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Ordinazione diaconale di Henri Godonou


DIOCESI DI TRIESTE


Ordinazione diaconale di Henri Godonou


✠ Enrico Trevisi


Sant'Antonio Taumaturgo, 29 ottobre 2023



Cari fratelli e sorelle,
Amati fratelli e sorelle: Ljubljeni bratje in sestre
Henri presentandosi ci ha raccontato che da bambino ha avuto il desiderio di farsi prete, un’intuizione che poi negli anni si è persa. Ma poi mentre era un giovane già con una sua professione che dava sicurezza (lavorare per una compagnia di assicurazione) Dio bussa ancora al suo cuore. Fa esperienze che lo portano a sentire fame e sete di Dio.
Oggi, insieme ad Henri, voglio augurarvi, augurare a ciascuno, di avere fame e sete di Dio. Se non si ha fame e sete di Dio allora vuol dire che si ritiene di poter affrontare la vita da soli, senza Dio, soli, gli uni senza gli altri, magari gli uni contro gli altri. Avere fame e sete di Dio: e in questa prospettiva avere il coraggio di affrontare gli ostacoli, le prove, le incomprensioni che possono esserci ma restare attaccati alla fonte che sa dissetare, a quel pane che sa saziare: il Signore Gesù.
Possiamo prendere tante strade: io vi auguro di guardare a Maria e di imparare da Lei a come procurarci ciò che sazia il nostro desiderio di vita e di amore, restare con Lei in ascolto della Parola che ci è rivolta. Anche a te Henri raccomando di restare in perenne ascolto di Dio che ti parla con le Scritture, che ti chiede docilità come Maria, prontezza e audacia nella risposta. Il tuo primo impegno sarà la preghiera, la perseveranza nella preghiera.
E ci sono risposte che ci accomunano, che riguardano tutti, che ci devono vedere tutti pronti e disponibili. Il Vangelo oggi ci porta a meditare sul più grande di tutti i comandamenti: amare Dio con tutto il cuore, l’anima e la mente e amare il prossimo come noi stessi (Mt 22,34-40). Ma non si tratta di un comandamento gravoso che si aggiunge a tutti gli altri precetti della Legge. Leggi gravose, che talvolta ci scoraggiano: ci ho provato… ma non sono riuscito. Piuttosto ne è il senso profondo: poiché io sono amato da Dio in un modo inaudito: un Padre che mi ha tanto amato da darmi il suo Figlio e per mezzo dello Spirito mi conforma al suo Figlio. Non posso che amare Lui con tutto me stesso e amare il prossimo con quello stesso amore con cui io sono amato da Dio.
E qui ci sta l’originalità di ciascuno. Trovare il proprio modo originale, la propria forma di vita, per rispondere all’amore di Dio. Cogliere questa forma come una sua chiamata, come un’esigenza a cui non posso sottrarmi.
Henri ha colto la chiamata a diventare prete-presbitero, ma la Chiesa gli ha detto: guarda che il prete anzitutto rimane un diacono, cioè un servo. Per tutta la vita, consacrato per essere servo. Non puoi aspirare a diventare prete-pastore della comunità (sul modello di Cristo buon pastore) se prima non accetti di farti servo, non ti eserciti a vivere da servo.
Ma chi potrebbe presumere di essere capace sempre di vivere da servo? Purtroppo il mondo è pieno di persone che partono con buone intenzioni di servizio e si mettono in politica o nella chiesa e poi scadono in una bieca ricerca di potere, di successo, di carriera, di dominio, con prevaricazioni sui più deboli. Anche gli apostoli, ci mostrano i Vangeli, scadono in questa deriva.
Henri ricordati che prima di essere prete, per sempre resti diacono, servo di Dio e dei suoi amati figli, spesso sofferenti, spesso assetati e affamati sia di acqua che di pane, ma anche di vita spirituale, di Dio. Vieni da un continente dove ci sono tante ingiustizie e povertà, ma anche fame di Dio. Ricordati dei poveri: sia di quelli che hanno bisogno del pane come di quelli che hanno bisogno di Dio.
