DIOCESI DI TRIESTE
Veglia pasquale
✠ Enrico Trevisi
Cattedrale di San Giusto, 4 aprile 2026
Cari fratelli e sorelle, dragi bratje in sestre,
la storia e la vita sono un susseguirsi di tappe importanti. La Parola di Dio è illuminante.
Esse ci dicono che apparteniamo ad una storia di salvezza, ad un popolo che è destinatario della premura di Dio. Una storia che ha senso: Dio è il Creatore e ci ha voluti per entrare in relazione con Lui. Questa creazione talvolta viene studiata solo per spremerla, per sfruttarla, per usarla per farne profitto. Talvolta essa ci appare matrigna, se pensiamo alle tante catastrofi naturali. E invece possiamo coglierla come un dono che innesca la nostra responsabilità: è la nostra libertà usata male che corrompe il mondo intero… che ci è dato ma perché con meraviglia e intelligenza, con laboriosità e pazienza, noi stessi divenissimo cooperatori di Dio.
A partire dalla creazione sempre l’umanità è stata chiamata a corrispondere ai doni di Dio, ma sempre la risposta umana – lo abbiamo sentito – è stata ambivalente. Santi e peccatori. Capaci di ascoltare Dio e accogliere la sua Parola e la sua Grazia ma anche capaci presto di dimenticare e scordare la sua opera di salvezza.
Questa ambivalenza accompagna Adamo ed Eva, Mosè ed Aronne, Abramo e la sua discendenza. Dio ha continuato a mandare profeti e a richiamarci alla sua alleanza e ad operare meraviglie. Ma la ribellione, l’indifferenza, l’idolatria ci hanno sempre caratterizzato. Fino a quando in Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio si è portato a compimento il mistero di salvezza: l’irrevocabile decisione di Dio che ci ha dato suo Figlio sulla Croce.
Per il battesimo noi siamo inseriti in questa storia di amore. Siamo nei pensieri di Dio, siamo nel cuore di Dio: per noi si è dato nel suo Figlio Crocifisso e Risorto; e per mezzo dello Spirito ci immette nella vita divina: ora, in questa nostra storia ambivalente e confusa, contraddittoria e malata. Ci è dato lo Spirito perché comprendiamo che la nostra vita è benedetta e non va sciupata.
Il battesimo è un dono e una scelta. Un dono, non solo quando lo si riceve da piccoli, ma perché in sé, essenzialmente, è grazia immeritata: siamo fatti di stirpe divina, siamo ricondotti al disegno di Dio che ci ri-genera per una vita divina, sulle orme del Figlio che disvela l’autentico progetto del Padre. È dono di grazia, è l’essere riscattati. Come abbiamo cantato nel preconio pasquale:
Questa è la notte in cui hai liberato i figli d’Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell’Egitto, e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.
Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all’amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Ma poi siamo ricondotti alla nostra storia personale: in essa ciascuno è chiamato a dare la sua accoglienza alla Grazia, a dare il suo assenso all’Amore di Dio, che rimane sempre a disposizione… ma che possiamo respingerlo, con i nostri peccati. Ogni giorno il battesimo ci richiama alla nostra scelta di sequela, di incontro con il Risorto, di accoglienza della sua misericordia. Siamo chiamati a tenere le lampade accese e a maggior ragione perché ci sono le tenebre che sembrano prevalere. Chiamati a vegliare per riconoscere il Signore che viene, che si fa presente. Abbiamo la Parola che è luce, abbiamo lo Spirito Santo che sempre ci accompagna: ma a ciascuno spetta che nella propria libertà ci si lasci abbracciare dalla misericordia di Dio. Come il Figliol prodigo e la pecorella smarrita. Come Pietro che dopo aver rinnegato si sente ancora avvolto dalla fiducia del Risorto.
Il battesimo è un sacramento che richiede che ogni giorno e tante volte al giorno noi restiamo vigili e attenti ad accogliere il Dio che ci parla, il Dio che ci guida, il Dio che ci salva.
Aiutiamoci a tener viva questa tensione di risposta all’amore di Dio. Un rispondere all’amore di Dio che deve essere frequente nelle nostre giornate così da accompagnare ogni battito del cuore, ogni pensiero della mente, ogni desiderio con cui speriamo il futuro.
In questa luminosa liturgia ci sono parole che evocano una vita impegnata ma meravigliosa. Una vita di grazia e un continuo rendimento di grazie. Concludo riprendendo alcune di queste espressioni.
- la Chiesa invita i suoi figli sparsi nel mondo a raccogliersi per vegliare e pregare
- accendi in noi il desiderio del cielo, perché, rinnovati nello spirito, possiamo giungere alla festa dello splendore eterno
- La luce di Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito
- Cristo luce del mondo
- Gioisca la terra inondata da così grande splendore
- invocate con me la misericordia di Dio onnipotente
- Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro
- Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti.
- O immensità del tuo amore per noi!
- So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto.