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In memoria di don Giussani

 
 

DIOCESI DI TRIESTE


IN MEMORIA DI DON GIUSSANI


✠ Giampaolo Crepaldi


Cattedrale di San Giusto, 22 febbraio 2022



Carissimi fratelli e sorelle, cari amici di Comunione e Liberazione!

1.      In questa Santa Eucaristia vogliamo fare grata memoria di due anniversari speciali: il centenario della nascita del Servo di Dio don Luigi Giussani (1922˗2005) e il 40° del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (11 febbraio 1982). Si tratta di due anniversari che richiamano il valore del vostro carisma che il Signore, buono e provvidente, ha suscitato nella Chiesa contemporanea per incrementare la sua spinta missionaria ed evangelizzatrice verso un’umanità a rischio perché sempre più lontana e dimentica del Signore Gesù e del suo Vangelo. Quel carisma è stato apprezzato da tutti i Papi che, ripetutamente e convintamente, hanno espresso il loro appoggio e il loro sostegno. Nel 2002, san Giovanni Paolo II scrisse a don Giussani: “Il cristianesimo, prima di essere un insieme di dottrine o una regola per la salvezza, è l’avvenimento di un incontro. È questa l’intuizione e l’esperienza che Ella ha trasmesso in questi anni a tante persone che hanno aderito al movimento”. (Lettera a don Luigi Giussani, 11 febbraio 2002). Nel 2007, Benedetto XVI ricordò don Giussani con queste parole: “…s’impegnò a ridestare nei giovani l’amore verso Cristo Via, Verità e Vita, ripetendo che solo Lui è la strada verso la realizzazione dei desideri più profondi del cuore dell’uomo, e che Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa” (Udienza al movimento di CL, Piazza San Pietro, 24 marzo 2007). Nel 2015, papa Francesco affermò: “Voi sapete quanto importante fosse per Don Giussani l’esperienza dell’incontro: incontro non con un’idea, ma con una Persona, con Gesù Cristo. (…) Così, centrati in Cristo e nel Vangelo, voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa in uscita” (Udienza al movimento di CL, Piazza San Pietro, 7 marzo 2015).

2.         Carissimi fratelli e sorelle, cari amici di Comunione e Liberazione, il vostro carisma – come dono spirituale e come missione – è quello dell’incontro: con Cristo e, in Cristo, con le persone, sicuri che in quell’avvenimento uno si libera, si realizza, salva la propria umanità. D’altronde, tutti i Vangeli possono essere letti come un mirabile resoconto di incontri; l’incontro di Gesù con i primi discepoli curiosi di sapere dove abitava (Gv 1,35ss); l’incontro con Matteo che lascia tutto per seguirlo (Mt 9,9-13); l’incontro con la Samaritana accanto al pozzo (Gv 4,4ss); l’incontro con il giovane ricco, che rifiuta l’invito e se ne va triste (Mt 19,16-22). Poi gli incontri di Gesù dopo la sua risurrezione: con la Maddalena (Gv 20,11-18), con i discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), con i Dodici (Lc 35,36-49; Gv 20,19-29; 21,1-14); alcuni anni dopo con Paolo, in cammino verso Damasco (At 9,1-18). Sono incontri inattesi, frutto dell’iniziativa di Gesù stesso, che trasformano la mente e il cuore dei discepoli: pensate ai discepoli di Emmaus che scoprono un nuovo modo di leggere gli eventi della passione e il loro cuore brucia; alla Samaritana accanto al pozzo che scopre una sete di verità e di vita che non conosceva; a Paolo che riconosce che ciò che per lui era più importante era diventato spazzatura (cf Fil 3,5-12). L’incontro poi si traduce in scelta di amicizia, di sequela, di essere con lui, di condividere la sua vita, di collaborare alla sua missione (cf Mc 3,13-15), con una disponibilità totale: “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita” (Gv 6,66-69). Chiediamoci: nell’attuale, sofferta e complicata stagione ecclesiale, ha ancora senso il vostro carisma? Io credo proprio di sì. Ritengo anzi che la chiave di volta per ridare credibilità e attrazione alla vicenda cristiana nel distratto e indifferente contesto socio-culturale in cui siamo immersi sia fare dell’incontro con Gesù il motore delle scelte personali ed ecclesiali, ispiratore di una nuova voglia di vita, vissuta secondo il modello proposto dal Vangelo. In fin dei conti, in mezzo alle assillanti problematiche che ci fanno sentire, ogni giorno di più, fragili e impauriti, Cristo resta il centro al quale tutto tende prima di lui e dal quale tutto dipende dopo di lui. “Alfa e Omega” della storia (Ap 21,6), il Risorto assicura che non solo egli riunisce in sé il principio alla fine, ma è lui stesso il principio e la fine, l’autore della creazione e della consumazione. Affidiamoci alla Mater Dei, pregandola di accompagnare le nostre esistenze all'incontro beatificante con il Figlio, “Alfa e Omega” della storia, “Alfa e Omega” delle nostre vite.