Come custodire questo autentico spirito di servizio? Facendo come Maria: cioè mantenendolo ancorato all’amore. Il servizio del diacono è espressione del tuo amore di risposta all’amore di Dio che tu hai scoperto per te. Tu hai faticato, attraversato i mari, le comunità, i Paesi, gli anni, le comunità e hai perseverato in questo amoree. E allora se il servizio sarà ancorato all’amore, sarà un’esigenza il servizio, come quello di una madre e di un padre verso i figli. Un servizio che promuove l’altro, non che lo mantiene in una dipendenza e sudditanza strumentalizzandolo per la propria gratificazione. Esattamente come un padre e una madre che vogliono la crescita e la responsabilizzazione dei figli.
Qualche ultimo consiglio per vivere il servizio in modo autentico:
  • Tieni sempre unito l’ascolto della Parola di Dio e il servizio, per imparare costantemente da Gesù che è venuto per servire, non per farsi servire (come nella liturgia dell’ordinazione sempre ritorna come riferimento). E allora rimani sempre in contemplazione della Parola, di Gesù. Guarda sempre a Lui.
  • Custodisci sempre il tempo per un servizio in comunità, e non da solo: certo che da soli si possono fare tante cose belle. Ma noi nella Chiesa, insieme, in comunione. Nella chiesa e non come il solitario che deve emergere sopra gli altri.
  • Anche nel servizio in cui ci si sporca le mani, trova l’occasione per testimoniare che sempre abbiamo bisogno di un altro servizio: essere saziati della nostra fame di Dio, perché bisognosi di Lui e del suo amore. Certo dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, ma poi sempre accompagnare chi cerca Dio, chi non si accontenta delle cose ma cerca altro, l’infinito dell’amore di Dio.
Termino con stralci di quella lettera che ho inviato ai giovani diaconi e giovani preti. Ma è un monito a tutti non sottrarsi al servizio vero, e non ridurci alla retorica dell’amore e del servizio.
Carissimi giovani preti e giovani diaconi di Trieste,
proveniamo da 18 nazionalità diverse, e dalle più diverse regioni d’Italia. Siamo grati per l’ospitalità che questa Chiesa di Trieste ci ha offerto: in essa viviamo la nostra fede, celebriamo l’amore del Signore, riconoscenti cerchiamo ogni giorno di annunciare il Vangelo.
In questo tempo per un versante tragico (per le atroci guerre e per la disperazione di tanta gente che scappa dal proprio Paese) e per un versante di meravigliosa bellezza (siamo immessi in un progetto divino che ci fa fratelli perché figli amati dello stesso Padre) chiedo anche a voi la generosa disponibilità verso gli ultimi. La varietà delle nostre lingue e provenienze può essere un valore aggiunto.
In questi giorni cresce la preoccupazione per i migranti che transitano da Trieste e si fermano (anche solo una notte) nei pressi della stazione: stiamo aprendo un rifugio notturno per un riparo dal freddo e un pasto caldo.
Servono dei volontari per la notte. Comprendo che noi non abbiamo la vocazione a fare le guardie notturne e nemmeno gli assistenti sociali. Ma ci siamo riconosciuti chiamati a vigilare e ad amare, con la larghezza del Cuore di Cristo. Abbiamo la grazia di essere come i pastori che nella notte sono i primi destinatari di quell’annuncio strepitoso: il Figlio di Dio, povero e profugo, è in una grotta.
Come siamo stati generosamente accolti da questa Chiesa, pur con i nostri limiti e fragilità, ti invito se appena è possibile a metterti nei turni per offrire ospitalità a gente sfortunata che passa per la nostra terra e fugge disperata spesso da guerre e da inaudite ingiustizie (spesso dall'Afghanistan, dalla Siria e da altri Paesi dove soprattutto le minoranze sono perseguitate). Sarà anche bello – almeno per una notte – condividere con i laici non solo la fatica ma anche la passione del vivere il Vangelo tra i poveri che ci passano accanto.
Vi ringrazio. Se ho osato questa richiesta è perché vi stimo e conosco il vostro desiderio di vivere il Vangelo fermandovi accanto a chi sta male e ha freddo.