalmente il Signore, perché questa è la premessa per essere evangelizzatori. Su questo, papa Francesco afferma: “La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere?” (EG 264). Se non sentiamo l’urgenza di evangelizzare significa che non abbiamo capito quanto siamo amati dal Signore e allora abbiamo bisogno di rimetterci in ascolto di Lui, di rimetterci in ginocchio, di rientrare in noi stessi dove Dio ci parla.
Abbiamo bisogno anzitutto di desiderare di essere di nuovo affascinati da Lui.

2. I poveri
Sant’Antonio ci insegna a condividere il pane, ad essere attenti ai poveri, lottò contro le ingiustizie e contro l’usura che portava tante persone ad essere in carcere. L’attenzione ai poveri è una questione che ci interessa tutti, che appartiene a tutti. Nessuna delega ad altri. In Italia ci sono sempre più famiglie e bambini che vivono al di sotto della soglia della povertà. Significa che il sistema va corretto, anche perché ci sono persone che lavorano ma che restano povere, che non riescono a riscattare la propria famiglia dalla povertà.
Afferma ancora papa Francesco:
“Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri, tanto che Egli stesso «si fece povero» (2Cor 8,9). Tutto il cammino della nostra redenzione è segnato dai poveri. Questa salvezza è giunta a noi attraverso il “sì” di una umile ragazza di un piccolo paese sperduto nella periferia di un grande impero. Il Salvatore è nato in un presepe, tra gli animali, come accadeva per i figli dei più poveri; è stato presentato al Tempio con due piccioni, l’offerta di coloro che non potevano permettersi di pagare un agnello (cfr Lc 2,24; Lv 5,7); è cresciuto in una casa di semplici lavoratori e ha lavorato con le sue mani per guadagnarsi il pane. Quando iniziò ad annunciare il Regno, lo seguivano folle di diseredati, e così manifestò quello che Egli stesso aveva detto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; perché mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18).
A quelli che erano gravati dal dolore, oppressi dalla povertà, assicurò che Dio li portava al centro del suo cuore: «Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno di Dio» (Lc 6,20); e con essi si identificò: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare», insegnando che la misericordia verso di loro è la chiave del cielo (cfr Mt 25,35s)” (EG 197).
“la Chiesa ha fatto una opzione per i poveri intesa come una «forma speciale di primazia nell’esercizio della carità cristiana, della quale dà testimonianza tutta la tradizione della Chiesa».[Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis] Questa opzione – insegnava Benedetto XVI – «è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci mediante la sua povertà». (EG 198).

Sant’Antonio ci insegna che l’annuncio del Vangelo e la scelta dei poveri non sono parole, ma fatti, concretezza, scelte di vita. Non possiamo limitarci a documenti o a citazioni. Noi con lui vogliamo essere persone e poi Chiesa che non si limitano a belle parole, ma che – pur con tutti i limiti e le cadute – si impegnano ad annunciare il Vangelo perché lo vivono e lo traducono in stile di vita, in prassi concreta, in esperienze accessibili a tutti. E allora l’annuncio del Vangelo e il prendersi premura per i poveri diventano una sola cosa, un’unica missione. Non può esserci annuncio di Vangelo senza concreta attenzione ai poveri e ai sofferenti.
Chiediamo a Sant’Antonio di riaccendere il nostro fervore per conoscere e amare di più Gesù, e dunque saperlo testimoniare soprattutto nel prenderci cura gli uni degli altri, premurosi verso i fratelli poveri. Ci sono svariate forme di fragilità, ma come sono belle le città che vincono l’egoismo e la malsana sfiducia (EG 210) per saper integrare tutte le persone fragili e afflitte. Che bella Trieste quando sa prendersi cura di chi soffre, di chi è povero. Che Sant’Antonio ci aiuti a saper osare relazioni nuove con chi è solo, con chi è malato, con chi fatica nella vita, con chi viene da terre lontane cercando un po’ di speranza per il proprio futuro.